Imprese: ecco perché investire contro le emissioni (e come farlo)

Rita Annunziata
6.5.2021
Tempo di lettura: 3'
Una nuova analisi di McKinsey rivela quali sono i settori più avanti sul fronte della riduzione delle emissioni. E quali “lezioni” le imprese globali possono trarre dal loro esempio

Il 44% delle organizzazioni si concentra oggi su obiettivi a breve termine, mirando alla riduzione delle emissioni entro il 2025

Il 74% degli obiettivi divulgati riguarda aziende che puntano a ridurre le emissioni di gas serra definite dal Ghg protocol come “scope 1”

Le aziende più avanti in tal senso sono quelle appartenenti ai settori meno estrattivi, come abbigliamento, infrastrutture, produzione di energia e servizi

Le argomentazioni a favore della riduzione delle emissioni di gas serra, secondo gli analisti di McKinsey, risultano oggi più chiare di quanto non lo siano mai state: i consumatori globali chiedono a gran voce prodotti eco-compatibili e comportamenti aziendali responsabili, mentre gli investitori stanno adottando sempre più strategie di allocazione del capitale che tengano conto delle questioni ambientali, sociali e di buona governance (anche nel rispetto dei nuovi obblighi della Sustainable finance disclosure regulation, ndr). In risposta a questo nuovo orizzonte “green” mondiale, solo nel 2020 oltre 4.500 aziende hanno reso noti al pubblico i propri dati sulle emissioni e il 40% di esse si è impegnato a raggiungere obiettivi specifici in tal senso come parte integrante dei propri piani strategici e finanziari. Ma quelle che non l'hanno ancora fatto, quale direzione virtuosa potrebbero intraprendere?
Per scoprirlo, i ricercatori di McKinsey hanno esaminato i dati relativi alla divulgazione degli obiettivi di emissione di carbonio delle aziende dello scorso anno, analizzando quali settori sembrano essere sulla buona strada per raggiungerli e in che modo. Secondo l'analisi On target: how to succeed with carbon-reduction initiatives, il 44% delle organizzazioni si concentra oggi su obiettivi a breve termine, mirando alla riduzione delle emissioni entro il 2025. Il 27%, invece, si focalizza su obiettivi di medio termine (tra il 2026 e il 2040) e il 2% su obiettivi di lungo termine (dal 2031 al 2050 o oltre). La restante parte (un ulteriore 27%) ha fissato obiettivi in tutti e tre gli orizzonti temporali.
Tra l'altro, il 74% degli obiettivi divulgati riguarda aziende che puntano a ridurre le emissioni di gas serra definite dal Ghg protocol come “scope 1” (emissioni dirette provenienti dalle installazioni presenti all'interno dei confini dell'organizzazione dovute all'utilizzo di combustibili fossili e all'emissione in atmosfera di qualsiasi gas a effetto serra, come quelle legate al consumo di carburanti per i veicoli aziendali) e come “scope 2” (emissioni indirette derivanti dalla generazione di elettricità, calore e vapore importati e consumati dall'organizzazione). Solo il 26% degli obiettivi, invece, è finalizzato alla riduzione delle emissioni secondo lo “scope 3” (emissioni indirette dovute all'attività dell'azienda, come il trasporto aereo o la catena di approvvigionamento). “Ciò è probabile perché tali emissioni sono molto più difficili da monitorare”, osservano gli analisti della società internazionale di consulenza manageriale. “Tuttavia, in base alla nostra esperienza, vale la pena farlo: le emissioni di scope 3 possono rappresentare oltre il 50% delle emissioni totali di un'impresa”, spiegano.

I settori che “battono” l'inquinamento


Secondo lo studio, inoltre, circa il 65% degli obiettivi divulgati complessivamente è sulla buona strada per essere raggiunto nei prossimi trent'anni. Le aziende più avanti in tal senso sono quelle appartenenti ai settori meno estrattivi, come abbigliamento, infrastrutture, produzione di energia e servizi. Sul versante opposto, invece, le industrie più estrattive come quelle legate all'agricoltura e ai combustibili fossili, ma anche i settori più difficili da decarbonizzare (come i trasporti). Aziende che, stando a McKinsey, “devono fare i conti, tra gli altri fattori, con catene di approvvigionamento frammentate, macchinari pesanti, un elevato utilizzo di carbonio e la mancanza di alternative economiche praticabili che consentirebbero loro di decarbonizzare unilateralmente”.

Tra l'altro, guardando i dati relativi alle tempistiche più da vicino, emerge come le industrie che fissano e raggiungono obiettivi di breve termine tendano maggiormente a restare sui binari e, in molti casi, a ottenere buoni risultati anche nel lungo termine. Ma non mancano le eccezioni. Aziende legate a trasporti, sanità, ospitalità, biofarmaci e combustibili fossili, in alcuni casi hanno affrontato sfide relativamente maggiori nel raggiungimento dei loro obiettivi a lungo termine anche quando hanno ottenuto buoni risultati nel breve. Anche se, precisano gli analisti, al contempo “le società con obiettivi più aggressivi sembrano sovraperformare” rispetto alla controparte, anche nel caso di industrie ad alta intensità di carbonio. Fissare “obiettivi audaci”, concludono, potrebbe essere la chiave.

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