Franciacorta, un territorio sinonimo di bollicine

Orazio Vagnozzi
Orazio Vagnozzi
18.2.2021
Tempo di lettura: 3'
Franciacorta è una terra di eccellenza enologica dove si producono alcune tra le migliori bollicine italiane adottando il cosiddetto metodo classico, quello in cui la rifermentazione che produce l'effervescenza avviene direttamente nella bottiglia
Franciacorta è una terra di eccellenza enologica dove si producono alcune tra le migliori bollicine italiane adottando il cosiddetto metodo classico, quello in cui la rifermentazione che produce l'effervescenza avviene direttamente nella bottiglia.
La Franciacorta è dislocata nel cuore della Lombardia, tra Brescia e la parte meridionale del lago d'Iseo. Si tratta di un territorio di 250 chilometri quadrati, cioè 25.000 ettari, di cui circa 3000 vitati. È un'area che comprende una ventina di comuni della Provincia di Brescia.

Pochi conoscono la storia di Franciacorta e dei suoi vini. In verità in Franciacorta il vino si produce da sempre. Nella zona di Provaglio d'Iseo sono stati rinvenuti vinaccioli risalenti addirittura all'epoca delle palafitte: questo dimostra che la vite era presente nella zona di Franciacorta già nella preistoria. Inoltre, autori classici latini come Plinio, Colummella e Virgilio parlano della vite in questa zona e ci sono documenti del IX, X e XI secolo dei monasteri ad attestare l'importanza della viticoltura nell'economia della Franciacorta.
Quanto all'origine del nome Franciacorta ci sono versioni leggendarie come quella che lo fa risalire addirittura a Carlo Magno che, conquistata Brescia nel 774, non potendo festeggiare la ricorrenza di San Dionigio a Parigi a causa della guerra, secondo la leggenda, chiamò l'area di Rodengo Saiano in cui era dislocato il suo accampamento – e in cui si svolse la festa –, Franza Curta, cioè piccola Francia.

In realtà per trovare la prima testimonianza scritta relativa al nome Franciacorta o meglio Franzacurta dobbiamo andare al 1277, tredicesimo secolo, in cui il nome compare in un'ordinanza riportata negli Statuti di Brescia. Franzacurta, dal latino franchae curtae cioè “corti franche” ovvero corti monastiche che erano tenute esenti dai tributi vescovili.  Bisogna considerare che nel 13° secolo la Franciacorta comprendeva i comuni della strada per Iseo che dalla periferia di Brescia giungeva al lago e la strada che portava al lago d'Iseo era un'area strategica per il trasporto del cibo e di altre derrate per la città di Brescia. Le corti in pratica erano franche dai tributi in cambio del mantenimento delle strade e delle bonifiche delle aree.
Tornando al vino, nel territorio del Franciacorta si producono vini fin dal sedicesimo secolo. Uno studio effettuato sul Catasto Napoleonico del 1809 certifica l'esistenza di quasi 1000 ettari vitati, ben superiori alle necessità dei circa 40.000 abitanti e destinati quindi alla vendita.

E prima di venire ai giorni nostri una curiosa notizia di cronaca. Nel 1570 il medico bresciano Gerolamo Conforti (una specie di precursore di Dom Perignon – quello che per intenderci avrebbe inventato lo champagne) scrive il Libellus de vino mordaci, una delle prime pubblicazioni sulla fermentazione in bottiglia per la preparazione dei vini spumanti. Insomma la zona era predestinata.

E veniamo alla storia più recente. Forse non tutti lo sanno, ma la prima bottiglia di bollicine in Franciacorta è storia recentissima.
Franco Ziliani, giovane enologo, incontra nel 1955 Guido Berlucchi a Palazzo Lana. Dall'incontro nasce un bel sodalizio, ma Franco sogna di poter vinificare quello che lui considerava il suo vino preferito: una bollicina vinificata col metodo Champenoise, come veniva chiamato allora anche in Italia. Franco studia il metodo e fa qualche capatina in Francia per carpire i segreti di questa vinificazione. Fa un po' di esperimenti e alla fine quando si sente pronto decide di produrre uno spumante con l'uva disponibile in quel momento, il Pinot bianco. Siamo nel 1961 e furono prodotte 3000 bottiglie, vinificate con quello che oggi in Italia chiamiamo metodo classico, di Pinot di Franciacorta.

Ed è la prima volta che il nome geografico della zona appare sull'etichetta di un vino. Ne sono rimaste solo due bottiglie che la famiglia Ziliani custodisce gelosamente. La famiglia Ziliani è oggi proprietaria dell'azienda Berlucchi, leader in Franciacorta, e si appresta a festeggiare il 50° anniversario di quello storico evento.
Nel 1967 ai vini di Franciacorta viene accordata la doc e negli anni 70, la fama del vino spumante prodotto da Berlucchi convince altri produttori della zona a occuparsi di questa tipologia di vino. Fra questi alcuni nomi molto noti come Domenico De Filippo dell'Azienda Montorfano De Filippo, il Barone Pizzini Piomarta dell'azienda Barone Pizzini, i fratelli Lenza dell'Azienda Agricola Lenza, i Lantieri de Paratico, dell'omonima azienda agricola, Pietro Bersi Serlini, della Bersi Serlini,  la famiglia Fratus con l'azienda Riccafana, Anna Maria Clementi Zanella con Ca' del Bosco e Vittorio Moretti con Bellavista.

Tra i tanti personaggi che hanno contribuito alla storia delle bollicine della Franciacorta, una menzione particolare la merita Maurizio Zanella fondatore di Ca' del Bosco. Nel 1980, Maurizio Zanella – dopo avere studiato alla Station Œnologique de Bourgogne e all'Università di Enologia di Bordeaux – ispirandosi ai celebri vini della Champagne, decide di avviare nella sua azienda la produzione di spumanti. I Franciacorta di Ca' del Bosco divennero un punto di riferimento per tutta la zona e il vino di punta dell'azienda, l'Anna Maria Clementi, è un grande vino noto a tutti gli appassionati di bollicine.
Nel 1990 nasce il Consorzio per la Tutela dei Vini Franciacorta, e nel 1995 viene riconosciuta la Denominazione di Origine Controllata e Garantita (Docg).

Tra l'altro bisognerebbe fare attenzione ai termini, perché non è corretto parlare di “spumanti Franciacorta”. È più corretto – e più rispettoso – parlare di Franciacorta e basta. L'Unione Europea riconosce a solo tre vini italiani (Asti, Marsala e, appunto Franciacorta) la possibilità di indicazione senza altri termini qualificanti. Quindi è opportuno ricordarlo: “Franciacorta” e non "spumante Franciacorta", come è storicamente anche per lo Champagne. Ve lo immaginate se chiedessimo uno “spumante Champagne”?

Per completezza va ricordato che per quanto la notorietà venga dalle bollicine, in Franciacorta si producono anche ottimi vini cosiddetti fermi, sia bianchi che rossi, la cui denominazione è “Terre di Franciacorta” o “Curtefranca”.

Ma perché le bollicine vengono così bene in questo territorio che sembra sembra un vero e proprio anfiteatro che si è formato oltre un milione e mezzo di anni fa? Quando i ghiacciai si sono ritirati hanno lasciato quello che viene chiamato un terreno di origine morenica che è un terreno di straordinaria ricchezza minerale. Un territorio al cui interno si possono individuare varie zone, “diverse unità vocazionali” come le definisce il disciplinare di Franciacorta, con una eterogeneità di terroir che assicura alla Franciacorta una significativa varietà nelle caratteristiche sensoriali dei suoi vini. Inoltre c'è anche un clima particolare dato dalla pianura da una parte e dal lago d'Iseo dall'altra con le montagne a completare la conformazione ad anfiteatro.

La vicinanza della pianura provoca regime di brezza e inversioni termiche, mentre la vicinanza del lago d'Iseo funge da volano termico e protegge dai picchi di temperatura in inverno ed estate. Questo diminuisce il rischio di gelate o di sovramaturazioni, intensifica le precipitazioni e influenza il regime dei venti. E la presenza a nord della Valcamonica assicura infine una pressoché continua ventilazione e un regolare apporto idrico oltre ad evitare pericolosi ristagni di umidità con il risultato di uve perfette e mature in vendemmia.

Una delle conseguenze è che in Franciacorta i cosiddetti dosaggi (cioè l'aggiunta di zucchero durante la fase finale di vinificazione col metodo classico) sono spesso molto bassi se non addirittura pari a zero. Non solo.  Le uve a bacca bianca, in particolare lo Chardonnay, sono particolarmente indicate per un metodo di spumantizzazione che prevede una minore pressione in bottiglia e quindi un'effervescenza minore: 5 atmosfere o meno invece delle canoniche 6 -6,5 atmosfere. E così si ottiene il “Saten” che si distingue per la sua delicatezza, cremosità e morbidezza.

Date le caratteristiche dei Franciacorta, non ha molto senso un paragone con Champagne, dove sappiamo che le uve vengono raccolte normalmente meno mature e i livelli di acidità sono più alti. Sono vini che si assomigliano, ma sono diversi. Quando beviamo Franciacorta, beviamo qualcosa di unico e poco paragonabile ad altre realtà.

Le uve coltivate sono al 75%-80% Chardonnay e 15-20% Pinot Nero con una piccola percentuale di Pinot Bianco e una piccolissima produzione di Erbamat, un vitigno autoctono con grande contenuto di acidità.

Le regole di produzione dettate dal disciplinare sono strettissime. Il Consorzio si è dato regole improntate al raggiungimento della massima qualità. Non si possono usare macchine per fare la vendemmia, no all'irrigazione, La permanenza sui lieviti deve essere al minimo di 18 mesi. In Franciacorta 2/3 delle vigne sono organiche. Oggi si può ormai parlare di vero e proprio metodo Franciacorta. Caratteristica fondamentale del Franciacorta è che l'unico metodo ammesso per la presa di spuma è quello tradizionale ovvero la rifermentazione in bottiglia, appunto il metodo classico. Franciacorta è stata la prima DOCG in Italia esclusivamente dedicata al metodo classico.

Franciacorta, una realtà che oggi conta circa 120 produttori che producono quasi 20 milioni di bottiglie all'anno, è un modello da guardare con attenzione. Un modello produttivo che punta senza mezzi termini al conseguimento della massima qualità.

Oggi le bollicine della Franciacorta appartengono al ristretto gruppo dei vini d'eccellenza del mondo. Un successo ottenuto con caparbietà e serietà in un tempo relativamente breve. 60 anni dalla prima bottiglia e diciamo una trentina di anni da quando il marchio Franciacorta ha iniziato ad affermarsi. La strada percorsa dai produttori della Franciacorta è un brillante esempio di come la serietà e la passione condivisa per l'ottenimento della qualità dei vini di una zona, consenta di raggiungere livelli elevatissimi in poco tempo.
Direttore della sezione vini di Passione Gourmet e angel investor, Orazio, dopo oltre vent’anni come partner di una multinazionale della consulenza direzionale decide di dedicarsi al cibo ed al vino, le sue passioni. Autodidatta, degustatore professionista, ha frequentato dal 2002, quale membro del Grand Jury Européen, alcuni dei più noti esperti di vino del pianeta ed ha allestito negli anni una cantina che ospita 15.000 bottiglie. Effettua valutazioni di bottiglie pregiate e nel tempo libero ama condividere con gli amici i vini della sua cantina.

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