Clienti private: sempre più “green” nella gestione del rischio

Rita Annunziata
18.5.2021
Tempo di lettura: 3'
Secondo Deutsche Bank, il 51% dei clienti private riconosce il valore aggiunto degli investimenti esg nella gestione del rischio. Una tendenza rafforzata anche dalla crisi

L’analisi è stata condotta su un campione di 2.100 clienti private, con un’età compresa tra i 26 e i 70 anni, e provenienti da Belgio, Germania, Hong Kong, India, Italia, Singapore, Spagna, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti

Il 47% degli intervistati considera le questioni ambientali come prioritarie, seguite da quelle di governance (27%) e sociali (26%). Focalizzandosi sulla “e” dell’acronimo, il cambiamento climatico guadagna la vetta del podio con il 46%

La crisi pandemica ha sollevato il desiderio dei clienti private di gestire i potenziali rischi di portafoglio, optando parallelamente per investimenti in linea con i propri valori. A partire dal “green”. Secondo un'analisi dell'international private bank di Deutsche Bank presentata in occasione dell'evento digitale Cio esg client survey & biodiversity report e condotta su un campione di 2.100 clienti (con un'età compresa tra i 26 e i 70 anni, e provenienti da Belgio, Germania, Hong Kong, India, Italia, Singapore, Spagna, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti), il 75% ritiene che i propri investimenti debbano avere un impatto positivo. Una tendenza cui, per il 57%, ha contribuito anche l'emergenza sanitaria.
Poco più della metà, inoltre, ritiene che gli investimenti basati sui fattori esg possano aiutare nella gestione del rischio e il 74% afferma che la pandemia abbia sottolineato l'importanza di tale gestione. Nel dettaglio, spiega Markus Mueller, global head of chief investment office dell'international private bank, “il 47% degli intervistati considera le questioni ambientali come prioritarie, seguite da quelle di governance (27%) e sociali (26%)”. Focalizzandoci sulla “e” dell'acronimo, il cambiamento climatico guadagna la vetta del podio con il 46%, accompagnato dalla degradazione del suolo (21%), dall'inquinamento degli oceani (16%) e dalla perdita di biodiversità (11%). Un fattore, quest'ultimo, di cui viene comunque riconosciuta l'importanza nel processo decisionale d'investimento, specialmente dal 61% delle donne e il 52% dei millennial.

“Le donne sembrano nutrire una sensibilità massima nei confronti di un sottoinsieme più ampio di questioni legate alla sostenibilità, con il 23% che considera la degradazione del suolo particolarmente importante”, continua Mueller. “Sulla stessa linea d'onda i millennial, con il 18% degli intervistati che tende a essere più concentrato sull'inquinamento degli oceani rispetto alla controparte. Il 54% delle piccole e medie imprese, invece, considera il cambiamento climatico una questione chiave, ma solo il 26% di loro ha una strategia esg dedicata”, conclude l'esperto.
Quanto infine alle differenze tra i clienti private dislocati all'interno delle diverse regioni geografiche analizzate, il 64% degli intervistati italiani percepisce più fortemente che i propri investimenti debbano avere un impatto positivo a seguito della crisi pandemica (contro la media globale sopracitata del 57%). “In media, invece, il 63% degli spagnoli considera il grave impatto negativo di tutte le questioni ambientali come estremamente pressante (contro il 50% a livello globale)”, aggiunge Tuan Huynh, chief investment officer for Europe and Asia-Pacific dell'international private bank di Deutsche Bank. Sciogliendo ancora una volta l'acronimo, la “e” di enviromental viene privilegiata dagli investitori europei (54%), la “s” di social dagli statunitensi, e la “g” di governance dagli asiatici. Nel dettaglio delle tematiche ambientali, al primo posto in Europa si posiziona il cambiamento climatico (48% contro il 53% dell'Asia), seguito dall'inquinamento degli oceani (14% contro il 19%) e dalla perdita di biodiversità (12% contro il 10%).

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