Banca Mondiale sotto tiro: sta davvero lottando per il climate change?

Rita Annunziata
14.12.2021
Tempo di lettura: 5'
Stando a quanto risulta al Financial Times, nel corso della Cop26 la Banca Mondiale ha spinto per un accordo meno ambizioso di quanto sperato tra le banche multilaterali di sviluppo. Per Al Gore necessita di “una nuova leadership”

L’ex vicepresidente degli Stati Uniti durante la presidenza Clinton, Al Gore, ha denunciato come la Banca Mondiale si sia “dispersa nell’azione” sul clima e abbia “bisogno di una nuova leadership”

La Banca Mondiale ha contestato di aver spinto per un impegno più debole o meno ambizioso sul clima. Ricordando come non ci fosse consenso tra le banche multilaterali di sviluppo per annunciare obiettivi ulteriori

Nel suo piano climatico di giugno aveva promesso di allineare la maggior parte dei suoi finanziamenti con l'obiettivo di limitare il riscaldamento globale “bel al di sotto” dei 2°C. In sintonia con l'Accordo di Parigi del 2015. Poi, secondo quanto risulta al Financial Times, nel corso della Cop26 ha spinto per un accordo meno ambizioso di quanto sperato tra le banche multilaterali di sviluppo. Per questo motivo, e non solo, la Banca Mondiale è stata attaccata dalle Nazioni Unite e da esperti del cambiamento climatico. Come l'ex vicepresidente degli Stati Uniti durante la presidenza Clinton, Al Gore, che ha denunciato in una recente conferenza organizzata dal quotidiano economico-finanziario britannico come l'istituto si fosse “disperso nell'azione” sul clima e avesse “bisogno di una nuova leadership”.
Le complesse trattative tra le banche multilaterali di sviluppo durante la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, in programma a Glasgow dal 31 ottobre al 12 novembre 2021 sotto la presidenza del Regno Unito, si sono concluse infatti con un comunicato che non prevedeva obiettivi o scadenze ben definiti. “Malpass (presidente della Banca Mondiale da aprile 2019, ndr) rappresenta il blocco principale, non lo considera una priorità”, ha dichiarato al Financial Times una persona a conoscenza dei colloqui. In un'email alle altre banche, visionata dal quotidiano, un rappresentante del gruppo della Banca Mondiale ha inoltre dichiarato che Malpass avesse chiarito che non fosse interessato a “una lunga dichiarazione congiunta” ma avesse proposto “una dichiarazione molto breve” che le singole banche avrebbero potuto accompagnare con un allegato che dettagliasse i propri “piani per il futuro”.

Una precedente bozza di dichiarazione di quattro pagine, inoltre, stabiliva che le banche avrebbero “spostato i finanziamenti verso uno sviluppo a basse emissioni di carbonio” e avrebbero aiutato i paesi ad “allineare il proprio bilancio nazionale” con gli obiettivi dell'Accordo di Parigi. Un'altra formulazione della bozza aggiungeva poi che “gli anni fino al 2030” fossero “cruciali” e che i flussi finanziari dovessero “essere resi urgentemente compatibili con gli obiettivi dell'Accordo di Parigi”. Ma la dichiarazione finale, di due pagine, ha omesso qualsiasi impegno di bilancio.

La Banca Mondiale ha contestato di aver spinto per un impegno più debole o meno ambizioso. “Non c'era consenso tra le banche multilaterali di sviluppo per annunciare impegni ulteriori rispetto a quelli già annunciati o che si preparavano ad annunciare”, ha dichiarato l'istituto. Ma alla Cop26 Selwin Hart, consigliere speciale del segretario generale delle Nazioni Unite per l'azione sul clima, ha criticato duramente il gruppo della Banca Mondiale, definendo “scioccante e profondamente deludente” che non si fosse impegnato ad allineare il proprio portafoglio all'obiettivo di limitare il riscaldamento globale sotto gli 1,5°C. In una lettera al Financial Times, la banca ha dichiarato che le critiche di Hart non riflettessero accuratamente la sua “leadership climatica”, definendosi come il più grande fornitore multilaterale di finanziamenti legati al clima. Ma come ricorda infine il quotidiano, il gruppo ha deciso di non unirsi ai numerosi paesi e alle altre banche di sviluppo impegnatisi a porre fine ai finanziamenti pubblici a carbone, petrolio e gas entro la fine del 2022. E il suo piano di giugno non includeva neppure una scadenza per la graduale eliminazione diretta e indiretta dei finanziamenti ai combustibili fossili.
Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.
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