Per Satispay il circuito di pagamenti non basta più e, con i nuovi servizi di cui si arricchisce, la fintech italiana assume sempre più i tratti di una neobank: da una parte l’ampliamento degli investimenti finanziari disponibili all’interno della piattaforma, dall’altra l’introduzione di nuove carte di debito pensate soprattutto per chi viaggia all’estero.
La nuova piattaforma finanziaria Satispay consentirà ai clienti di investire direttamente in azioni ed Etf, che si affiancheranno al Salvadanaio Remunerato e ai fondi già disponibili. Il catalogo comprende oltre 1.000 strumenti tra azioni ed Etf, inclusi gli Etf dei principali provider e oltre 800 azioni europee e globali tra le più scambiate; le transazioni costeranno 0,89 euro fissi, mentre i piani di acquisto ricorrenti saranno gratuiti solo per gli Etf Vanguard, partner dell’iniziativa.
Satispay parte da “centinaia di milioni” già investiti e da oltre 600 milioni di euro di depositi presenti sulla piattaforma. L’obiettivo indicato da Dalmasso è superare il miliardo di euro investito entro 18-24 mesi, facendo leva sull’aumento atteso dei depositi dopo l’introduzione di IBAN e carte e sulla conversione di una parte di quella liquidità in piani di investimento ricorrenti. Satispay non prevede di integrare servizi di consulenza o robo advisory nel servizio.
Per quanto riguarda le carte di debito, Satispay ha lanciato tre nuovi piani di sottoscrizione, da 3,99 euro, 9,99 euro e 39,99 euro al mese, che prevedono assicurazioni e benefici per chi viaggia. Il partner, in questo caso, è Mastercard. Un’alleanza che, in qualche modo, sembra segnare il superamento della contrapposizione originaria fra Satispay e i circuiti di pagamento tradizionali, gli stessi che, all’inizio, Satispay aveva sfidato riconoscendo condizioni più economiche agli esercenti. La possibilità che la carta di debito Mastercard possa cannibalizzare l’utilizzo del circuito Satispay non sembra impensierire più di tanto i fondatori, dal momento che gli utenti abituali di Satispay di norma hanno già a disposizione altre carte di pagamento.
Satispay cambia pelle
Il cambio di strategia verso i servizi bancari sembra partire da una considerazione quasi storica: in un mondo in cui l’esperienza di pagamento è sempre più fluida, sono venute meno alcune delle frizioni che rappresentavano la missione iniziale di Satispay. “Sembra un’epoca fa: era il 2013, quando abbiamo fondato Satispay, e non era così banale pagare un caffè al mattino senza contanti”, ha detto Dalmasso. “Oggi le carte sono diventate qualcosa di sempre più parte della quotidianità. Per questo integriamo i nostri circuiti, per dare un servizio sempre migliore”.
Arricchendo l’offerta di carte di debito a zero commissioni sulle transazioni in valuta straniera e di una piattaforma sempre più completa per trasformare il risparmio in investimento, Satispay sta di fatto avvicinando il suo modello a quello di una challenger bank come Revolut: realtà che hanno dimostrato di poter raggiungere il break even e conquistare sempre più clienti alle banche tradizionali. Ma in questo caso la base di partenza è diversa. Se per Revolut sono state proprio le carte di debito, i cambi e i viaggiatori internazionali il trampolino, per Satispay la base si è costruita attorno al circuito proprietario radicato nei pagamenti quotidiani, nei bar, nei piccoli esercenti, nei buoni pasto e nel welfare. È da lì che parte la risalita nella catena del valore, portando gli utenti verso IBAN, carte, investimenti e servizi bancari.
“Nel prossimo anno e mezzo, fino a fine 2027, le principali fonti di ricavo deriveranno ancora dal network di pagamento Satispay”, ha anticipato il ceo. “I servizi più vicini al mondo bancario, emissione di carte e depositi, potranno avvicinarsi a un 25-30% del nostro gross profit, immagino dalla fine del 2028”. Guardando ancora più in avanti, Satispay punta a raggiungere circa 1 miliardo di fatturato verso il 2030, un traguardo che, per Dalmasso, rappresenterebbe la scala utile per una quotazione in Borsa.
Il paragone diretto con Revolut non viene particolarmente temuto (“in Italia noi abbiamo più utenti”), anche perché sul terreno finanziario non è detto che ci sia spazio per una sola posizione dominante: “Non crediamo che l’industria dei servizi finanziari sia come quella dell’online search, dove c’è il winner takes all e un attore diventa monopolista. Crediamo che ci sia spazio per tre, quattro, cinque fintech player. Vediamo che il mondo dei servizi bancari e finanziari, tra 15 anni, avrà come leader di mercato sicuramente dei fintech player a livello europeo. C’è spazio per una decina di grandi campioni tecnologici dei servizi finanziari”. Satispay si candida a essere uno di questi.
La roadmap finanziaria
Sul piano finanziario, la nuova fase di Satispay poggia anche sull’aumento di capitale “fino a 120 milioni di euro” annunciato nelle scorse settimane, già sottoscritto dai principali investitori. L’operazione, ha spiegato Alberto Dalmasso, “si chiuderà sicuramente entro fine anno”, mentre “le discussioni con gli investitori follower avverranno soprattutto nell’arco dell’estate”. Il round resta aperto anche per ragioni industriali: “In parallelo con il team di acquisizioni stiamo guardando molte realtà, una ventina, che potrebbero essere ottimi target per noi e vogliamo dimensionare l’aumento di capitale in base ai target che troviamo”.
Non è detto che questa sarà l’ultima iniezione di capitale: “Si può sempre avere più benzina per andare più forte, quindi no, non voglio dire che sarà l’ultimo aumento”. Il traguardo della sostenibilità economica resta però fissato più avanti: Satispay punta a “continuare a crescere oltre il 75% anno su anno” e ad “arrivare a break even, nonostante i forti investimenti recenti, verso la fine del 2027”.
Stablecoin, concorrente o alleato sui pagamenti?
Le criptovalute, per il momento, non rientreranno nel catalogo degli strumenti investibili su Satispay, né direttamente né sotto forma di Etp, anche se il progetto è di renderle disponibili in un secondo momento. Uno degli sviluppi futuri che sembra avvicinare una parte del mondo bancario ai pagamenti innovativi è il progetto Qivalis, che vede riunite sotto un consorzio decine di banche europee, fra cui UniCredit, Intesa, Sella e Bper. In un certo senso, mentre Satispay muove sempre di più verso i servizi bancari classici, le banche si spostano verso i pagamenti innovativi.
“Credo che le stablecoin abbiano un utilizzo davvero chiaro, semplice e utile nei money transfer. Persone che vivono in Europa o negli Stati Uniti e trasferiscono denaro alle proprie famiglie, se lo fanno con stablecoin, hanno costi molto più bassi. Le stablecoin sono sicuramente un’alternativa migliore”, ha commentato Dalmasso. “È un peccato che, di fatto, questo avvenga soprattutto in dollari. La normativa europea MiCAr ha, a mio avviso, eccessi di complessità. Secondo me il regolatore europeo deve capire che, in un contesto in cui le stablecoin in dollari stanno crescendo, anche perché c’è una diversificazione dal dollaro, l’Europa dovrebbe essere più coraggiosa e spingere di più le stablecoin. Se ci saranno più stablecoin denominate in euro, l’euro avrà un ruolo più centrale in un’economia globale di interscambi”.
Interrogato sulla possibile concorrenza futura delle stablecoin ai pagamenti Satispay, Dalmasso ha sottolineato come, in qualità di servizio per i pagamenti di tutti i giorni, la sovrapposizione sia limitata. “Crediamo nella tecnologizzazione degli asset, che possa essere il futuro di una finanza che lavora 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, non solo negli orari di regolamento. Stablecoin, crypto e blockchain vanno in quella direzione. Un passo dopo l’altro cercheremo anche di lavorare in quel contesto, abbracciandolo, servendolo e rendendolo disponibile. Crediamo che debbano diventare, nel giro di pochi anni, parte di un’offerta bancaria completa”.

