Regno Unito nuovo paradiso dei porti franchi dopo Brexit

Teresa Scarale
Teresa Scarale
29.3.2021
Tempo di lettura: 2'
La Gran Bretagna punta sulle zone economiche speciali per attrarre capitali. Oasi di discrezione e occultamento fiscale, i porti franchi giocano però un ruolo ambiguo nel mercato dell'arte e dei beni da collezione
Il Regno Unito si doterà presto di otto porti franchi. Lo ha dichiarato il cancelliere dello scacchiere Rishi Sunak a inizio marzo 2021. Un'occasione ghiotta per chi commercia in beni di lusso: nessuna tassa doganale per opere d'arte, auto, gioielli, orologi, vini, antichità. In più, è previsto che nei porti franchi si potranno importare materie prime, trasformandole in loco in prodotti finiti. Il piano è parte di una più ampia azione di politica economica per innescare la ripresa del Regno Unito dopo l'affondo del -10% su base annua del pil nel 2020.
Gli utenti dei porti franchi Uk non godranno solo dello stoccaggio sicuro. Beneficeranno dunque del differimento dei dazi all'importazione e delle imposte indirette (come l'Iva) nonché di un alto grado di segretezza. L'obiettivo dichiarato dei porti franchi è quello di semplificare il transito delle merci in un paese evitando gli oneri e le lungaggini delle procedure doganali. Un altro pregio agli occhi dei collezionisti è quello della riservatezza che questi luoghi garantiscono. Le merci vi vengono scambiate senza che prezzi e identità dei soggetti coinvolti siano noti all'esterno.

Il maggiore porto franco al mondo è attualmente quello di Ginevra. Nei suoi 20.000 metri quadri vi risiedono per esempio Water Serpents II di Gustave Klimt, saccheggiato nella seconda guerra mondiale e successivamente recuperato dagli eredi. Poi venduto per 183,8 milioni di dollari nel 2012 al miliardario russoDmitry M. Rybolovlev, è stato parcheggiato là dal nuovo proprietario.

Water Serpens II è in buona compagnia, con gli altri pezzi della collezione: un Rothko, un van Gogh, un RenoirSan Sebastiano di El GrecoLes Noces de Pierrette di Picasso. Anche il Salvator Mundi attribuito a Leonardo da Vinci è passato di qui. Altri importanti porti franchi si trovano a Singapore e a Lussemburgo (tutti gestiti dalla società Natural Le Coutre di Bouvier), a Pechino, a Shangai.
Il primo a incentivare la nascita dei free port era stato Boris Johnson nel 2019. Trenta le zone che. avevano fatto domanda, otto le selezionate: East Midlands Airport, Felixstowe e Harwich, Humber, Liverpool City Region, Plymouth, Solent, Thames, e Teeside. Si ricordi che. fra il 1984 e il 2012 nel Regno Unito ce n'erano sette, poi chiusi per sospetta evasione fiscale. La propaganda post Brexit sottolinea come questa possibilità sia arrivata solo grazie all'uscita dall'Unione. In realtà l'Ue non vieta i porti franchi. In tutto il continente ve ne sono diversi, dall'Italia al Lussemburgo, passando per l'Irlanda.
L'attrattiva fiscale e di riservatezza di questi luoghi per il mercato dell'arte e dei beni da collezione è forte. Alcune gallerie d'arte vi hanno addirittura trasferito la propria sede. Le opere d'arte scambiatevi all'interno possono rimanervi per anni, cambiando solo il proprietario. Aspetto quest'ultimo che sminuisce come pochi il valore intrinseco dell'arte, che è quello di essere pubblicamente goduta.
caporedattore

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