Ue, gas e nucleare “green”: cosa significa per gli investitori

Rita Annunziata
13.7.2022
Tempo di lettura: 3'
Il Parlamento europeo ha respinto una mozione contro l’inclusione di gas e nucleare tra le attività economiche sostenibili. Anna Fasano di Banca Etica spiega cosa significa per gli investitori

278 deputati hanno votato a favore del veto, 328 contro e 33 si sono astenuti. Per respingere la proposta della Commissione europea era necessaria una maggioranza assoluta di 353 deputati

Anna Fasano, Banca Etica: “L’inclusione di gas e nucleare nella Tassonomia favorisce la prosecuzione degli investimenti su queste fonti energetiche, in particolare sul gas, ritardandone l'abbandono”

Gas e nucleare entrano ufficialmente nella lista delle attività economiche eco-sostenibili dell’Unione europea. La scorsa settimana il Parlamento ha respinto una mozione contro la loro inclusione tra gli investimenti “green”: 278 deputati hanno votato a favore del veto, 328 contro e 33 si sono astenuti. Per respingere la proposta della Commissione, secondo la quale gli investimenti privati possono giocare un ruolo nelle attività di transizione verde dei settori del gas e del nucleare, era necessaria una maggioranza assoluta di 353 deputati. Anna Fasano, presidente di Banca Etica, spiega a We Wealth cosa significa per gli investitori. E perché si tratta di una “grande operazione di greenwashing”.


Gas e nucleare entrano nella lista degli investimenti sostenibili dell’Ue: cosa significa per gli investitori?

In generale significa che sono state allargate le maglie attraverso cui è possibile per gli intermediari finanziari proporre di sostenere finanziariamente anche i comparti del gas e del nucleare, a determinate condizioni, includendoli tra i destinatari di investimenti definiti “sostenibili” ma senza che gli investitori ne siano necessariamente consapevoli. Da agosto 2022, infatti, gli intermediari finanziari dovranno mappare le “preferenze di sostenibilità” del cliente o potenziale investitore, chiedendo loro se siano interessati, e a quale livello, a prodotti finanziari considerati “sostenibili” secondo la normativa europea sulla finanza sostenibile. Che comprende sì la Tassonomia green ma anche Sfdr (Sustainable finance disclosure regulation, la normativa europea sull'informativa di sostenibilità nel settore dei servizi finanziari, ndr) e Principal adverse impact. Potranno compiere questa mappatura secondo modalità definite autonomamente e non avranno alcun obbligo di specificare, salvo richiesta dei risparmiatori più interessati e attenti, se all'interno dei fondi proposti per gli investimenti siano contenuti anche titoli di società collegate alla produzione energetica da gas o nucleare, ad esempio. Una volta che l'investitore avrà espresso il proprio grado di interesse per i prodotti finanziari sostenibili, banche e collocatori venderanno loro quelli che ritengano allineati con le intenzioni dell'investitore. Per questo i vari istituti, coadiuvati da agenzie esterne specializzate (i cosiddetti info provider), sono ora impegnati a determinare un rating di sostenibilità per i propri prodotti finanziari, così da poterli associare alle preferenze Esg (Environmental, social, governance) degli investitori. 

 

E per la transizione energetica nel suo complesso?

Per quanto riguarda gli obiettivi di transizione energetica, due sono gli aspetti negativi da considerare dopo il voto di Strasburgo del 6 luglio scorso. Da un lato l'inclusione di gas e nucleare nella Tassonomia favorisce la prosecuzione degli investimenti su queste fonti energetiche, in particolare sul gas, ritardandone l'abbandono. In secondo luogo, poiché in futuro l'inclusione nella Tassonomia verrà considerata come un parametro utile per destinare sussidi pubblici alle attività economiche compatibili con la transizione ecologica, gas e nucleare potrebbero sottrarre una quota di risorse economiche altrimenti destinata, ad esempio, alle fonti rinnovabili di energia. E le rinnovabili, poiché non esiste attualmente - né lo sarà in tempi brevi - una tecnologia di “nucleare pulito” capace di contribuire adeguatamente all'approvvigionamento energetico delle nostre società, sono al momento la strada maestra da percorrere e supportare per contrastare efficacemente il surriscaldamento globale. Senza dimenticare che le rinnovabili favoriscono l'indipendenza energetica, mentre le fonti fossili alimentano direttamente conflitti come quello in Ucraina e ci incatenano a paesi guidati da regimi autoritari.

 

Perché si tratta, come da lei dichiarato, di una “grande operazione di greenwashing”?

Perché una delle massime istituzioni internazionali, il Parlamento europeo, certifica come “sostenibili” prodotti finanziari che possono contenere titoli di attività legate all’emissione di ulteriore Co2 in atmosfera o connesse a tecnologie che presentano elevati rischi in caso di incidente o malfunzionamento e impongono una complessa gestione delle scorie radioattive. Il voto in plenaria di Strasburgo offre così una sorta di patente istituzionale green che contraddice la realtà dei fatti e lo stesso significato del termine “sostenibile”, annacquandolo profondamente, e contraddice numerosissime analisi tecniche - a partire da quella del gruppo di esperti nominato dalla stessa Commissione europea - secondo cui gas e nucleare non possono considerarsi sostenibili. Il rischio è perciò di vanificare il lungo percorso già compiuto fin qui dall’Action plan per la finanza sostenibile nel quadro del Green deal europeo.

 

Quali invece le possibili soluzioni?

Dal punto di vista ambientale le soluzioni principali si trovano nel supporto convinto, immediato e condiviso a livello internazionale alle fonti rinnovabili, in primis, e alle società che presentino una convincente prospettiva di transizione ecologica; nonché nella marcia verso un modello di consumo e produzione che investa sull'economia circolare e l'uso oculato delle risorse. Dal punto di vista delle istituzioni, servono norme improntate alla coerenza con gli obiettivi climatici e alla trasparenza. Escludere gas e nucleare dagli investimenti sostenibili non avrebbe significato impedire il finanziamento di questi settori, avrebbe solo tolto l’etichetta di “sostenibilità” a qualche proposta d’investimento: per questo pensiamo che sulla Tassonomia si sia persa un'occasione! Ed è per questo che auspichiamo anche una via “dal basso” per sospingere la finanza amica del clima: la battaglia si può vincere se saranno le persone risparmiatrici a chiedere alle proprie banche di abbandonare l’investimento in fondi che promuovono gas, nucleare e fonti fossili.



Anna Fasano, presidente di Banca Etica

Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.
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