Claes Oldenburg, addio al maestro delle sculture pubbliche

Alice Trioschi
Alice Trioschi
4.8.2022
Tempo di lettura: 3'
Il 18 luglio 2022, l’artista svedese Claes Oldenburg è morto a 93 anni nella propria casa-studio di Soho, New York. Ebbe sin dalla tenera età una formazione internazionale, trasferendosi con la famiglia a Chicago, dove il padre fu console. Prima della fama internazionale, lavorò come reporter e fumettista. E guai a chiamarlo pop artist

Il 18 luglio 2022, l’artista svedese Claes Oldenburg è morto a 93 anni nella propria casa-studio di Soho, New York. Nato a Stoccolma nel gennaio del 1929 da padre diplomatico e madre pittrice, l’artista ebbe sin dalla tenera età una formazione internazionale, trasferendosi – a soli sette anni - con la famiglia a Chicago, dove il padre ottenne lavoro come console. Spostatosi nel Connecticut per studiare letteratura e storia dell’arte alla Yale University (1946-1950), tornò nuovamente nel Midwest per completare la propria educazione con una specializzazione in arte all’Art Institute of Chicago (1950-1954). 


Durante la specializzazione Claes lavorò come reporter per il City News Bureau di Chicago e realizzò per il giornale anche alcuni fumetti. Fu solamente con il trasferimento a New York nel 1956, però, che iniziò la sua carriera nel mondo dell’arte. Qui conobbe infatti Allan Kaprow, ideatore degli “happening” - dei veri e propri spettacoli in cui l’artista richiedeva l’intervento del pubblico nella sua opera di performance – che si tenevano ogni settimana nel suo studio, chiamato “The Ray Gun Theatre”. Nel 1959, tramite l’amico Tom Wesselmann, espose le sue prime opere alla Judson Gallery, dimostrando uno spiccato interesse per la reinterpretazione degli oggetti quotidiani in quello che verrà successivamente definito uno stile “pop” (nonostante Claes non abbia mai accettato pienamente di venire definito come pop-artist). Con l’aiuto della prima moglie Patty Mucha, sposata nel 1960, l’artista iniziò a realizzare le sue prime sculture morbide in schiuma – rappresentanti grosse torte come “Floor Cake” (1962) o hamburger quali “Floor Burger” (1962). Le opere catturarono presto l’attenzione del gallerista Leo Castelli – di cui l’artista diventò amico - che lo invitò ad esporle insieme a quelle di altri esponenti della Pop Art, tra il 1961-62. 


Claes Oldenburg e Leo Castelli con il cane di Leo, Paddy Boy


Floor Burger” (1962)

Qui iniziò una nuova fase per Claes, che riuscì finalmente ad esprimere il suo potenziale e l’ambizione di voler “invadere” lo spazio pubblico con sculture che parlassero alla collettività. Sostenne la prima prova nel 1969, realizzando “Lipstick (Ascending) on Caterpillar Tracks”, un rossetto posizionato sopra un carrarmato e installato alla Yale University. In piena guerra del Vietnam, la provocatoria scultura divenne luogo di discussione e presto eletta il miglior speaker’s corner dell’università. Gli anni ‘70 furono il vero momento focale della carriera di Claes che, conosciuta la seconda moglie e artista Coosje van Bruggen, collaborò con lei alla realizzazione di più di quaranta opere in tutto il mondo. Tra le tante, ricordiamo qui “Trowel I” (1976) nel parco del Kröller-Müller Museum in Olanda, “Toppling Ladder with Spilling Paint“ alla Loyola Law School (1986), “Knife Ship I” (1985) al Museo Guggenheim di Bilbao, “Binoculars, Chiat/Day Builiding” (1991) a Los Angeles, con la partecipazione dell’architetto Frank O Gehry. In Italia, non possiamo invece dimenticare l’iconica “Needle, Thread and Knot” (1991) che ancora oggi caratterizza Piazzale Cadorna a Milano e la mostra “Scultura per caso” (2006-2007) al Castello di Rivoli. 


Claes e Coosje davanti alla scultura “Spoonbridge and Cherry” (1988) a Minneapolis


“Knife Ship I” (1989) al museo Guggenheim di Bilbao



“Dropped Flower” (2006) opera parte dell’esposizione 2006-2007 al Castello di Rivoli

Dal 2009, anno della scomparsa di Coosje, l’artista si è sempre più ritirato dal mondo dell’arte limitando le sue uscite pubbliche. La sua ultima retrospettiva, tenutasi nel 2012 al museo Ludwig di Colonia, è stata seguita lo scorso anno dalla scultura “Dropped Bouquet” (2021). Esposta dalla Pace Gallery, l’opera è l’ultimo lascito congiunto di Claes e Coosje, rappresentando un mazzo di fiori colorati realizzato in alluminio. 

Opinione personale dell’autore
Il presente articolo costituisce e riflette un’opinione e una valutazione personale esclusiva del suo Autore; esso non sostituisce e non si può ritenere equiparabile in alcun modo a una consulenza professionale sul tema oggetto dell'articolo. WeWealth esercita sugli articoli presenti sul Sito un controllo esclusivamente formale; pertanto, WeWealth non garantisce in alcun modo la loro veridicità e/o accuratezza, e non potrà in alcun modo essere ritenuta responsabile delle opinioni e/o dei contenuti espressi negli articoli dagli Autori e/o delle conseguenze che potrebbero derivare dall’osservare le indicazioni ivi rappresentate.
Esperta d'arte e del suo mercato, Alice ha lavorato nell'ufficio stampa di Christie's a Londra, occupandosi della relazioni interne ed esterne con i giornalisti. Dopo aver collaborato con Camera Arbitrale per la risoluzione di conflitti d'arte e beni culturali, oggi lavora per Fondazione Human Technopole occupandosi degli aspetti legali riguardanti il mondo della ricerca scientifica.

Cosa vorresti fare?

X
I Cookies aiutano a migliorare l'esperienza sul sito.
Utilizzando il nostro sito, accetti le condizioni.
Consenti