Rinascimento cyborg: dal marmo, l'eccezione della vita

Teresa Scarale
Teresa Scarale
13.11.2020
Tempo di lettura: 5'
Con un'intensa opera multimediale che è rinascimentale e post futurista insieme, Rä Di Martino è la vincitrice della prima edizione del premio Lio Capital Art Prize. Sergio Risaliti, direttore del Museo Novecento di Firenze, ne racconta le vibrazioni
“Un'artista in grado di costruire mitologie nuove, dal sapore più che antico, primordiale”. Accosta gli albori dell'umanità alla sua destinazione, Sergio Risaliti, direttore del Museo Novecento di Firenze, quando racconta di Rä Di Martino (1975), vincitrice con la sua intensa opera multimediale “L'eccezione” la prima edizione del Lio Capital Art Prize (direzione artistica di Gaspare Luigi Marcone). “Una delle artiste più interessanti nel panorama italiano e internazionale. Sa utilizzare le nuove tecnologie. Spazia dalla video-installazione al cinema, è in grado di costruire un immaginario”. Rä “sembra già vivere in un mondo a venire, in un pianeta che non sarà più nemmeno quello che abitiamo. E in questo futuro lontanissimo porta con sé tutta la storia dell'arte, la storia della cultura occidentale”. Vive nella produzione di Rä “il grande immaginario figurativo dell'Occidente. E non solo dell'Occidente”.
Il video de L'eccezione vede una statua che si risveglia abbandonata in un bosco. “Mi capitò di imbattermi nella foto di una statua rotta abbandonata in un parco. Si trattava di una statua femminile. Non so perché, provai un'istintiva empatia. Siamo abituati a vedere statue danneggiate nei musei. Ma vederne una così, ricoperta dal fogliame, mi ha fatto scattare questo sentimento dentro. Mi ha fatto pensare al desiderio stesso della statua di vivere, ballare”, racconta a We Wealth Rä Di Martino. La statua del video infatti non ha più le gambe, né un braccio. Nella sua menomazione, comincia a fare piccoli scatti di movimenti che pian piano diventano una danza. “Non ho avuto intenzione di dare un significato chiuso a quest'opera. Piuttosto, ho cercato di dare l'idea dell'energia che cerca di uscire, dell'impulso a muoversi, nonostante tutto. Tema quanto mai attuale”. La compiutezza dell'opera non sarebbe stata la stessa senza l'abilità dell'attore e performer Alessandro Pezzali, capace di dissociare il corpo in movimenti dinoccolati.
Quest'opera della Di Martino rende in particolare ancora più chiara la capacità dell'artista di essere al contempo “antica e ultra futura, futurista”. L'eccezione è un'opera che si ispira “alle statue frammentate di cui sono pieni i quadri antichi, tutti parte del nostro paesaggio italiano: da nord a sud, in ogni metro quadro della nostra terra potremmo riesumare statue antiche, civiltà perdute”, prosegue il curatore. Il tema della statua frammentata travalica il Rinascimento e percorre tutto il Novecento, coniugandosi con i calchi (si pensi a Giulio Paolini), la metafisica, il surrealismo (De Chirico, Magritte…). E poi c'è l'idea che la statua può rinascere. “Da un corpo di marmo può risorgere la vita. Possono rivivere il passato, il nostro inconscio profondo. Improvvisamente, vivere è muoversi. Come un burattino la statua si muove, anche se in modo schizoide”.
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Alessandro Pezzali, la cui straordinaria performace ha fatto vivere il rinascimento cyborg de L'eccezione
Tappeto sonoro di questi movimenti è un arrangiamento struggente e ossessivo del love theme di Flashdance, una combinazione di elettro-pop ed echi di clavicembalo. La statua aggancia il ritmo come meglio può, cerca di muovere le ossa e i muscoli che non ha, in un misto di sforzo indicibile e contenimento di un'irrefrenabile energia. L'effetto sullo spettatore è di compassione estrema. I gradi di colore finali della video performance catalizzano il riferimento mistico e meta scientifico dell'opera: la statua-essere si spegne, forse per sempre, perché era tutto finto ed elettronico. O forse per risorgere altrove. Il colorama digitale lascia sul filo del dubbio ma non impedisce di fare una scelta. Siamo dalle parti delle navi in fiamme al largo dei Bastioni di Orione.

L'Eccezione incorpora il complicato rapporto fra l'essere umano e il proprio doppio, l'ambivalenza costante della vita. L'immaginario finale supera il tempo presente e arriva a quello del cyborg, un'epoca non troppo lontana in cui “discernere fra l'umano e l'artificiale sarà impossibile”.
L'opera è stata prodotta dal Museo Novecento di Firenze e per realizzarla è occorso circa un anno. L'ex amministratore delegato di UniCredit Federico Ghizzoni, membro della giuria, esprime l'unanimità del giudizio del consesso quando parla di un'opera splendida, “un video stupendo, molto forte, intenso, che fa pensare. Un premio assolutamente meritato per un'artista già consolidata ma che merita anche questa attenzione. Ringrazio Lio Capital mentre guardiamo già al prossimo anno”. Membri della giuria, oltre ai collezionsiti Monica e Federico Ghizzoni, lo stesso Sergio Risaliti, il professor Maurizio Dallocchio (presidente di Lio Capital), Raffaella Perna (curatrice e docente dell'Università degli Studi di Catania), Alessandro Rabottini (curatore indipendente ed ex direttore Miart). Il Lio Capital Art Prize è stato creato dalla piattaforma europea di investimenti per dare sostegno ad artisti contemporanei che utilizzano linguaggi sperimentali e innovativi.
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Rä Di Martino, artista
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Sergio Risaliti, direttore del Museo Novecento di Firenze che ha prodotto e promosso L'eccezione
“Che i privati, in un periodo come questo, trovino lo stimolo di entrare in gioco per sostenere la creatività è una cosa importantissima”, riconosce Sergio Risaliti. “Spero che questa, come altre esperienze, sia l'esempio per tanti in Italia, perché possa finalmente rientrare nel proprio Rinascimento. Nel Quattro-Cinquecento il mecenatismo era privato e non solo ecclesiastico. Si pensi a quello di Firenze, Urbino, Mantova, un misto fra privato e pubblico: il principe-mecenate era il dominus delle città”, ricorda il critico. “Nel ritorno a un grande mecenatismo, è importante che lo Stato faccia la sua parte, incentivando fiscalmente la filantropia”.

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