Fra le pieghe della trimestrale di Poste Italiane, e delle parole in conference call dell’ad Matteo Del Fante, si è delineata la strategia sulla fetta più redditizia del gruppo: quella assicurativa. Le polizze Vita rappresentano la parte del leone sulla raccolta, ma i dati comunicati agli analisti confermano lo spostamento del portafoglio dalle Ramo I a capitale garantito verso multiramo e unit linked. Tanto che queste ultime rappresentano ormai il 70% delle nuove polizze sottoscritte.
Non sembra essere uno spostamento casuale. “La nostra offerta di consulenza, sviluppata nel contesto del nuovo modello di servizio commerciale, sta portando a un riequilibrio proattivo dei portafogli dei clienti, con un tasso di riscatto dell’8,3% nel trimestre, di cui oltre il 50% è stato reinvestito in nuovi prodotti Vita e previdenziali”.
Nel corso della chiamata gli analisti hanno sollevato il dubbio che dietro questa transizione possa esserci l’esigenza di ridurre l’assorbimento di capitale (più alto per le gestioni separate). Ma, ha spiegato Del Fante, solo in minima parte la scelta è legata al capitale: in un contesto di tassi decrescenti, le polizze “di mercato” possono offrire performance migliori agli investitori rispetto alle gestioni separate.
Facendo due conti, almeno nell’ultimo anno, non è però evidente che l’attuale offerta di Ramo I sia così penalizzante rispetto alla performance delle masse complessive di Poste. La gestione separata attualmente in collocamento (GS Posta Valore Più) rende il 2,67% annuo lordo, mentre l’effetto mercato su tutte le masse gestite da Poste (fondi e polizze) si è tradotto in una valorizzazione dell’1,87% fra fine settembre 2024 e lo stesso mese del 2025. Il ritardo, dovuto in parte al peso delle vecchie gestioni separate costruite negli anni dei tassi a zero, potrebbe teoricamente essere recuperato attraverso il passaggio alle nuove Ramo I; tuttavia, la spinta commerciale si sta orientando in modo netto verso prodotti più esposti all’andamento di mercato.
Da un lato, questi prodotti offrono al cliente un’esposizione maggiore al mercato, con ritorni potenzialmente più elevati rispetto a una vecchia gestione separata; dall’altro, la struttura delle multiramo genera ricavi più alti per l’emittente. Poiché questa transizione deve comunque avvenire nel rispetto del profilo di rischio — come sottolineato dallo stesso Del Fante — le polizze multiramo di Poste mantengono un’esposizione azionaria mediamente bassa, attorno al 10%.
Guardando nel dettaglio le masse gestite, incluse le soluzioni Moneyfarm, il totale arriva a 39,247 miliardi, in aumento del 15% sull’anno precedente. Quasi tutta la crescita deriva dai flussi, mentre l’effetto mercato è pari a 636 milioni.
I fondi comuni pesano per 18,035 miliardi, all’interno delle masse complessive, dove prevale nettamente la componente assicurativa.
La composizione del portafoglio di Poste
Venendo ai numeri, nei primi nove mesi le gestioni separate (Ramo I) sono scese da 2,102 miliardi a 1,196 miliardi di masse, mentre le polizze multiramo sono salite dal 54% al 71% del portafoglio assicurativo. Una ricomposizione netta, frutto del contesto di tassi normalizzati e della volontà di ridurre l’impegno patrimoniale legato alle garanzie implicite della Ramo I.
Wealth management: utili in accelerazione
La trasformazione del mix si riflette anche nei risultati economici. Nei primi nove mesi dell’anno, gli utili dei servizi finanziari sono cresciuti del 22% a 583 milioni, con ricavi in aumento del 5%.
Il business assicurativo ha spinto con 836 milioni di utile (+10%), su ricavi in crescita del 10%, grazie soprattutto alla spinta delle multiramo.
Conti, guidance e politica dei dividendi
Nei nove mesi il gruppo Poste Italiane ha registrato ricavi per 9,64 miliardi di euro, in crescita del 4,5% sul 2024, con un terzo trimestre a 3,18 miliardi (+3,9%): tutti i segmenti contribuiscono al rialzo, dai servizi finanziari agli assicurativi, fino a Postepay e pacchi.
L’EBIT adjusted si attesta a 2,515 miliardi (+10,5%), mentre l’utile netto sale a 1,773 miliardi, in aumento dell’11,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Sulla base di questi risultati, il management ha confermato la guidance 2025, aggiornata a luglio: 3,2 miliardi di EBIT adjusted e 2,2 miliardi di utile netto a fine esercizio. In coerenza con la politica di dividendi che prevede un payout al 70% sull’arco 2024-2028, Poste ha approvato un acconto sul dividendo di 0,40 euro per azione, in pagamento il 26 novembre, per un esborso complessivo di 518 milioni, in crescita del 21% sull’anno precedente.

