Accordo sul clima: taglio del 55% delle emissioni entro il 2030

Rita Annunziata
11.12.2020
Tempo di lettura: 3'
I leader europei sono giunti a un accordo sul fronte del clima: l'obiettivo di riduzione delle emissioni entro il 2030 sale dal 40 al 55%. Un'intesa che, secondo Ursula von der Leyen, pone il continente “su un percorso chiaro verso il raggiungimento della neutralità climatica nel 2050”

L'intesa è giunta dopo che i leader europei hanno sbloccato non solo il bilancio 2021-2027 da quasi 1.100 miliardi ma anche il Next Generation Eu da 750 miliardi

Secondo un'analisi del Global carbon project, la crisi epidemiologica ha contribuito a contrarre le emissioni globali del 7%. Ma non è ancora tempo per cantar vittoria

Bruxelles. Dopo una lunga notte di negoziati estenuanti, i leader europei sono giunti a un accordo che si prepara a definire il cammino degli Stati membri nei prossimi dieci anni. “Abbiamo deciso di tagliare le emissioni di almeno il 55% entro il 2030”, annuncia il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, su Twitter. Un'intesa, aggiunge la presidente dalla Commissione europea, Ursula von der Leyen, che rende l'Europa “a prova di futuro”.
A porre inizialmente un freno alla decisione la Polonia, la cui economia dipende in misura rilevante dal carbone. Varsavia, spiega Il Sole 24 ore, avrebbe difeso infatti “il principio secondo il quale il calcolo del target nazionale debba avvenire sulla base del prodotto interno lordo, in modo che i paesi meno ricchi sarebbero chiamati a minori sforzi ambientali”. L'intesa, inoltre, è giunta dopo che i Ventisette hanno sbloccato non solo il bilancio 2021-2027 da quasi 1.100 miliardi ma anche il Next Generation Eu da 750 miliardi, “una componente chiave della nostra ambizione climatica”, spiega von der Leyen.

“L'accordo di oggi ci pone su un percorso chiaro verso il raggiungimento della neutralità climatica nel 2050. Dà certezze agli investitori, alle imprese, alle autorità pubbliche e ai cittadini. Tutti i paesi dell'Unione europea dovrebbero trarre vantaggio dalla transizione, godendo di una crescita economica, un ambiente più pulito e cittadini più sani”, continua la politica tedesca. Sulla stessa linea d'onda anche il presidente francese, Emmanuel Macron, che ricorda la vigilia del quinto anniversario dell'Accordo di Parigi, sottolineando come sia necessario fare “di tutto adesso per avere successo. Adesso. Tutti insieme. Perché non esiste un piano b”. “Nottata intensa di lavoro al Consiglio europeo, coronata dalla chiusura positiva sul Green Deal”, aggiunge il premier Giuseppe Conte in un tweet. “Adesso – conclude il commissario europeo, Paolo Gentiloni – l'Europa fa sul serio”.
Intanto, secondo un'analisi del Global carbon project, un'organizzazione nata con l'obiettivo di sostenere il dibattito politico e le azioni per rallentare e bloccare l'aumento di gas serra nell'atmosfera, la crisi epidemiologica ha contribuito a contrarre le emissioni globali della cifra record del 7%. In particolare, spiegano i ricercatori, si parla di 2,6 miliardi di tonnellate di anidride carbonica in meno rispetto al 2019, il più grande crollo dalla seconda guerra mondiale (quando si parlava di 0,9 miliardi di tonnellate di Co2). Le emissioni del 2019, tuttavia, erano solo dello 0,1% al di sopra rispetto a quelle del 2018, prova di un rallentamento già in corso prima dello scoppio della pandemia.

Ciononostante, entro la fine dell'anno è attesa una contrazione delle emissioni per i Ventisette dell'11% e del 12% per gli Stati Uniti. Più contenuto, invece, il calo atteso per India e Cina, rispettivamente del 9 e dell'1,7%. Ma non è ancora tempo di cantar vittoria: le emissioni starebbero già tornando ai livelli pre-pandemici. “Il rimbalzo delle emissioni a seguito delle crisi precedenti suggerisce che la tendenza nel lungo termine sarà influenzata dalle azioni per stimolare l'economia globale in risposta al covid-19”, spiegano infatti i ricercatori. Poi concludono: “È troppo presto per dedurre il livello di rimbalzo delle emissioni durante il 2021 e oltre”.

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