Banche, nel 2025 non ci saranno extraprofitti tassabili sui margini

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Il duello Giorgetti–Tajani sugli extraprofitti bancari nasconde un cambiamento: nel 2025 i record di utile non derivano più dai tassi – ed è una distizione che pesa.

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Il settore bancario italiano continua a macinare utili record e, all’interno del governo, coesistono ancora due anime irrisolte: una favorevole a esborsi fiscali straordinari da parte delle istituzioni finanziarie e un’altra apertamente contraria. Da una parte la Lega, dall’altra Forza Italia. Ma sullo sfondo ci sono anche ‘extraprofitti’ di natura molto diversa da quelli del bienno 2023-2024.

L’ultimo botta e risposta è arrivato dal meeting di Rimini del 23 agosto, con una frecciata del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti: “Il lavoro del governo si è tradotto diciamo così in elementi misurabili: il calo dello spread, la vicenda dei rating internazionali del Paese. Certo questo ha prodotto risultati positivi sia per le imprese e anche per le istituzioni finanziarie… ogni tanto io mi diverto a dare questo piccolo pizzicotto anche alle banche, che di riflesso mutuano condizioni più favorevoli. Ma tutto questo alla fine deve tradursi in benefici concreti alle famiglie”.

La risposta non si è fatta attendere da parte del ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha ripreso il termine “pizzicotto” come riferimento all’imposta sugli extraprofitti cui Forza Italia si era già opposta ai tempi del decreto asset: “Non credo che serva a dare pizzicotti alle banche, serve parlare con le banche, perché in un Paese come il nostro che è la seconda potenza industriale europea ed è la quarta o la quinta potenza commerciale mondiale non può fare a meno di un sistema bancario. Detto questo, le banche devono pagare le tasse come tutti gli altri. Sono contrario al principio di extra profitti, perché non so che cos’è l’extra profitto: so che cos’è il profitto, ed è giusto tassare il profitto”.

Il precedente del decreto Asset

A definire cosa fosse un “extraprofitto” era stato lo stesso governo nel decreto Asset (n. 104/2023). La base dell’imposta era costituita dai margini d’interesse, ossia la differenza fra i costi di raccolta e gli interessi percepiti sulle attività di credito — divario ampliato dall’aumento dei tassi Bce. In particolare, ogni incremento superiore al 10% del margine rispetto all’esercizio fiscale precedente sarebbe stato tassato del 40%.

Condizionale d’obbligo: la norma è stata poi modificata, consentendo alle banche di accantonare la medesima imposta sotto forma di capitale, anziché versarla nelle casse dello Stato. Per i critici, una vera e propria retromarcia.

Ma l’aspetto cruciale oggi è che nel 2025 l’extraprofitto sul margine d’interesse, per come era stato definito nel decreto, sarà probabilmente molto ridotto o assente rispetto al 2024, quando il rialzo dei tassi Bce aveva gonfiato gli utili in modo straordinario.

Profitti record, ma per altre vie

Nella prima parte del 2025, infatti, i nuovi record di utile non sono stati guidati dal margine d’interesse. Con i tassi Bce in discesa costante fino a giugno, questa voce ha rallentato. Scope Ratings calcola che, nel secondo trimestre del 2025, le maggiori otto banche italiane abbiano registrato complessivamente un calo annuo del margine d’interesse del 4,5%.

A crescere, invece, sono state le commissioni, aumentate del 2,7% su base annua nello stesso trimestre. Qui il terreno diventa più scivoloso: i profitti legati ai tassi Bce potevano essere interpretati come un effetto connaturato al sistema di trasmissione della politica monetaria; le commissioni, invece, sono “farina del sacco” delle banche, il risultato delle loro abilità commerciali e della disponibilità dei clienti a pagare per determinati servizi.

Se il governo dovesse decidere di introdurre una nuova imposta straordinaria per redistribuire parte dei benefici “alle famiglie”, come si potrebbe immaginare dalle parole di Giorgetti, la base imponibile non potrebbe più basarsi sul margine d’interesse. Ma costruire un prelievo su utili determinati (anche) dalle attività commissionali rischierebbe di essere ancora più controverso.

Domande frequenti su Banche, nel 2025 non ci saranno extraprofitti tassabili sui margini

Quali sono i principali aspetti da considerare quando si investe in Banche, nel 2025 non ci saranno extraprofitti tassabili sui margini?

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Come posso iniziare a investire in Banche, nel 2025 non ci saranno extraprofitti tassabili sui margini con un capitale limitato?

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Quali sono le prospettive future per Banche, nel 2025 non ci saranno extraprofitti tassabili sui margini?

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FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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