Sostenibilità: quando le regole diventano strategia

Teresa Scarale
Teresa Scarale
13.4.2021
Tempo di lettura: 3'
Prolificano le norme per definire il valore non finanziario di una società. Ma al di là dell'adeguamento alle direttive e ai regolamenti, è essenziale un recepimento culturale della sostenibilità e dei principi Esg. Ne abbiamo parlato con Giovanna Giusti del Giardino, head of group sustainability di Mediobanca
Lo shock pandemico ci ha costretti a ripensare i nostri valori in tema di sostenibilità e approccio al profitto. Per qualcuno, questi principi erano già consolidati. È il caso di Mediobanca, che già nel 2017 aveva concluso il passaggio dal mero adeguamento alle regole ambientali, sociali, di governo d'impresa (Esg) alla loro integrazione strategica nel piano di business.

«La funzione di Gruppo di sostenibilità è nata per rispondere alla Direttiva sulla rendicontazione non finanziaria», ricorda infatti Giovanna Giusti del Giardino, head of group sustainability, Mediobanca. «Occasione propizia per scattare una fotografia su dove era allora il gruppo in materia di CSR». E utile per approntare «strumenti per disciplinare il nostro impatto diretto sulle tematiche ambientali e sociali e adempiere alle prime normative». Un primo, essenziale passaggio per l'ingresso dei principi ESG nella strategia di business, culminato con il piano strategico 2019-2023. «Un piano che integra target quantitativi, e dunque misurabili, inseriti anche nel long term incentive plan dei top manager».
Il 2020 ha scombinato le carte? Nel caso di Mediobanca, l'impatto dello shock pandemico non ha comportato un ripensamento dei valori Esg: «Eravamo già molto concentrati nell'integrazione massiva della sostenibilità nelle nostre linee di business. Uno dei punti cardine della nostra strategia è sempre stato quello della valorizzazione e della tutela delle persone che lavorano nel gruppo. Anche per questo motivo siamo arrivati preparati alla crisi. Avendo già una solida piattaforma tecnologica, il passaggio al lavoro da remoto per esempio è stato fluido. Il covid ha accelerato, non stravolto le nostre politiche di sostenibilità». L'impatto specifico del covid si è comunque fatto sentire sulle donazioni.

«Da sempre profondamente impegnata nel sociale, Mediobanca ha donato oltre 2,6 milioni di euro a favore di enti, istituzioni e associazioni impegnate nella lotta al covid». Fra i beneficiari figurano la Regione Lombardia, il Fondo di mutuo soccorso del Comune di Milano e di Bergamo, l'ospedale Sacco, la onlus Mission Bambini per la didattica a distanza, le famiglie del personale sanitario che ha perso la vita nello svolgimento delle sue mansioni nell'emergenza sanitaria. «Quando le istituzioni ci hanno chiamato, abbiamo semplicemente integrato quanto avevamo nel piano strategico, senza cambiare nulla. Abbiamo poi potenziato la formazione già in programma verso la gestione dell'emergenza emotiva con webinar di mindfulness, resilienza, tutorial per genitori con figli piccoli e adolescenti».
L'anno della crisi pandemica ha messo a dura prova le piccole e medie imprese. Anche su questo fronte, Mediobanca era già pronta. «Le pmi erano già fra gli obiettivi di investimento del nostro piano strategico attraverso The Equity Club (TEC), un club deal che investe in realtà di eccellenza nel mondo di realtà imprenditoriali italiane. Si tratta di un filone che è proseguito con forza ancora maggiore, soprattutto in termini di consulenza e vicinanza al cliente».
Dal 10/3/2021 è in vigore il Regolamento Ue sulla rendicontazione della sostenibilità d'impresa. «Fa parte della mole di normativa che sta entrando in vigore. Si tratta di regole che impattano molto su tutto il gruppo. I nodi da sciogliere però sono ancora tanti. Prima che il Regolamento dia i suoi frutti ci vorrà ancora tempo». Indubbiamente però si tratta di «una tappa importante verso gli investimenti sostenibili. Potrebbe avere delle ripercussioni sensibili sulle politiche aziendali, perché molte aziende quotate saranno costrette a rivedere i loro piani industriali per renderli più etici».

Conditio sine qua non «per essere scelte dai gestori di fondi o da chi realizza i piani di investimento. Non attenendosi a queste regole, il rischio di essere tagliati fuori dal mercato è notevole». Per questo motivo la normativa rappresenta «un incentivo a spostarsi verso scelte di tipo Esg per creare nuove occasioni di investimento». Quali gli aspetti migliorabili del Regolamento? «La chiarezza. Gli aspetti tecnico-normativi devono essere definiti nel dettaglio». Ma già il fatto di dover essere trasparenti e integrare politiche aziendali e obiettivi Esg è «un primo passo verso la discussione e il recepimento culturale di questi principi». Un altro rischio. È che la «forzatura normativa» sia percepita come «una corsa all'adeguamento legale e non al cambiamento culturale vero e proprio. Ma ribadisco, si tratta di un primo passo.
E quale sarà il passo successivo di Mediobanca? «È quello che va dalla valutazione dell'impatto diretto a quello indiretto del nostro business, attraverso i finanziamenti, gli investimenti, l'attività di consulenza. Alla luce di un contesto in forte evoluzione abbiamo avviato un programma Esg di gruppo. Il focus è sull'integrazione dei rischi ambientali e climatici all'interno del modello di gestione dei rischi correnti del gruppo». È un cambio culturale importante, perché «equiparare un rischio finora percepito come effimero rispetto a quello finanziario del modello di gestione è importantissimo anche a livello culturale».
caporedattore

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