La ripresa post-covid parte anche dagli investimenti verdi

Rita Annunziata
5.11.2020
Tempo di lettura: 3'
La crisi pandemica ha generato un rallentamento degli investimenti verdi, ma la ripartenza del Paese potrebbe affondare le proprie radici proprio nel green. Ecco un pacchetto di proposte programmatiche che potrebbe rispondere a queste esigenze. A partire dal Next Generation Eu

Stando a un'analisi Ipsos, il 71% dei cittadini a livello globale concorda sul fatto che la crisi climatica sarà tanto pericolosa quanto quella pandemica e il 68% ritiene che il governo fallirebbe se non affrontasse immediatamente la questione

Con la pandemia, sebbene il consumo di energia rinnovabile abbia tenuto, la potenza installata di nuovi impianti di fotovoltaico, eolico e idroelettrico si è contratta di circa il 40% rispetto al 2019

Edo Ronchi della Fondazione per lo sviluppo sostenibile: “Gli impatti delle attività umane sulla natura hanno raggiunto livelli allarmanti, dobbiamo imparare a progredire entro i limiti della sostenibilità ecologica, aumentando la precauzione verso la natura”

Lo scorso aprile le emissioni giornaliere di anidride carbonica hanno subito una contrazione media a livello globale del 17%, ma l'andamento altalenante delle misure restrittive dispiegate per contenere la diffusione dei contagi ha condotto gli esperti a stimare entro la fine dell'anno un calo compreso tra il 4 e il 7%. Eppure, un tale crollo potrebbe non tradursi in una parallela riduzione delle concentrazioni atmosferiche di Co2 e gli effetti negativi della pandemia hanno finito per ripercuotersi anche sugli investimenti verdi. Ma la ripartenza del Paese potrebbe affondare le proprie radici proprio nel green.
Stando ai dati riportati nel Report on the state of the green economy – presentato in occasione degli Stati generali della green economy 2020 organizzati dal Consiglio nazionale della green economy in collaborazione con il ministero dell'Ambiente con il patrocinio del ministero dello Sviluppo economico e della Commissione europea e il supporto tecnico della Fondazione per lo sviluppo sostenibile – il 71% dei cittadini a livello globale concorda sul fatto che la crisi climatica sarà tanto pericolosa quanto quella pandemica e il 68% ritiene che il governo fallirebbe se non affrontasse immediatamente la questione. Il 65%, inoltre, considera la “green economy” come la chiave della ripartenza post-covid e il 57% ammette che non voterebbe per un partito politico che non intendesse affrontare seriamente il cambiamento climatico.

Ma, come anticipato, la crisi pandemica ha generato un rallentamento degli investimenti green e, sebbene il consumo di energia rinnovabile abbia tenuto, la potenza installata di nuovi impianti di fotovoltaico, eolico e idroelettrico si è contratta di circa il 40% rispetto al 2019. In calo risultano anche il trasporto pubblico e la sharing mobility, così come gli interventi di rigenerazione urbana e le produzioni agroalimentari di qualità, che hanno dovuto far fronte alla flessione dei mercati esteri, del turismo e della ristorazione. “Gli impatti delle attività umane sulla natura hanno raggiunto livelli allarmanti – dichiara Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile – dobbiamo imparare a progredire entro i limiti della sostenibilità ecologica, aumentando la precauzione verso la natura”. Secondo Ronchi, il rilancio della green economy, in questo contesto, è dunque necessario alla ripartenza del Paese, “un'occasione storica per riqualificare lo sviluppo dell'Italia valorizzando le sue potenzialità”, ma anche “un terreno fertile” per l'innovazione, la digitalizzazione, la crescita degli investimenti e dell'occupazione.
È stato dunque presentato un pacchetto di misure innovative e di proposte programmatiche in cinque settori strategici – energia e clima, economia circolare, green city e territorio, mobilità urbana e sistema agroalimentare – che siano “in grado di attivare uno sviluppo durevole, una ripresa degli investimenti e dell'occupazione e dare una risposta rapida alla crisi climatica, utilizzando le risorse messe a disposizione di Next generation Eu”, si legge in una nota della Fondazione per lo sviluppo sostenibile. Proposte, approvate dal Consiglio nazionale della green economy, che hanno dunque l'obiettivo di “tradurre le potenzialità del nuovo contesto in proposte di misure per lo sviluppo degli investimenti per la green economy da attuare nel breve termine per la ripresa dell'economia italiana” ma anche di “consolidare un quadro di riferimento per le riforme necessarie per un salto di qualità nello sviluppo della green economy in Italia”.

Il pacchetto di proposte green


Stando agli esperti, in particolare, bisognerebbe indirizzare i finanziamenti europei verso processi di innovazione tecnologica per la produzione di idrogeno verde, per la decarbonizzazione e per il potenziamento, la produzione, la distribuzione, lo stoccaggio e l'utilizzo di fonti rinnovabili di energia. Di conseguenza, spiegano, l'ecobonus 110% dovrebbe essere esteso fino al 2024, bisognerebbe “applicare criteri climatici stringenti per indirizzare gli investimenti” e dispiegare una “graduale carbon tax” per quei settori che non sono coperti dal meccanismo europeo dell'Ets (il sistema di scambio di quote di emissione, ndr).

Inoltre, nell'ambito del Piano transizione 4.0, bisognerebbe prorogare le misure di sostegno agli investimenti delle imprese per un quinquennio e finanziare un programma di rigenerazione urbana a livello nazionale. Per non dimenticare poi un incremento degli investimenti a favore del trasporto pubblico, della sharing mobility e delle piste ciclabili, estendendo tra l'altro gli incentivi all'elettrificazione con l'obiettivo di portare al 25% la quota di consumi di energia prodotta da fonti rinnovabili nel settore entro il 2030. Sul piatto, infine, anche una proposta di incentivi fiscali volti all'applicazione di modelli di business circolari nei settori della trasformazione alimentare.

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