I segreti del successo in asta di una collezione privata milanese

Teresa Scarale
Teresa Scarale
16.11.2023
Tempo di lettura: 3'
Ottiene oltre 3,3 milioni di euro la vendita in asta di una prestigiosa collezione meneghina da Pandolfini. Un risultato che è frutto di una sapiente veicolazione al mercato da parte della casa d’aste – prossima al centenario. We Wealth ha raggiunto l’amministratore unico Pietro De Bernardi per saperne di più

Dall’antico al Moderno: opere da una storica collezione milanese: è il nome della più recente asta Pandolfini, tenutasi mercoledì 8 novembre 2023 nella sede meneghina della storica casa d’aste, in via Manzoni. L’incasso (commissioni incluse) è stato di 3.303.700 euro: quasi tutti venduti i lotti (90%), per raddoppio abbondante (+210%) delle quotazioni pre asta. 

«Fin dai primi giorni di esposizione avevamo capito che l’interesse era molto alto», sottolinea l’amministratore unico di Pandolfini Pietro De Bernardi, «ma i risultati sono andati oltre le nostre aspettative e dimostrano la piena salute del mercato dell’arte italiano ed internazionale». Niente male per una variegata ed elegante collezione privata, messa insieme da una facoltosa famiglia imprenditoriale al solo scopo di circondarsi di bellezza, senza focalizzarsi su un unico tema. «Si tratta di una collezione eclettica», prosegue De Bernardi, «non centrata su un unico tema o epoca. Un buon mix di scultura, pittura antica, moderna. Esprime lo spirito del collezionismo moderno: non monotono, ma in cerca della qualità, che si tratti di opera antica o moderna». Su tutte le opere in asta ha svettato lo splendido Busto della Santa Vergine di Antonio Canova, aggiudicato per 1.034.800 di euro


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Antonio Canova


Cosa ha condotto al successo di questa collezione, al di là della qualità intrinseca delle opere?

«Prima di tutto, il fatto che sul mercato non ci sia quasi nulla di valido sia nell’ambito delle opere antiche che di quelle dell’800 e di inizio ‘900. Questa collezione aveva un gruppo di opere davvero di altissima qualità, molto rare e in eccellente stato di conservazione. Si pensi al solo Canova, del quale c’è pochissimo sul mercato, in Italia zero. Oppure al Sironi (Mario Sironi, Composizione con manichino, venduta – dopo un’agguerrita gara tra partecipanti – a 132.300 euro, ndr) che era un Sironi del 1919, ricercatissimo, quasi introvabile. Sull’esito del Paolini per esempio (Pietro Paolini, Fanciulla musicante e un giovane con piatto di cacciagione che – dopo una serrata competizione tra la sala e la piattaforma Live – è stato battuto per 571.200 euro, sul podio dei migliori risultati raggiunti da Pandolfini per un dipinto antico) ha influito il fatto che potesse essere esportato liberamente. Un caravaggesco di quella qualità è difficile trovarlo».



Mario SironiComposizione con manichino



Pietro PaoliniFanciulla musicante e un giovane con piatto di cacciagione


E poi? 

«Abbiamo saputo valorizzare la collezione e comunicarne la qualità in maniera eccellente. La raccolta era ben più vasta, ma noi per questa seduta d’asta abbiamo selezionato i migliori lotti per ogni categoria. Il catalogo non era inquinato – mi passi il termine – da oggetti immeritevoli del palcoscenico che offrivamo. I nostri esperti hanno esaminato, studiato attentamente ogni singolo pezzo della collezione, promuovendo solo il meglio di ogni epoca. Solo 83 lotti sono stati promossi per questa asta speciale. È stato il valore aggiunto di Pandolfini: il privato cerca la qualità, ma deve essere aiutato a riconoscerla, deve poter capire che la casa d’aste ha la competenza e la forza per far un lavoro di selezione costruendo un catalogo con le opere in cui crede, rischiando in proprio e creando l’evento. La qualità va comunicata e presentata; altrimenti la riconosce solo il mercate, che non ha certo bisogno di acquistare in asta. 


E gli altri oggetti di questa importante collezione privata milanese, non andranno in asta da Pandolfini?

«Verranno distribuiti in successive aste tematiche: è la collocazione migliore e più valorizzante». 


Come mai la famiglia ha deciso di vendere la propria collezione privata? 

 «Come nel 90 per cento dei casi, si è trattato di una decisione legata al passaggio generazionale. È questo il motivo principale per cui i clienti vendono, e noi siamo partner da un secolo delle più importanti famiglie italiane per prenderci cura della loro richiesta di messa a valore di questa porzione di patrimonio che è personale e sentimentale. Le generazioni successive preferiscono che le collezioni d’arte di quelle precedenti vengano monetizzate. Poi magari usano quelle risorse per acquistare arte contemporanea, orologi, vini».


Pezzi che hanno superato le aspettative in asta

Fra i pezzi che hanno superato le aspettative in asta si segnala il sofisticato Ulisse e Circe di Giovanni Bottani, acquistato da un collezionista straniero per 23.940 euro; la rara Visitazione di Guidoccio Cozzarelli, battuta per 26.460 euro; la deliziosa Madonna dell’umiltà di scuola veronese, 40.320 euro. Ottimo risultato anche per l’intenso San Girolamo nello studio, opera ultima di Bartolomeo Manfredi aggiudicata per 50.400 euro. 



Madonna dell’umiltà di scuola veronese



Bartolomeo Manfredi,  San Girolamo nello studio


Sul fronte del dipartimento di arte moderna e contemporanea (20 opere in catalogo), del già citato Mario Sironi ha guadagnato un posto tra i top lot delle opere di piccole dimensioni il Paesaggio urbano, 90.720 euro. Di Renato Guttuso, Due amiche/Nudi distesi è passata di mano per 69.300 euro; mentre Chiesa di Filippo De Pisis ha raggiunto 25.200 euro. Anche le opere su carta hanno riscosso notevole successo, con quotazioni massime che hanno sfiorato i 28.000 euro.

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l'Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell'arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione

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