Rosa o rosato, la riscossa del vino cenerentola

Orazio Vagnozzi
Orazio Vagnozzi
4.3.2022
Tempo di lettura: 3'
Ingiustamente considerati amati solo dalle donne, per anni snobbati dal collezionismo, i vini rosati sono ormai in crescita costante da almeno 20 anni, con consumi record in Francia. E in Italia? Hanno fatto finalmente breccia
Il trend è chiaro, crescita costante ormai da almeno 20 anni con consumi record in Francia e incrementi eccezionali negli Stati Uniti: si tratta dei vini rosati che anche in Italia hanno finalmente fatto breccia con consumi sempre crescenti. Sempre più facile trovarli nelle carte dei vini e sempre più presenti nelle proposte al bicchiere. Il vino rosato è fatto a partire da uve a bacca nera lasciate macerare a contatto con il mosto per un tempo più o meno breve, in modo che i pigmenti contenuti nelle bucce donino il caratteristico colore al vino.

Esiste anche un altro metodo, chiamato saignée in Francia e da noi chiamato “salasso” che consiste nel prelevare una parte di mosto dalle botti di uve a bacca rossa in macerazione con cui poi fare il vino (il vero obiettivo nella circostanza non è tanto il liquido di colore rosa che si estrae, ma di avere il mosto rimanente più corposo e carico di colore).
Eppure in Italia il vino rosato (o rosa, come qualcuna ama chiamarlo da qualche tempo) è una riscoperta, perché ci sono zone in Italia che hanno una lunga tradizione di vini rosati: a cominciare dal Salento in cui si producono vini rosati dalla notte dei tempi (chi non ha sentito parlare del Five Roses di Leone De Cartis a base di negroamaro e malvasia nera?) o sempre in Puglia dalle Murge col Castel del Monte rosè Doc e Castel Del Monte Bombino Nero Docg entrambi a base di bombino.

E poi il Cerasuolo d'Abruzzo Doc, da uve montepulciano d'Abruzzo, la prima Doc d'Italia a essere destinata unicamente a vini rosati. Senza dimenticare il Cirò Rosato Doc in Calabria, da uve gaglioppo, il Valtènesi Chiaretto Doc, da uve groppello con barbera, sangiovese, marzemino e rebo in Lombardia e il Bardolino Chiaretto Doc da uve corvina e rondinella in Veneto.

E ora troviamo vini rosati un po' in tutte le aree produttive italiane spesso di eccellente livello. Moltissimi produttori hanno iniziato negli ultimi anni a produrre vini rosati e quelli che già lo facevano (molti più di quanto si creda per la verità) hanno finalmente cominciato ad attribuirgli una maggiore enfasi e importanza. Pochi sanno per esempio che la zona di Bolgheri, prima di ottenere il riconoscimento della Doc per i suoi straordinari vini rossi solo nel 1993, già dal 1983 aveva ottenuto la Doc per i suoi vini bianchi e rosati.

E se vogliamo dirla tutta, forse è ingiusto parlare genericamente di vini rosati. Parliamo di una tipologia di vino molto eterogenea, con diverse vocazioni territoriali, diversi i vitigni utilizzati, diverse filosofie produttive che portano a “stili”, quindi sorsi, incredibilmente diversi tra loro: diversità e peculiarità a lungo bistrattate e poco valorizzate, ma che rappresentano un valore, una ricchezza (anche ampelografica) su cui l'Italia del vino sembra voler scommettere.

Giusto per ricordarlo, quando parliamo di vini rosati ci riferiamo a una tavolozza di tonalità, che variano dal rosa tenue, al chiaretto, dal cerasuolo al rosa corallo, per arrivare al rosa intenso e a una varietà di sensazioni olfattive e degustative non meno interessanti rispetto ai vini bianchi o ai rossi. Non se ne può più di sentir dire che i rosati sono vini per l'estate e amati soprattutto dalle donne. In realtà, al di là che sembrano piacere a tutti  ed essere adatti a tutte le stagioni, tra le ragioni del successo dei vini rosati c'è sicuramente l'eccellente capacità di abbinamento.

Si tratta di vini molto versatili in tavola e, a seconda della tipologia, vini che si prestano ad accompagnare gran parte delle ricette della tradizione italiana. Ottimi con antipasti di pesce, con piatti ricchi ma delicati come i risotti, con alcuni salumi, con le carni bianche, ma anche con le carni rosse, con piatti di verdure ma anche con i dolci con la frutta. E poi sono insuperabili con la pizza e le zuppe di pesce.

Fare una scelta non è facile, soprattutto oggi in cui il livello dei vini rosati è molto cresciuto. Da bevitore ante litteram di vini rosati sono affezionato ad alcuni che hanno mantenuto nel tempo livelli di eccellenza. Ecco alcuni vini rosati da non perdere diversissimi tra loro, ma tanto, tanto buoni:

Cerasuolo d'Abruzzo 2017 Valentini Cerasuolo d'Abruzzo: 100% montepulciano d'Abruzzo, dal colore rosa buccia di cipolla con riflessi leggeri tendenti al viola ha un naso di ciliegia, viola e rosa appassita. In bocca esplosione di fragola con sensazioni di agrumi. Un esempio di maestria enologica.

Calabria Rosato IGT “Il marinetto” 2019 di Sergio Arcuri: 100% gaglioppo, dal colore rosa corallo, con un naso intenso su note iodate da cui emergono profumi di arancia sanguinella, melograno e lampone. Sorso che incanta, di rara struttura. Una bomba.

Bombino Nero Rosato Castel del Monte Docg 2018 di Masseria Faraona: dal colore rosa chiaro lucente al naso esprime frutta esotica, mela cotogna, amarena, pompelmo rosa, zenzero e cannella e in bocca frutto polposo e succoso con un finale fresco e persistente per un vino di grande beva. Attenti a non berlo a secchiate.

Buon rosato a tutti!
Opinione personale dell’autore
Il presente articolo costituisce e riflette un’opinione e una valutazione personale esclusiva del suo Autore; esso non sostituisce e non si può ritenere equiparabile in alcun modo a una consulenza professionale sul tema oggetto dell'articolo. WeWealth esercita sugli articoli presenti sul Sito un controllo esclusivamente formale; pertanto, WeWealth non garantisce in alcun modo la loro veridicità e/o accuratezza, e non potrà in alcun modo essere ritenuta responsabile delle opinioni e/o dei contenuti espressi negli articoli dagli Autori e/o delle conseguenze che potrebbero derivare dall’osservare le indicazioni ivi rappresentate.
Direttore della sezione vini di Passione Gourmet e angel investor, Orazio, dopo oltre vent’anni come partner di una multinazionale della consulenza direzionale decide di dedicarsi al cibo ed al vino, le sue passioni. Autodidatta, degustatore professionista, ha frequentato dal 2002, quale membro del Grand Jury Européen, alcuni dei più noti esperti di vino del pianeta ed ha allestito negli anni una cantina che ospita 15.000 bottiglie. Effettua valutazioni di bottiglie pregiate e nel tempo libero ama condividere con gli amici i vini della sua cantina.

Cosa vorresti fare?

X
I Cookies aiutano a migliorare l'esperienza sul sito.
Utilizzando il nostro sito, accetti le condizioni.
Consenti