La finanza punta sul pianeta, Anasf: “Dare voce ai giovani”

Rita Annunziata
23.2.2021
Tempo di lettura: 3'
Sebbene il 40% dei clienti dell'industria del risparmio dichiari di considerare l'impatto delle proprie scelte d'investimento sul pianeta, c'è chi lamenta una scarsa proattività dei consulenti sul fronte della finanza “green”. Ecco come i professionisti del settore potranno contribuire alla transizione. Con un occhio rivolto ai giovani

Luigi Conte, presidente di Anasf: “Non è solo una questione di sensibilità, ma anche di preparazione. Strategico un patto intergenerazionale”

Secondo un'indagine Consob, gli investitori considerano i consulenti come il canale informativo più adeguato (78%) seguito dalle istituzioni pubbliche (41%)

Sul fronte degli investimenti sri, l'Europa è uno dei player principali a livello globale. Ben posizionata anche l'Italia, dopo Regno Unito e Francia

Secondo una recente indagine Consob presentata in occasione del convegno inaugurale di ConsulenTia 2021, il 40% dei clienti dell'industria del risparmio gestito dichiara di tenere particolarmente in considerazione gli impatti ambientali e sociali dei propri comportamenti nelle scelte finanziarie d'investimento. Eppure, solo il 19% afferma di possedere prodotti sostenibili e unicamente il 13% si ritiene “ben informato” sul tema. Se si considera poi la proattività dei consulenti finanziari nel proporre tale tipologia di investimenti, la situazione sembrerebbe ancora vacillare. Uno studio condotto dal Forum per la finanza sostenibile in collaborazione con Doxa conferma come il 49% dei soggetti che lo scorso anno hanno investito almeno 1.000 euro in finanza sostenibile non abbia mai ricevuto proposte in tal senso e il 31% aumenterebbe la quota di investimenti “green” in caso contrario. Ma qual è, dunque, il ruolo dei professionisti del risparmio e in che modo possono contribuire a una transizione che abbia un impatto positivo sulla società e sull'ambiente?
“Questo tema rappresenta per i consulenti finanziari la sfida più importante per il presente e l'immediato futuro”, spiega Luigi Conte, presidente di Anasf. “Il nostro obiettivo è essere il fulcro di questo cambiamento, insieme ai clienti, le famiglie e i cittadini, ma c'è ancora molto da fare. I consulenti hanno cercato in questi anni di accrescere le proprie competenze in tal senso, perché non è solo una questione di sensibilità, ma anche di preparazione”. Eppure, interviene Nadia Liciano, responsabile dell'Ufficio studi economici della Consob, il tema della finanza sostenibile risulta essere ancora poco noto ai risparmiatori e i consulenti dovrebbero “maturare una maggiore consapevolezza del ruolo che devono svolgere nel promuovere la conoscenza degli investimenti green presso i propri clienti”.

Consulenti: il primo canale informativo


Stando allo studio della Commissione nazionale per le società e la Borsa, tra l'altro, sia i clienti che i consulenti segnalano possibili rendimenti inferiori alle attese tra i fattori che scoraggiano gli investimenti responsabili, oltre alla mancanza di una proposta commerciale, come anticipato, e al timore che si tratti di operazioni di marketing. In linea con i dati raccolti dal Forum per la finanza sostenibile, il 34% dei clienti dichiara di non aver mai ricevuto proposte in tal senso e il 17% di averle ottenute a seguito di una propria manifestazione di interesse. Sul versante opposto, solo il 10% dei consulenti afferma di non aver mai raccomandato investimenti responsabili, contro un 54% che asserisce di averlo fatto di propria iniziativa (una percentuale che scivola al 49% quando si tratta dei clienti). Ma, contrariamente alle attese dei professionisti del settore, gli investitori credono nel ruolo dei consulenti finanziari, considerandoli il canale informativo più adeguato nel 78% dei casi, seguito dalle istituzioni pubbliche con il 41%. “Viceversa, i consulenti ritengono che i clienti siano inclini ad affidarsi prevalentemente alle istituzioni pubbliche e un po' meno ai professionisti, un altro gap che va sicuramente colmato”, aggiunge Linciano.

Europa leader negli investimenti sostenibili


Intanto, la corsa degli investimenti sri (sustainable and responsible investment, ndr) non si arresta, anzi. “Stiamo assistendo a una piccola-grande rivoluzione”, interviene Francesco Bicciato, segretario generale del Forum per la finanza sostenibile. “Gli investimenti che incorporano i criteri ambientali, sociali e di buona governance stanno crescendo a livello globale. L'Europa è uno dei player più importanti perché copre più del 50% degli asset under management che seguono questi criteri e anche l'Italia è ben posizionata in quanto, dopo il Regno Unito e la Francia, il nostro mercato è piuttosto effervescente”, spiega l'esperto. Considerando i rapporti rischio-rendimento nei primi tre mesi del 2020, aggiunge, “le sottoperformance dei fondi esg sono state più basse di quelle dei fondi non esg”. “Questo perché, in realtà, integrare questi criteri all'interno del processo di produzione (nel caso di un'industria) o di selezione di un portafoglio (se parliamo di un operatore finanziario) anticipa dei rischi e quelle che possono essere delle esternalità negative”.

Il ruolo delle imprese “green” in tre punti


E anche il tessuto produttivo, in questo contesto, può giocare la propria parte. “Le imprese hanno delle grandissime responsabilità nei confronti della società”, spiega Maria Paola Chiesi, shared value & sustainability director del Gruppo Chiesi. Innanzitutto, rappresentano sia direttamente che indirettamente la prima fonte di inquinamento e di emissioni di gas a effetto serra nell'atmosfera. In secondo luogo, emergono come una delle principali opzioni per la mobilità sociale delle persone e, infine, “sono in gran parte responsabili del progresso sociale ed economico dell'ultimo secolo”. Di conseguenza, aggiunge Chiesi, “dinanzi a questo tipo di responsabilità non è più possibile che le imprese, a fronte delle risorse sociali e ambientali che utilizzano, si sottraggano a un'attenta analisi dell'impatto del proprio business. Perché lo chiede il pianeta, lo chiedono i giovani e lo chiede la società nel suo complesso”.

Conte: “Strategico un patto intergenerazionale”


Ed è proprio dai giovani che, secondo gli esperti, dovrebbe partire quella che viene definita “un'evoluzione naturale” della società, dell'industria e della finanza. “Credo sia strategico costruire una sorta di patto intergenerazionale: la generazione che detiene il potere non dovrà essere foriera di scelte da imporre alle generazioni future, ma sarà fondamentale in tutti gli ambiti che le due generazioni a confronto siano dialoganti e protagoniste del cambiamento. Un elemento fondamentale, insieme all'innovazione tecnologica e alla sburocratizzazione, vale a dire la semplificazione dei processi”. Secondo Conte, infatti, è necessario “liberare energie e tempo”, due risorse che lo scorso anno hanno già consentito ai consulenti finanziari di dedicare più attenzione ai propri clienti attraverso processi innovativi. “È importante – conclude – possedere il tempo del confronto e della condivisione. In caso contrario, avremo la sensazione di processare in maniera positiva alcuni aspetti, ma in realtà resteremo fermi”.

Cosa vorresti fare?

X
I Cookies aiutano a migliorare l'esperienza sul sito.
Utilizzando il nostro sito, accetti le condizioni.
Consenti