Il mistero dei documenti Savoia scomparsi

Giulia Bacelle
Giulia Bacelle
9.7.2021
Tempo di lettura: 3'
Sono quasi duemila i documenti appartenenti a casa Savoia sottratti dagli archivi reali negli ultimi decenni. Da poco, sono stati rinvenuti presso un'insospettabile arciconfraternita di provincia
Oltre 1.800 le lettere a principi e sovrani, carte ufficiali, ritagli di giornale, fotografie. Sei gli anni di ricerca da parte del Nucleo per la tutela del patrimonio culturale dei carabinieri di Torino. Più di 2 i milioni di euro di valore. Sono questi i numeri dei documenti antichi provenienti dalla corte dei Savoia sottratti negli anni a diversi archivi pubblici piemontesi e ritrovati nelle scorse settimane tra i polverosi scaffali della Arciconfraternita della Misericordia di Bra, in provincia di Cuneo, meglio conosciuta come confraternita dei Battuti neri.

Il malfatto, secondo le indagini, sarebbe imputabile a uno dei confratelli che, a insaputa degli altri, aveva individuato proprio tra le stanze dell'Aciconfraternita il luogo ideale dove nascondere i documenti, sottratti da tempo ad opera di ignoti collezionisti. L'interesse storico e culturale delle carte ritrovate è infatti straordinario, ma ancor più se queste vengono considerate dal punto di vista economico. I documenti ritrovati riportano infatti firme autografi di illustri personaggi delle casate reali d'Europa, oltre che dei Savoia stessi, come quelle della zarina Caterina la Grande di Russia e del Duca Emanuele Filiberto, che destano estremo interesse tra i collezionisti.


Courtesy: Ansa.

Dai Savoia all'Arciconfraternita


È il 2012 quando dalla volontà della neoeletta presidente dell'Arciconfraternita, l'architetto Roberta Comoglio, i Battuti neri iniziano uno scrupoloso lavoro di inventariazione dei documenti in possesso. Fin da subito gli addetti si accorgono che tra le carte vagliate si celano anche fotografie d'epoca, lettere autografe e ritagli di giornale che difficilmente erano riconducibili alle attività dell'Arciconfraternita.

“Ho visto subito che c'erano dei documenti che non potevano essere in relazione con la nostra storia secolare”, ha spiegato ai giornali Comoglio. “A quel punto, oltre a non averli riconosciuti come 'nostri', ho provveduto subito ad avvisare la Soprintendenza e i carabinieri del Nucleo per la tutela del patrimonio culturale, che li hanno presi in carico”. Con l'aiuto della Soprintendenza archivistica e bibliografica del Piemonte e della Valle d'Aosta, i documenti potranno ritornare ai luoghi che li hanno conservati per secoli: la Biblioteca Reale e l'Archivio di Stato di Torino e il Castello di Racconigi.


Re Vittorio Emanuele II ritratto a cavallo
nel 1865 dai fotografi Fratelli Bernieri.
Courtesy: Ansa.



Una fotografia della principessa Maria Pia di Savoia,
figlia di Re Vittorio Emanuele II.
Courtesy: Ansa.

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