Esg, 1.000 fondi pronti a essere declassati. I rischi per chi investe

Rita Annunziata
24.3.2023
Tempo di lettura: 3'
Il volume di Etf europei con un rating Esg a tripla A potrebbe crollare da 1.120 a soli 54. Complice il pressing delle autorità di regolamentazione a seguito del dilagare di fenomeni di greenwashing

Secondo una nota diramata ai clienti del ramo iShares di BlackRock, 1.476 fondi finiranno per avere un rating inferiore, 905 resteranno invariati e 78 otterranno un rating superiore

Carnevali: “I downgrade possono celare un fenomeno di greenbleaching, per cui - anche se vengono compiuti investimenti sostenibili - i gestori non lo dichiarano in un’ottica prudenziale”

A fine 2021 circa il 42,4% dei fondi di risparmio gestito a livello europeo erano etichettati come sostenibili e classificati come artt. 8 e 9 ai sensi della Sfdr

Il caos delle regole continua a far sgonfiare l’elenco dei fondi sostenibili. Secondo una nota diramata ai clienti del ramo iShares di BlackRock e visionata dal Financial Times, il volume di Etf europei con un rating Esg a tripla A targato Msci è destinato a crollare da 1.120 a soli 54, mentre i prodotti senza rating schizzeranno da 24 a 462. Un’operazione, la cui entità non è stata confermata al momento dalla società di rating, che rischia di avere “un impatto sui gestori in termini di outflow”, spiega Massimiliano Carnevali, group chief compliance officer di Mediobanca intervenuto in occasione dell’evento Finanza sostenibile e greenwashing organizzato da Mediobanca e Kpmg. E che punta ancora una volta il faro, secondo gli esperti, sulla necessità di una terminologia esaustiva per contrastare l’ambientalismo di facciata e mitigarne i rischi connessi.


“Stando a quanto risulta al Financial Times, Msci uscirà con una consultazione per rivedere la classificazione dei propri rating Esg”, racconta Carnevali. “Si stima un effetto abbastanza importante: dei 1.120 fondi che secondo la società di rating si classificano come tripla A, ne rimarranno solo 54”. In questa piramide inversa, complessivamente, 1.476 fondi finiranno per avere un rating inferiore, 905 resteranno invariati e 78 otterranno un rating superiore, secondo la ricerca di iShares. “Per i gestori avere un fondo che passa da una categoria all’altra ha un impatto importante, anche in termini di outflow. Motivo per cui il ruolo degli index provider assume una rilevanza particolare”.


Dal greenwashing al greenbleaching

A fine 2021, continua Carnevali, circa il 42,4% dei fondi di risparmio gestito a livello europeo erano etichettati come sostenibili e classificati come artt. 8 e 9 ai sensi della Sustainable finance disclosure regulation (o Sfdr, la normativa europea sull’informativa di sostenibilità nel settore dei servizi finanziari). “All’inizio la ripartizione era più sbilanciata verso l’art. 9 poi, intorno alla metà del 2021, anche a seguito di alcuni orientamenti delle autorità, i gestori hanno iniziato a temere di aver classificato come art. 9 prodotti che non lo erano”, ricorda Carnevali. “Questo ha innescato un processo di spostamento di connotazione, trend proseguito anche negli anni successivi”. I downgrade, continua l’esperto, possono nascondere tra l’altro anche un fenomeno di greenbleaching “per cui - anche se vengono compiuti investimenti sostenibili - i gestori non lo dichiarano in un’ottica prudenziale per evitare rischi legali e reputazionali”.


LE OPPORTUNITÀ PER TE. Quali sono le attività economiche che possono essere considerate sostenibili, ai sensi della Tassonomia europea? Quali saranno le prossime tappe della normativa Esg? Gli esperti selezionati da We Wealth possono aiutarti a trovare le risposte che cerchi. RICHIEDI LA TUA CONSULENZA GRATUITA


Le mosse dei colossi dell’asset management

Nel 2022 gli asset in gestione del settore dell’asset management colpiti da riclassificazioni hanno superato quota 100 miliardi di dollari, complice il caos che pervade la regolamentazione europea relativa alla finanza sostenibile, osserva Carnevali. Bnp Paribas, per esempio, ha dichiarato di voler cambiare la classificazione dei fondi art. 9 per un valore di 16 miliardi di dollari, mentre la riclassificazione di Dws colpirà otto fondi che detengono in gestione circa 265 milioni di dollari. Ancora prima altri giganti dell’investimento come BlackRock, Pacific Investment Management e Amundi avevano compiuto operazioni simili; Amundi, in particolare, ha dichiarato che quasi tutti i suoi 46 miliardi di dollari in fondi art. 9 saranno riclassificati.


Faccia a faccia col caos regolamentare

“Il greenwashing è un fenomeno con una molteplicità di sfaccettature che, se non adeguatamente gestito, rischia di far inciampare gli investitori non solo in rischi reputazionali, ma anche finanziari e legali”, interviene Giovanna Frati, vice responsabile dell’Ufficio Vigilanza Sgr e Oicr di Consob. “Il punto è che al momento non esiste una definizione vincolante di greenwashing. Inoltre, si muove all’interno di un framework normativo in evoluzione, che lascia ampia discrezionalità in capo agli operatori di mercato. Su alcuni aspetti deve essere ancora elaborata una proposta, basti pensare alla Tassonomia sociale; per altri i negoziati sono in corso, come la Corporate sustainability reporting directive o l’European green bond standard (sul quale Consiglio e Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo provvisorio lo scorso 28 febbraio, ndr)”. Quello che ricaviamo dai dati di mercato, continua Frati, è un’attenzione crescente nei confronti di queste tematiche. “Ma come sempre l’opportunità è l’altra faccia del rischio”, avverte. “Se ai regolatori è quindi attribuita la definizione di un framework normativo coerente e ai supervisori il compito di una supervisione efficace, agli operatori di mercato spetta il compito di declinare le disposizioni normative in processi robusti e standard corretti e affidabili. Solo così potranno contribuire alla crescita di un sistema solido e al riparo dai rischi finanziari”. 

Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.
La redazione vi consiglia altri articoli

Cosa vorresti fare?