Brunello, non solo vino: +1962% per un ettaro di terreno

Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani
23.11.2021
Tempo di lettura: 2'
Simbolo del Made in Italy, garanzia di qualità, il Brunello di Montalcino fa sempre più strage di cuori e di portafogli. E non si parla solo del vino. Oggi un suo ettaro di terreno costa il +1962% rispetto a trent'anni fa
Quanto si guadagna investendo in vino? Si chiedono sempre più aspiranti enoinvestitori. La risposta - ça va sans dire - è dipende. Da vino a vino le performance variano molto. Tuttavia, alcuni vini sono una garanzia sia in termini di gusto che di rivalutazione. È il caso per esempio del Franco Biondi Santi. Quando il patriarca del Brunello mise in vendita la Riserva del 1982, una sua bottiglia si poteva acquistare per 30 mila lire. Oggi costa 1890 euro. Ma il Biondi Santi non è il solo ad essersi apprezzato: anche il vitigno da cui ha origine è stato una miniera d'oro per molti. A fare il punto è l'analisi di WineNews “Montalcino 1992-2022” commissionata dal Consorzio del Vino Brunello di Montalcino per i 30 anni di “Benvenuto Brunello 2021”.
Nel 1992 un ettaro di terreno vitato e/o vitabile di Brunello di Montalcino valeva 40 milioni di vecchie lire, pari a 36.380 euro attuali. Oggi, dopo trent'anni, vale 750.000 euro, 20 volte in più, per una rivalutazione record del +1.962%. Come si spiega un tale apprezzamento? I motivi sono molteplici, ma convergono tutti ad un fatto: Montalcino è diventato un distretto che si “auto-alimenta”, capace di attrarre le più alte professionalità, le migliori imprese ed importanti investimenti nei vigneti e nelle cantine, da ogni angolo del mondo.

E pensare che Montalcino era una delle località più depresse e meno popolate del territorio di Siena, nella profonda crisi economica e sociale a cavallo tra gli anni Cinquanta e Settanta, a seguito dell'abbandono delle campagne. Sono seguiti importanti riconoscimenti che hanno dato l'impulso per le aziende a produrre vino: nel 1966 Montalcino ha ottenuto la Doc e nel 1980 è poi diventata la prima Docg d'Italia, risultato di una chiara scelta di puntare tutto sulla qualità. Gli anni Novanta sono stati infine il vero punto di svolta per il Brunello ed il suo territorio grazie ad una crescita inarrestabile che arriva fino ai giorni nostri.

Di pari passo, Montalcino è cresciuta in notevole misura ed in poco tempo, anche in fatto di ettari di vigneto dedicati alla coltivazione del Brunello, passando dai 64 ettari del 1967 (anno di costituzione del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino), ai 1.100 del 1992 fino agli attuali 2.100 ettari. Di conseguenza, anche la produzione è passata da poco più di 2.000 ettolitri negli anni Sessanta, agli oltre 50.000 negli anni Novanta, fino a superare gli 80.000 nel 2020

Ma, soprattutto, ad esser aumentato in maniera esponenziale è il valore reale di mercato, analizzato da WineNews, dei vigneti del Brunello. Nel 1966 un ettaro di terreno vitato e/o vitabile valeva 1,8 milioni di lire, cifra che è raddoppiata nel giro di poco più di un decennio. Con la possibilità di acquistare i diritti di reimpianto da altri territori, la “nuda terra” in cui coltivare il Sangiovese per il futuro Brunello valeva 3,5 milioni di lire ad ettaro negli anni Ottanta. Ma il vero boom è avvenuto nell'ultima decade del vecchio millennio, quando le valutazioni hanno raggiunti i 30 milioni di lire. L'ascesa di prezzo non accenna a fermarsi anche oggi. Dopo aver superato la soglia dei 400.000 euro dopo la grandissima annata 2010, nelle ultime compravendite si è sfiorato il milione di euro: una rivalutazione del 4500% in poco più di mezzo secolo.
Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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