Impact investing, 3 strategie per un investimento concreto

Fabrizio Fornezza
Fabrizio Fornezza
12.2.2024
Tempo di lettura: 3'
Scopri tre strategie efficaci di impact investing per unire rendimento e responsabilità sociale. Guida pratica per investitori che mirano a un impatto positivo e sostenibile

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Si parla molto di Impact Investing, ovvero della tendenza ad investire curando - oltre la logica finanziaria e industriale - anche quella del benessere al pianeta ed all’umanità. La sintesi di questa strategia di attenzione al mondo ed all’umanità viene spesso sintetizzata nell’acronimo “Esg”: Environment, social, governance. Potrebbe sembrare pleonastico spiegare oggi questo acronimo diventato ormai di uso comune da quasi 20 anni. 

Eppure, le ricerche sociali ci ricordano che solo una minoranza degli investitori sa esattamente cosa significhi. Probabilmente anche il termine impact investing, a un investitore normale potrebbe dire poco. 

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È molto importante che l’impact investing impari a farsi capire e misurare. E tenga conto dell'evoluzione della sensibilità sociale verso i temi della sostenibilità. In questa fase, le priorità ambientali e sociali si sono gradualmente rivestite di connotati economici: la sensibilità verso ambiente e società resta un valore importante, ma per essere abbracciata richiede di essere anche economicamente sostenibile. 

Lo spazio per scaricare il costo di un “impact investing” sugli stakeholder, si restringe. L’impact investing deve a sua volta dimostrare di essere una strategia che produce valore

  • minori costi, 
  • minori rischi, 
  • nuovi profitti. 

Un esempio dagli investitori in prodotti Esg: nel 2021 “solo” il 26% degli investitori riteneva che un fondo d'investimento sostenibile dovesse anche fornire significative performance economiche; nel 2023 la percentuale di chi richiede performance economiche a qualsiasi soluzione di investimento Esg è salita al 50%. (Osservatorio Anima Sgr, ed. primavera 2023). 

Difficile che la richiesta di concretezza e sostenibilità economica si inverta. Un impact investing che appaia poco concreto e comprensibile rischia la marginalizzazione sociale. Possiamo allora azzardare qualche riflessione su quali approcci possano aiutare l’impact investing ad esercitare una reale centralità e leadership sociale: 


Tre strategie di impact investing 


1. L’impact investing dovrebbe incentivare una visione ottimista e gradualista (ma concreta) contro visioni troppo ideologiche

Ogni tentativo, anche parziale, di migliorare il mondo deve essere sostenuto. In questa logica è accettabile una visione pragmatica (alla cinese?) che porti impatti magari limitati ma tangibili. Con una metafora dal mercato automotive: sostituire il parco auto circolanti in Italia, vecchio di quasi dieci anni, con euro 6, diesel o benzina a prezzo contenuto, potrebbe apparire una strategia migliore che puntare ad una immediata conversione ad una mobilità elettrica non sostenibile per le famiglie ed i sistemi di produzione. 


2. Less in more (pochi obiettivi ma chiari)

Il corollario di una visione pragmatica sostiene che sia meglio focalizzarsi su pochi obiettivi e portare risultati di impatto sistemico, piuttosto che candidarsi a modesti risultati in tante direzioni. Molte materiality map (le mappature che rappresentano le iniziative di sostenibilità delle imprese in relazione alle priorità degli stakeholder) sono la fotografia di tante piccole azioni dell’impresa, a coprire un campo di intervento molto vasto, con piccoli risultati concreti in ciascuno, di solito modestamente qualificanti l’impresa. 

Una strategia alternativa: materiality map meno ampie ma molto più profonde ed incisive: meglio identificare uno o due obiettivi forti e coerenti con l’attività di quell’impresa e diventare leader reali verso la società su quei temi. 


3. One doesn’t fit all (un piano tagliato su misura del cliente)

Riguarda ad esempio la proposizione di soluzioni Esg e impact investing agli investitori. Proviamo ad esempio ascoltare quali sono i valori prioritari del nostro investitore e proporre a lui un piano di investimento coerente con i suoi valori, rispettando ovviamente l’appetito al rischio, la diversificazione ed il legittimo desiderio di guadagno del cliente. Questo ovviamente richiede che la costruzione dell’asset allocation sostenibile sia molto più personalizzata e vicino alle persone rispetto ad un modello di portafoglio classico. 

Questo approccio richiede che ci siano piattaforme di consulenza flessibili ed una formazione dei consulenti orientata al bisogno valoriale ed alla sua trasformazione in soluzione di investimento più che alla gestione classica del prodotto Esg uguale per tutti. 


Opinione personale dell’autore
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Sociologo, imprenditore, ricercatore sociale e di mercato. Laureato in Scienze Politiche e Sociali all’Università di Milano, è stato dg di GfK Eurisko e presidente di Eumetra. Da luglio del 2021 è partner di Research Dogma, un nuovo istituto di ricerca orientato a risolvere problemi per le organizzazioni, portando soluzioni più agili, specifiche e innovative, adatte ai nuovi contesti di competizione.
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