Sostenibilità: il 77% delle donne ha un cuore “green”

Rita Annunziata
11.3.2021
Tempo di lettura: 3'
Secondo Claudia Segre della Global thinking foundation, il 77% delle donne dà priorità alle tematiche ambientali, sociali e di governance. Ben otto punti percentuali in più rispetto agli uomini. Ecco come, insieme ai millennial, possono rappresentare la chiave del cambiamento. Anche per centrare l'obiettivo 5 dell'Agenda 2030

La retribuzione oraria delle donne nell'Unione europea è inferiore a quella degli uomini del 16%. Le pensioni in “rosa”, invece, risultano più basse del 30,1%

La “e” di environment dell'acronimo esg hanno fatto finora da padrone. Stimato un gap tra i 2mila e i 4mila miliardi di dollari di investimenti necessari per portare avanti la “s”

Claudia Segre: “Donne e finanza sostenibile sono affinità elettive, ma anche un connubio sempre più forte e un buon esempio per i giovani”

Secondo recenti dati diffusi dalla Commissione europea, la retribuzione oraria delle donne nell'Unione è inferiore a quella degli uomini mediamente del 16%. Solo il 67% delle cittadine ha un'occupazione, contro il 78% della controparte maschile, e le pensioni in “rosa” risultano più basse del 30,1%. Un contesto che, lo scorso anno, ha reso necessaria la definizione di una strategia per la parità di genere 2020-2025, che stabilisce gli obiettivi politici e le azioni per compiere progressi concreti sul fronte e conseguire, al contempo, gli obiettivi di sviluppo sostenibile. E le donne e i millennial, nelle parole di Claudia Segre, presidente della Global thinking foundation, si rivelano oggi come i “migliori azionisti di questo cambiamento”. Anche sul fronte degli investimenti “green”.
“Il tema della parità di genere ha acquisito una grande centralità ultimamente, sia dal punto di vista normativo che dal punto di vista delle strategie di finanza sostenibile da parte dei diversi stakeholder che compongono la nostra comunità sri”, interviene Francesco Bicciato, segretario generale del Forum per la finanza sostenibile in occasione del webinar Finanza sostenibile e goal 5: affinità elettive. “Abbiamo ampiamente dimostrato come le tematiche sostenibili siano molto più vicine al modo di agire del mondo femminile e anche la conoscenza degli esg (environmental, social, governance) risulti più forte. Non si tratta di una gara, ma di un modo per continuare a sottolineare il fatto che, senza uno sforzo deciso per colmare il gender gap e il financial education gap, non possa esserci sostenibilità”, spiega.

Segre: “Il mondo finanziario non è fermo”


Sulla stessa linea d'onda anche Segre, che sottolinea come lo sviluppo economico del nostro Paese nel complesso dipenda da una piena inclusione sociale, lavorativa e finanziaria delle donne. “La finanza sostenibile passa dal Goal 5 (l'obiettivo dell'Agenda 2020 delle Nazioni Unite volto a raggiungere l'uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze, ndr). Nel 1995, a Pechino, ci siamo impegnati sulla promozione dell'indipendenza economica delle donne per mezzo di cambiamenti nelle strutture economiche, sulla ridefinizione della spesa pubblica, e sul rafforzamento delle opportunità delle donne e del loro accesso alle attività produttive. Ma, da allora, tali obiettivi sono rimasti abbastanza inattuati”.
Le donne risparmiatrici, spiega l'esperta, danno alle tematiche ambientali, sociali e di governance una priorità fino al 77% dei casi, otto punti percentuali in più rispetto agli uomini, “e credono nell'opportunità di aumentare il profitto dei propri investimenti con i criteri esg”. È per questo, aggiunge, “che dobbiamo prestare attenzione all'interesse delle risparmiatrici per le scelte d'investimento di corporate social responsibility. Donne e finanza sostenibile sono affinità elettive, ma anche un connubio sempre più forte e un buon esempio per i giovani. È da ciò che passa attraverso le donne in termini di insegnamento ed educazione nei confronti di queste tematiche, non solo come investitrici consapevoli ma anche come cittadine attente al futuro del nostro Paese, che dipende il progetto di sostenibilità nel suo complesso. E i millennial sono i migliori azionisti di questo cambiamento”, spiega Segre.

“Environmental” o “social”? Un gap da 2mila miliardi


Un cambiamento che passa anche da una ridefinizione delle priorità dell'acronimo “esg”. Fino ad oggi, interviene Fabio Caiani, managing director e head of South East Europe di Nordea, la “e” di environmental ha fatto da padrone, “un fenomeno nato dal basso in maniera spontanea, legato alle preoccupazioni su ambiente e clima”. Di conseguenza, spiega, si stima un gap tra i 2mila e i 4mila miliardi di dollari di investimenti necessari per portare avanti la “s” (di social). “Crediamo che la pandemia abbia fatto da detonatore per un'attenzione crescente verso la componente sociale, ma ancora molto resta da fare. È il momento di abbattere questo divario”, dichiara Caiani. Senza dimenticare poi anche la “g” di governance.
“La governance è un fattore trainante, perché parlare di governance in termini di diversity vuol dire occuparsi di temi importantissimi come la presenza delle donne nei board o la parità retributiva. Un aspetto fondamentale, anche perché la presenza femminile negli executive committee accelera il cambiamento. Oltretutto, molte statistiche dimostrano che le società più virtuose dal punto di vista della rappresentanza di genere riportano anche una sostenibilità di risultati nel tempo”, aggiunge Laura Nateri, managing director e head of Italy di Lazard Fund Managers. “Il mondo finanziario non è fermo, anzi, sta dando un esempio fattivo del cambiamento. Spero che questo sia l'inizio per buttarci alle spalle ciò che abbiamo vissuto in passato. E l'economia circolare e i suoi dettami ne sono la strada”, conclude Segre.

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