Europa: investitori leader del net-zero, ma esigono più trasparenza

Rita Annunziata
22.9.2021
Tempo di lettura: 3'
Il 38% degli investitori europei ha già sottoscritto un impegno net-zero, contro il 17% a livello globale. Ma bolla come “inadeguate” le disclosure ambientali degli emittenti

Il 99,6% degli investitori definisce “importante” o “di vitale importanza” che le aziende in cui investono si preparino a reggere l’urto del climate change

Il 38% ritiene che gli emittenti debbano ancora migliorare le proprie disclosure ambientali, definendole “inadeguate”. E c’è chi grida al greenwashing

Colin Bell: “La transizione verso un’economia globale net-zero richiederà sforzi collaborativi e coerenti tra le nostre economie e società”

Mentre continua a scorrere il countdown della Cop26, la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici in programma a Glasgow dal 31 ottobre al 12 novembre sotto la presidenza del Regno Unito, l'Europa sembra essere pronta a vincere la sfida globale verso la carbon neutrality. Almeno quando si parla di investimenti. Secondo un nuovo rapporto di Hsbc dal titolo “Sustainable financing and investing survey 2021”, il 38% degli investitori ha già sottoscritto un impegno net-zero, contro il 17% a livello globale. Il 91% dichiara di aver messo in campo politiche aziendali sugli investimenti responsabili o sulle questioni esg (environmental, social, governance), toccando il livello più elevato in assoluto e in crescita di 48 punti percentuali sullo scorso anno.
Parallelamente, anche il 24% degli emittenti afferma di aver sottoscritto questo tipo di impegni (contro una media globale del 16%) e il 97% punta a prendere le distanze da modelli di business che implichino sfide ambientali e sociali nei prossimi cinque anni. Un aspetto in linea con gli interessi degli investitori, con il 99,6% che definisce “importante” o “di vitale importanza” che le aziende in cui investono si preparino a reggere l'urto delle conseguenze del cambiamento climatico. Al punto che circa l'11% di coloro che lo definiscono “di vitale importanza” ammette che disinvestirà da quelle realtà che mancano di piani di transizione credibili. In questo contesto, il 27% delle emittenti riferisce di essere già stato colpito dal climate change e il 68% sta valutando di avviare o rafforzare azioni che possano trarre beneficio da queste problematiche. Ma occhio alla trasparenza: il 38% degli investitori ritiene infatti che gli emittenti debbano ancora migliorare le proprie disclosure ambientali, definendole “inadeguate”. Il 66% grida invece al greenwashing, esprimendo preoccupazione anche per le false dichiarazioni sul fronte dei benefici ambientali.

“La spinta verso una maggiore sostenibilità è diventata un movimento globale e gli investitori e gli emittenti europei sono in prima linea, dimostrando come si potrà configurare il cambiamento in molte aree”, osserva Colin Bell, ceo di Hsbc bank plc e Hsbc Europe, sottolineando che la transizione verso un'economia globale net-zero richiederà “sforzi collaborativi e coerenti tra le nostre economie e società”, con la finanza sostenibile pronta a ricoprire “un ruolo chiave”. In Italia, ricorda invece Gerd Pircher, ceo di Hsbc Italy, c'è intanto “da tempo una forte sensibilità per i temi della sostenibilità, culminata quest'anno nell'istituzione del ministero della transizione ecologica e nell'allocazione delle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza”. Un'ulteriore conferma del fatto che il “nostro Paese, così come in linea generale in tutta Europa, la spinta a strutturare politiche e attività finanziare per favorire la tutela dell'ambiente deve essere condivisa da tutti i player in gioco”.
Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.
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