Peggy Guggenheim, tutto iniziò da una "Testa e conchiglia"

Sharon Hecker
Sharon Hecker
10.4.2019
Tempo di lettura: 3'
Comprò la “Testa e conchiglia” di Arp quasi per caso. Inizia così la storia di Peggy Guggenheim, una delle collezioniste più interessanti del ventesimo secolo. La sua intelligenza? Comprare, quanto più poteva, direttamente dagli artisti
Mentre stava visitando la fonderia dove Jean Arp lavorava a Parigi, Peggy Guggenheim posò gli occhi e le mani su una piccola scultura in bronzo, nota come “Testa e conchiglia”. Anni dopo, ricordando quel momento, disse: “Sin dal primo istante in cui l'ho accarezzata ... ho voluto possederla”. Cominciò così la sua passione per il collezionismo. Questa prima acquisizione fu così preziosa per la neo-collezionista che questa scultura è apparsa fieramente in molte delle mostre da lei allestite con la targa “non in vendita”. Come per tanti altri artisti, che avrebbe poi sostenuto e promosso, l'amicizia di Peggy Guggenheim con Arp è durata anni dopo questo primo incontro e la sua prima acquisizione è stata seguita da acquisti più importanti e da regali che l'artista le ha dedicato.

Peggy Guggenheim era una delle collezioniste più attente e interessanti del ventesimo secolo. Ha acquistato la maggior parte delle opere della sua collezione direttamente dagli artisti, andando a visitarli nei loro studi, aiutandoli economicamente e dedicando loro delle mostre per sostenere le loro carriere. Ha spesso anche donato le loro opere ai musei. Non solo Arp, ma anche Kandinsky, con cui era legata da grande amicizia, Max Ernst, che sarebbe poi diventato il suo secondo marito, Dalí, Miró, Man Ray, Brancusi, Picabia, Pollock ... Sceglieva per la sua collezione un'opera di ogni mostra della sua galleria, in modo che gli artisti non rimanessero delusi nel caso in cui lei non fosse poi in grado di vendere nulla.

Sappiamo tutti della sua meravigliosa collezione sul Canal Grande a Venezia ma ciò che rende Peggy Guggenheim una collezionista straordinaria potrebbe non essere così evidente. La sua intelligenza era, prima di tutto, comprare quanto più poteva direttamente dagli artisti. Questo potrebbe sembrare strano per noi oggi nel mondo dell'arte infinitamente mediato, pieno di aste, fiere d'arte e galleristi. Tuttavia, andando direttamente alla fonte, lei ha creato relazioni durature con i creatori delle opere, e ha anche garantito una provenienza impeccabile alla sua collezione.

 
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Peggy Guggenheim al suo tavolo da lavoro nella biblioteca di Palazzo Venier dei Leoni, Venezia, fine anni '60.
Fondazione Solomon R. Guggenheim. Photo Archivio Cameraphoto Epoche. Donazione, Cassa di Risparmio di Venezia, 2005.
Non tutte le acquisizioni erano facili per lei. Ci sono stati anche degli artisti che l'hanno respinta. Per esempio Picasso si è rifiutato di venderle una delle sue opere, o Brancusi che non voleva separarsi dal suo amato Bird in Space (1932-40) e, quando alla fine Peggy lo convinse a vendere, pianse mentre l'opera lasciava il suo studio.
Eppure Peggy Guggenheim insistette con la sua impresa, ignorando, mentre acquistava tenacemente “un'opera al giorno”, persino gli avvertimenti dell'invasione nazista di Parigi.

Trovò soluzioni creative per salvare e conservare la sua collezione durante la guerra. Quando il Louvre si rifiutò di mettere al riparo nei magazzini la sua collezione, sostenendo che non valeva la pena essere salvata, Peggy venne aiutata da Giorgio Joyce, il figlio del famoso autore, il quale trovò per lei un deposito sicuro fino a quando riuscì a spedire le sue preziose opere d'arte negli Stati Uniti avvolgendole in lenzuola, imballandole in cinque casse di legno e etichettandole come oggetti per la casa. Firmò le casse con nomi ugonotti come “du Pont” in modo che le sue origini ebraiche non fossero scoperte.

Peggy Guggenheim comprò opere d'arte grazie alla sua vitalità e passione, ma lasciandosi anche guidare da artisti, critici e storici dell'arte. Questa è un'altra caratteristica che distingue la sua intelligenza. La persona che la presentò agli artisti e la consigliò per comprare il meglio - opere che nel tempo sono state riconosciute come quelle storicamente più significative di ogni artista - fu nientemeno che Marcel Duchamp. Duchamp, insieme ad altri consiglieri, come lo storico e poeta Herbert Read, la aiutarono a formare ciò che è considerato oggi come una delle più importanti collezioni di arte moderna al mondo, con oltre 300 opere di oltre 100 tra gli artisti più significativi del ventesimo secolo.

Il museo è oggi il museo italiano d'arte moderna più visitato e, attraverso gli sforzi di Peggy Guggenheim, Venezia è diventata centrale per l'arte contemporanea. Questa americana, diventata cittadina onoraria di Venezia, fu il motore per la creazione di un ponte culturale e storico solido tra il modernismo americano e quello europeo.

 

 

In copertina, l'immagine di Peggy Guggenheim con i suoi terrier Lhasa Apsos nella terrazza di Palazzo Venier dei Leoni, Venezia, anni '60. Fondazione Solomon R. Guggenheim. Photo Archivio Cameraphoto Epoche. Donazione, Cassa di Risparmio di Venezia, 2005.
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Sharon Hecker, nata a Los Angeles e cresciuta a Tel Aviv, è storica dell’arte, curatrice, e autrice, specializzata in arte italiana moderna e contemporanea. Dopo collaborazioni con istituzioni museali come la Peggy Guggenheim Collection di Venezia e la Galleria Christian Stein, oggi fornisce consulenze sulla due diligence per l’arte a collezionisti privati, art lawyers, wealth managers, family offices, case d’aste e fiere.

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