Economia blu: un oceano di sostenibilità

Gloria Grigolon
Gloria Grigolon
20.4.2021
Tempo di lettura: 3'





Uso sostenibile delle risorse oceaniche per la crescita economica, la conservazione dell'ambiente e la tutela dei posti di lavoro, preservando la salute dell'ecosistema marino. Il tema della Blue Economy torna centrale, non solo come salvaguardia delle coste, dei fondali e della fauna marina, ma come mezzo di produzione di energia oceanica e biotecnologia marina. Ecco come investe BNP Paribas Easy ETF









Preservare gli ambienti marini per salvaguardare il clima e la biodiversità, promuovendo investimenti in grado di recepire il valore intrinseco della cosiddetta Blue Economy, l'economia blu. Come riporta la Banca Mondiale, l'espressione Blue Economy si riferisce
ad un “utilizzo sostenibile delle risorse oceaniche volto a favorire la crescita economica e a migliorare i mezzi di sussistenza e l'occupazione, preservando al contempo la salute degli ecosistemi oceanici". Un tema sottolineato anche dalle Nazioni Unite (Onu), che hanno incluso la “Vita sott'acqua” tra i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (14° SDGs). Nell'ottica di offrire soluzioni di investimento atte a sviluppare e soddisfare la sensibilità al tema degli investitori, BNP Paribas Asset Management ha strutturato all'interno della gamma BNP Paribas Easy il primo fondo indicizzato quotato (ETF UCITS) sulla Blue Economy. Anzitutto, è però opportuno concentrarsi su qualche numero.

Economicità dell'oceano


L'economia oceanica globale produce ogni anno un valore economico pari a 1500 miliardi di dollari. L'Ocse prevede che tale cifra raddoppi entro il 2030, anno in cui il fabbisogno annuo supplementare di pesce della popolazione mondiale dovrebbe raggiungere le 30 milioni di tonnellate. Gli oceani assorbono inoltre il 90% del calore atmosferico in eccesso intrappolato dai gas serra, un passaggio che provoca il riscaldamento dei mari e il cambiamento nella chimica degli oceani, con ripercussioni visibili.



I numeri della Blue Economy


Gli oceani ricoprono il 71% della superficie terrestre, producono il 50% dell'ossigeno che respiriamo e assorbono il 25% delle emissioni di CO2 mondiali. L'economia mondiale dipende in larga parte dagli oceani. Come sottolineato dall'Onu, il 90% del commercio globale utilizza il trasporto marino; il 95% delle telecomunicazioni globali avviene per mezzo di cavi sottomarini; una percentuale compresa tra il 15 e il 20% del consumo annuale di proteine animali si lega alla pesca e all'acquacoltura; più del 30% di petrolio e gas globale sono estratti in mare aperto; il 5% del prodotto interno lordo globale e il 6-7% dell'occupazione globale si legano al turismo costiero.

Sebbene risulti chiara l'importanza strategica dell'economia oceanica, essa continua però ad essere guidata da settori che esercitano una notevole pressione su beni e servizi offerti dal mare, tra cui petrolio e gas, pesca intensiva, turismo massivo e navigazione. Le brillanti prospettive del comparto si scontrano così con dinamiche quali la distruzione degli habitat, l'inquinamento e l'acidificazione delle acque. Se, come sottolinea l'Onu, l'oceano è "il termostato della terra", come ci stiamo muovendo per preservare l'ecosistema marittimo?




La soluzione di BNP Paribas Easy


"Il lancio del primo ETF blue Economy a livello globale” commenta Sabrina Principi, Head of Business Development ETF & Index Solutions – South Europe di BNP Paribas AM, “conferma il nostro forte impegno nell'ambito degli investimenti passivi sostenibili iniziato oltre 12 anni fa. Questa nuova iniziativa sottolinea il nostro ruolo pionieristico nella gestione degli investimenti ESG, nonché l'ambizione ad essere sempre più innovativi nel rispondere alle esigenze dei nostri clienti in tema di investimento responsabile".

Il benchmark di riferimento del BNP Paribas Easy ECPI Global ESG Blue Economy Ucits Etf è l'indice ECPI Global ESG Blue Economy Net Index, che risponde principalmente all'SDGs 14: “Vita sott'acqua”. L'indice azionario, diversificato a livello internazionale, offre un'esposizione a vari settori legati alle energie e alle risorse oceaniche (eolico offshore, biotecnologia marina, energia mareomotrice), ma anche alle attività costiere (protezione del litorale, ecoturismo...), alla pesca e all'acquacoltura, alla riduzione dell'inquinamento (società di riciclaggio/ gestione dei rifiuti, servizi ambientali) e infine al trasporto marittimo (trasporto di container, attrezzature navali).

 
Articolo tratto dal magazine We Wealth di aprile 2021

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