Golden Age, la mostra al Monte Verità

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La mostra Golden Age firmata da Fabrizio Dusi a cura di Chiara Gatti rappresenta un omaggio alla prima comunità insediatasi ai primi del '900 tra le colline del Monte Verità





La mostra Golden Age firmata da Fabrizio Dusi (Sondrio 1974) a cura di Chiara Gatti rappresenta un omaggio alla prima comunità insediatasi ai primi del '900 tra le colline del Monte Verità, sopra Ascona, tra quelle “mammelle della verità”, amate, studiate e riscoperte, nei luoghi e nei protagonisti, da Harald Szeemann dalla fine degli anni Settanta.

E' una storia utopica quella che riecheggia nel parco di Monte Verità, la vicenda di un ”contromondo” ispirato a ideali anarchici, di fraternità, di riforma della vita, nello spirito e nel corpo.









Danza, bagni di sole e nudismo, arte, cooperative vegetariane, musica, teatro, psicanalisi, letteratura, architettura modernista e architettura di ispirazione teosofica si alternano in questa parte dei monti svizzeri; ora in presenza, ora evocati dalle tracce rimaste e documentati dalle tante diverse testimonianze raccolte con passione nel tempo da Szeemann e in mostra al museo di Casa Anatta (la cui visita è introdotta da un efficace video sui tanti personaggi che al Monte vissero o vi trovarono temporaneo rifugio).

Sempre nel bosco del Monte si incontra il padiglione Elisarion che custodisce, dopo il recente restauro ( a firma di Petra Helm e Christian Marty, ma sempre grazie a Szeemann che salvo' il lavoro dalla distruzione) il dipinto panoramico Il Chiaro Mondo dei Beati, composto da 16 tele con 33 scene di nudi maschili, in una sorta di inno circolare senza tempo.
L'opera è realizzata tra il 1919 ed il 1929 dal nobile estone Elisar von Kupffer, detto Elisarion, artista e scrittore, fondatore del clarismo, un movimento di natura neo-religiosa che sognava un cambiamento della società, grazie alla parità dei sessi e l'emancipazione delle donne e degli omosessuali. Nel 1891 von Kupffer incontrò Eduard von Mayer (1873-1960), un filosofo e scrittore tedesco cresciuto a San Pietroburgo, che a partire dal 1897 divenne il suo compagno di vita, prima a Firenze e poi sui colli di Ascona.

Il progetto Golden age di Fabrizio Dusi si sviluppa entro e fuori il Bauhaus, albergo realizzato nel 1927 al Monte Verità da Emil Fahrenkamp in puro stile razionalista. E qui, nelle sue sale, oltre al neon Liberi, alle ceramiche Utopia, si incontra la vetrofania Anarchy perfettamente impaginata su grande apertura di vetro a taglio orizzontale che si affaccia e incornicia parte delle”magiche” rocce del luogo. E poi, nella vasta sala piena di luce del primo piano dell'edificio, il ciclo pittorico Giardino dell'Eden una lunga narrazione di circa 7 metri che mostra, sullo sfondo di un paesaggio vergine, scene tipiche della vita della colonia, fra girotondi e danze.

Sul prato a terrazza vista lago, di fronte all'albergo, emergono due grandi figure alte 2 metri, in acciaio azzurro: Eva e Adamo, proprio così. Ed Eva, che nel titolo precede Adamo, sta forse a ricordo delle tante affascinanti, figure femminili controcorrente che animarono la vita del Monte, dalla pianista e femminista Ida Hofmann alla pittrice Marianne van Werefkin, per far solo due nomi.

Il progetto site specific e polimaterico per il Monte Verità – dove resteranno due opere, dono dell'artista alla fondazione - arricchisce il numero delle installazioni permanenti di Dusi che compaiono alla Casa della Memoria di Milano, sulla facciata del Comune di Bagnacavallo (Ravenna), all'Università Bocconi di Milano, all'Università degli Studi di Padova e al memoriale di Yad Vashem a Gerusalemme.




Sposata, una figlia. Laurea conseguita presso il Politecnico di Torino, facoltà di Architettura e Storia dell'Arte. Vicedirettore ufficio stampa di Finarte Casa d'Aste dal 1984. Dal 1991 inizia la collaborazione con Sotheby's Italia come responsabile delle relazioni con la stampa; dal 1998 al 2020 è responsabile stampa. Professore a contratto - IULM Milano. Collaborazioni con le redazioni d'arte delle case editrici Garzanti e Giorgio Mondadori.

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