I mille sogni del collezionismo italiano: rosa ed eclettico

Teresa Scarale
Teresa Scarale
15.1.2021
Tempo di lettura: 3'
Una passione totalizzante, tale da impiegare oltre la metà del proprio tempo libero. È quella del collezionista italiano per l'arte. Un amore che sempre più colpisce le donne e che abbraccia tempi e oggetti diversi. Lo racconta la prima indagine di Intesa Sanpaolo Private Banking Collezionisti
Non solo arte in senso tradizionale, ma anche design, fotografia. Un gusto non concentrato in un singolo periodo storico, seppur incline all'arte contemporanea. È l'eclettismo del collezionismo italiano, il sorprendente tratto identitario di questo fenomeno vitale e in profondo mutamento. Lo rivela la ricerca Collezionisti e valore dell'arte in Italia, a cura di Intesa Sanpaolo Private Banking e del dipartimento Arte, Cultura e Beni Storici di Isp in collaborazione con Miart. La profilazione del collezionista è del professor Guido Guerzoni (Università Bocconi), in collaborazione con Flaminia Iacobucci (Studio Dcai).
Il collezionismo è diventato materia di ricerca accademica, ma il suo profilo identitario rimane uno degli aspetti meno studiati, per varie ragioni, fra cui la sua proverbiale riservatezza, almeno in Italia. Per tal motivo, lo studio di Isp Pb rappresenta una novità assoluta nel suo genere. Ha risposto all'indagine un campione di circa 200 collezionisti di lunga data (dieci anni almeno). Un primo sguardo restituisce un identikit del collezionista italiano abbastanza prevedibile: maschio, laureato, di età intorno ai 58 anni. Sono emersi però dei tratti inattesi: «Mi riferisco soprattutto a una crescente e sempre più convinta presenza femminile, quasi il 36% del totale. L'Italia si sta avviando a dinamiche che erano tipiche degli Usa, di paesi mitteleuropei come la Germania o di alcuni paesi scandinavi. In queste realtà la donna collezionista è sempre stata protagonista», dichiara il professor Guerzoni. A questa tendenza si affianca il collezionismo di coppia.

I canali d'acquisto del collezionismo italiano


La crisi covid sta modificando strutturalmente non solo il mercato dell'arte, ma anche i comportamenti di quanti lo frequentano. In precedenza, oltre il 50% dei collezionisti acquistava in galleria, il 18% acquistava in asta, il 12% tramite fiere, l'11% direttamente dall'artista. Nel corso degli ultimi mesi, l'incidenza delle aste online è enormemente cresciuta, così come il prezzo medio dei lotti battuti in asta (virtuale). «Sono modifiche permanenti, che resteranno anche quando l'emergenza sarà passata. La net generation compra online e ha grande familiarità con fonti aperte, in cui i prezzi sono trasparenti e la competizione avviene in totale impersonalità». Aspetto quest'ultimo che ha avvicinato all'arte individui prima intimiditi dal sistema tradizionale delle gallerie e delle aste fisiche. «Vi è poi stato un aumento della trattativa privata» e «molti musei hanno dismesso opere importanti per fare cassa (la cd. pratica del deaccessioning). Il famoso trittico di Bacon, l'opera più cara del 2020, è stato venduto proprio da un museo, quello di Oslo».

Collezionista “fai da te”? No grazie


I collezionisti italiani occupano per la loro passione oltre la metà del tempo libero. Il 70% degli acquisti viene fatto in Italia, il 30% sui mercati esteri: le fonti da monitorare sono sempre più numerose e non è pensabile un collezionismo “fai da te”. Così, dalla ricerca emerge che sempre più il collezionista italiano si avvale dei consigli degli specialisti.

Una delle domande più ricorrenti all'art advisor è «dove custodisco la mia collezione, come la conservo?». Vi è poi una tendenza a cercare sempre più servizi di caveaux, «non sono molte le abitazioni che consentono di allestire collezioni da 100-250 pezzi…», osserva il professore. Collezioni importanti chiamano l'esposizione pubblica, la voglia di condividere la bellezza che si ha la fortuna di possedere. Sta quindi crescendo l'interesse verso la creazione di musei privati e/o fondazioni. «Si stanno affacciando generazioni che sono latrici di prospettive e abitudini totalmente nuove», un aspetto che arricchisce il sistema dell'arte. «Si pensava che l'effetto della pandemia sul mercato sarebbe stato molto più drammatico: non è stato così. Già a luglio 2020 c'era un sentore di quello che poi sarebbe avvenuto in autunno [con i successi d'asta, ndr]. Siamo in piena fase di ricambio e allargamento del mercato».
caporedattore

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