Fixed Income: navigare nella volatilità in un contesto geopolitico complesso

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Un gruppo di cinque relatori siede sul palco di fronte a un pubblico, discutendo un argomento sul reddito fisso visualizzato su uno schermo alle loro spalle con foto e nomi dei partecipanti a una conferenza professionale.

Il mercato si sta trasformando e il mondo delle obbligazioni attira sempre più investitori. A che punto si trova questo settore? Ne abbiamo parlato al terzo forum Fixed Income

Indice

Il terzo forum di We Wealth sul fixed income si è svolto in un momento cruciale per i mercati obbligazionari, segnato da una crescente incertezza geopolitica e da pressioni economiche globali. Con un focus sulle strategie per bilanciare rischio e rendimento, l’evento ha visto la partecipazione di esperti del settore, che hanno esplorato le sfide del debito pubblico, l’evoluzione dei mercati valutari e le opportunità nel credito.

Le luci e le ombre del debito statunitense: un nuovo paradosso

Adriano Nelli, Head of Italy di Pimco, ha iniziato con una panoramica sui rendimenti iniziali interessanti, che stanno giocando a favore degli investitori obbligazionari. Negli ultimi due anni, diversi segmenti del reddito fisso sono tornati a generare valore, ma Nelli ha anche evidenziato le ombre che incombono sul debito americano, sollevando dubbi sulla sostenibilità di un disavanzo fiscale sempre più preoccupante.

Nonostante ciò, il mercato americano, con i suoi 29.000 miliardi di dollari, rimane insostituibile in termini di profondità e liquidità. Tuttavia, l’accumulo di oro da parte delle banche centrali (36.000 tonnellate, vicino al record storico) potrebbe riflettere una crescente sfiducia nei confronti degli Stati Uniti.

Ad impattare direttamente sul mercato americano dei bond, secondo Alessandro Aspesi, Head of Italy di PGIM Investments, è il cambiamento significativo nella composizione dei detentori di T-bond americani dal 2022. La Cina e il Giappone stanno riducendo i loro investimenti, mentre gli “household”, ovvero hedge fund e investitori retail, stanno assumendo un ruolo crescente. Questo cambiamento sta rendendo il mercato più volatile, poiché questi investitori tendono ad essere più sensibili ai prezzi e meno pazienti rispetto ai tradizionali acquirenti istituzionali. Quello che il mercato si trova davanti è un vero e proprio cambiamento strutturale, che avrà un impatto a lungo termine.

Usa vs resto del mondo: l’ascesa del credito europeo e del debito emergente

Laura Nateri, Country head di Lazard Asset Management, ha discusso il differenziale tra i rendimenti dei titoli di stato europei e americani, che oggi si attestano su circa due punti percentuali. La sua preferenza per l’Europa si fonda sulla maggiore prevedibilità della Banca centrale europea, sull’eliminazione del rischio cambio per gli investitori europei e sulla diversificazione intrinseca del mercato europeo. Nonostante i rendimenti attraenti degli Stati Uniti, l’Europa offre maggiori opportunità nel mercato del credito, dove la gestione attiva è fondamentale. In particolare, le “periferie” europee, come Italia, Spagna e Grecia, sono state identificate come aree vincenti nel mercato obbligazionario in questa fase.

Un’altra classe da guardare è quella del debito emergente, che però è molto eterogenea, con ampie differenze tra i vari paesi. Al riguardo, Aspesi ha enfatizzato l’importanza della diversificazione, puntando su paesi solidi e su situazioni di trasformazione. Il debito emergente, supportato da un dollaro debole, offre un’opportunità interessante per gli investitori che cercano di ottenere “alpha” in contesti di crescita moderata. Tuttavia, i rischi politici e il rischio di credito sono fattori da considerare con attenzione.

Dinamiche valutarie: l’indebolimento del dollaro

Da inizio anno, il dollaro ha perso quasi il 10% rispetto all’euro, riportandolo ad un livello che non si vedeva da anni. La “disaffezione” al dollaro, secondo Massimo Mazzini, Responsabile Marketing e Sviluppo Commerciale di Eurizon, è legata sia all’incertezza delle politiche economiche dell’amministrazione Trump, sia a fondamentali che favoriscono l’euro. Con una Banca centrale europea che si avvicina alla fine del ciclo di allentamento e la Fed che potrebbe iniziare a ridurre i tassi, l’euro sembra essere in una posizione favorevole. Mazzini ha osservato che i flussi di riallocazione dal dollaro verso l’euro e i mercati emergenti sono un trend destinato a proseguire, con Eurizon che ha già ridotto significativamente le posizioni in dollari.

Strategia di rendimento: tra la gestione attiva e opportunità di nicchia

In un contesto di volatilità dei tassi, la gestione attiva della duration diventa cruciale. Ricordando il 2022 come esempio di come una gestione errata della duration possa portare a rendimenti negativi, Nateri ha evidenziato come una gestione dinamica del rischio tassi possa invece rappresentare una fonte di alfa significativa. La capacità di essere “agili e reattivi” si è rivelata fondamentale per i gestori di portafoglio.

Ma non è solo una questione di duration o di cercare opportunità fuori dai classici confini statunitensi, ad offrire opportunità interessanti, sono anche settori spesso non considerati, come il credito corporate, con spread vicini ai minimi storici ma rendimenti ancora interessanti. Le “dispersioni” tra aziende e settori offrono ampie opportunità per la gestione attiva, mentre il debito strutturato, in particolare i CLO (Collateralized Loan Obligations), può offrire rendimenti elevati e stabilità in un contesto di incertezze economiche. Mazzini ha aggiunto che la view positiva sull’Italia e i periferici, come Spagna e Grecia, rimane valida, in quanto questi mercati offrono una protezione significativa per gli investitori.

Rischi sottovalutati: la minaccia alla Fed e i dubbi sul corporate lending

Infine, nonostante il mercato obbligazionario sembri trovarsi in un’ottima posizione, Nelli ha identificato due rischi sottovalutati nel mercato obbligazionario: l’indipendenza della Federal Reserve e il crescente rischio nel settore del corporate lending, specialmente per le medie imprese. L’indipendenza della Fed potrebbe essere messa a repentaglio da influenze politiche, mentre il boom del corporate lending degli ultimi anni potrebbe esporre gli investitori a rischi di deterioramento dei bilanci aziendali. Nelli ha preferito concentrarsi sull’asset-based finance, una forma di prestito più resiliente, in quanto garantita da asset tangibili.

L’importanza della gestione attiva e della diversificazione

In sintesi, la tavola rotonda ha messo in luce come la gestione attiva e la diversificazione siano le chiavi per navigare un periodo di volatilità crescente nei mercati obbligazionari. Con tassi in continua evoluzione, rischi geopolitici e incertezze economiche globali, l’abilità di adattare i portafogli in modo dinamico e flessibile sarà essenziale per chi vuole bilanciare rischio e rendimento. Se da un lato i rendimenti sono tornati ad essere interessanti, dall’altro gli investitori dovranno essere pronti a reagire rapidamente per proteggere i propri portafogli e cogliere le opportunità che si presentano.

di Matilde Sperlinga

Giornalista, in We Wealth si occupa di mercati, con un focus su geopolitica e venture capital. Laureata in Scienze Politiche e Filosofia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.

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