Investimenti sostenibili: in Italia gli over 50 battono i millennial

Rita Annunziata
25.10.2021
Tempo di lettura: 3'
Il 58% degli italiani con un'età compresa tra i 51 e i 70 anni è maggiormente incline a un approccio più responsabile agli investimenti. Per i giovani tra i 18 e i 37 anni si parla del 52%

Il 56% degli investitori italiani afferma di attribuire una maggiore importanza alle questioni sociali rispetto al pre-covid. Il 55% a quelle ambientali

Il 40% dichiara di trovare gli investimenti sostenibili più attraenti per il profilo di rendimento che possono offrire

Cresce parallelamente la percezione di una responsabilità in capo agli asset manager, nell’intraprendere azioni concrete volte a mitigare le pratiche non sostenibili

La sostenibilità non è più solo un affare da millennial. Almeno in Italia. Secondo il nuovo Schroders Global investor study 2021, l'indagine annuale che ha sondato il sentiment di oltre 23mila soggetti in 33 paesi, il 58% degli italiani con un'età compresa tra i 51 e i 70 anni è maggiormente incline a un approccio più responsabile agli investimenti. Per i giovani tra i 18 e i 37 anni e per gli over 71 si parla rispettivamente del 52%, mentre la fascia d'età 38-50 si blocca al 49%. Un approccio che sembrerebbe essere stato favorito in linea generale anche dalla crisi pandemica, con il 56% degli intervistati del Belpaese che afferma di attribuire una maggiore importanza alle questioni sociali rispetto al pre-covid e il 55% a quelle ambientali (risultati che si discostano di poco dalla media globale, pari al 57% e al 55%).
Il dettaglio generazionale rivela in particolare come le questioni sociali abbiano acquisito una maggiore rilevanza soprattutto per gli investitori più giovani tra i 18 e i 37 anni (con il 63% che lo dichiara) e per gli over 71 (60%). Seguono le fasce d'età 38-50 (56%) e 51-70 (55%). Lo stesso vale per le questioni ambientali, diventate più importanti per il 58% dei giovani (18-37), il 57% degli over 71, il 56% della fascia 51-70 e il 51% della fascia 38-50. Senza dimenticare che oltre la metà degli investitori italiani (55%) è “pronto ad abbracciare l'idea di un portafoglio d'investimento interamente sostenibile, posto che i livelli di rischi, diversificazione e commissioni restino gli stessi”, si legge nello studio. A livello globale, in questo caso, si stima un 57%.
Ma cosa li attrae degli investimenti sostenibili? Il 36% degli italiani (39% a livello globale) ne segnala le implicazioni sulla società e il 49% (52% a livello globale) quelle sull'ambiente. Il dato più rilevante riguarda però i rendimenti, con il 40% degli intervistati che dichiara di trovarli attraenti per il profilo di rendimento che possono garantire, due punti percentuali in più rispetto alla media mondiale. Tale percentuale balza al 54% per la fascia 18-37 e scivola al 42% per la fascia 38-51 e al 38% per gli over 51.

In questo contesto, cresce parallelamente anche la percezione di una responsabilità in capo agli asset manager, nell'intraprendere azioni concrete volte a mitigare le pratiche non sostenibili. Con riferimento ai cambiamenti climatici, il 75% degli italiani affida tale responsabilità ai governi nazionali e alle autorità normative, il 68% cita le aziende e il 58% case di gestione e principali azionisti. Sul fronte dell'attenuazione delle diseguaglianze, il 74% identifica ancora governi e autorità normative come principali responsabili, il 68% le organizzazioni intergovernative e il 53% case di gestione e principali azionisti. Chiude il cerchio il miglioramento delle pratiche di governance aziendali che, secondo il 68% degli intervistati, compete a governi e autorità normative, il 65% cita le aziende e il 63% case di gestione e principali azionisti.

“Questi risultati mettono a nudo le crescenti aspettative degli investitori verso gli asset manager riguardo alla gestione del cambiamento climatico”, osserva Andy Howard, global head of sustainable investments di Schroders. “Al tempo stesso, c'è ancora molto da fare per dimostrare che il focus sulla sostenibilità non compromette necessariamente i rendimenti. Riteniamo infatti che la creazione di valore sia intrinsecamente legata alla capacità di affrontare con successo le sfide sociali e ambientali”, spiega. Poi conclude: “Bisogna fornire ai clienti le informazioni necessarie per valutare la nostra performance nelle aree per loro importanti”.
Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.
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