John Law e la nascita della prima banconota

Alex Ricchebuono
Alex Ricchebuono
29.10.2021
Tempo di lettura: 5'
La genesi delle banconote, è forse ancor oggi uno degli argomenti finanziari maggiormente avvolti dal mistero
La genesi delle banconote, è forse ancor oggi uno degli argomenti finanziari maggiormente avvolti dal mistero. Le prime monete di carta furono in effetti usate dai cinesi durante la dinastia Tang tra il 618 e il 907 D.C ma al solo scopo di risparmiare energie. Si trattava di sottili fogli di carta di riso o di gelso che rappresentavano il controvalore di migliaia di monetine di bronzo o metalli poco nobili. Erano sì più facili da trasportare di quelle monete di metallo ampiamente svalutate, ma muovevano poca ricchezza e furono destinate ad essere una parentesi nella storia. Marco Polo ne aveva parlato nel Milione e cercò di introdurle al suo ritorno a Venezia ma fu osteggiato a tal punto da lasciar perdere quel bizzarro progetto.
Chi mai avrebbe accettato dei pezzi di carta al posto di oro e argento sonanti? Bisognerà quindi attendere moltissimo tempo prima che qualcuno riesca a realizzare questa incredibile impresa, ovvero la prima banconota. Se le banche furono un'invenzione dei Genovesi, notoriamente attaccati ai soldi, chi arrivò ad introdurre una tale rivoluzione? Chi se non qualcun altro molto amante del denaro? Probabilmente starete pensando ai Fiorentini, oppure ai Veneziani ravvedutisi tardivamente. Forse agli Ebrei allora? Invece no! Parliamo di John Law, un nobile Scozzese capace di rivoluzionare le leggi dell'economia del mondo a partire dagli inizi del 1700.

Nato a Edimburgo nel 1671, ebbe una vita degna di un romanzo di Agatha Christie costellata da colpi di scena e continui capovolgimenti di fronte. I secoli a cavallo tra il '500 ed il '700, furono funestati da continue guerre di religione, per via dello scisma protestante e questa innovazione si rivelerà il crocevia fondamentale per l'approdo alla futura rivoluzione industriale. Tornando alla storia del nostro “mitico Law”, a 21 anni decise di trasferirsi a Londra, sostenuto finanziariamente dalla fortuna ereditata dal padre, un ricco orafo di Edimburgo. John era un ragazzo intelligente e dotato di una grande preparazione matematica e statistica. Purtroppo utilizzò questi talenti in malo modo.

Ricchezza e fascino lo spinsero nella pericolosa spirale del gioco d'azzardo e della mondanità. Forse proprio per una partita in cui barò, o più probabilmente per una storia di donne finita male, nel 1694 sfidò a duello uno scavezzacollo dell'epoca, un certo Edward Wilson. Quella sfida la vinse uccidendo il suo avversario, rampollo di una importante famiglia molto vicina alla Corona. Per questo fu imprigionato e condannato al patibolo.
La storia sarebbe stata tutt'altra se non avesse avuto amicizie influenti, soprattutto tra le giovani concubine del sovrano. La fortuna fu dalla sua e grazie all'aiuto di un'amica “speciale”, amante del Re, riuscì a evadere dalla prigione ed imbarcarsi alla volta dell'Olanda. Dal giorno della sua fuga, iniziò una vita di pellegrinaggio tra le corti europee: Amsterdam, Vienna, Torino, Genova, Venezia per poi ritornare in Scozia.

John Law e la nascita della prima banconota
John Law Il colpo di genio che portò alla nascita della prima banconota

John, intuì che la disponibilità di moneta metallica dipendeva esclusivamente dalle riserve di oro in mano ai vari Sovrani, e non alla mancanza di spirito imprenditoriale o dall'incapacità delle persone di creare business.

Il colpo di genio che portò alla nascita della prima banconota


Senza macchinari moderni per l'estrazione dei metalli preziosi, l'unica possibilità di emettere nuove monete era rubarle ai nemici tramite la guerra! Qualcuno in passato aveva già pensato di stampare certificati cartacei ma sempre ancorati a depositi equivalenti di metallo prezioso. Il suo vero colpo di genio fu quello di intuire che la moneta fiduciaria, poteva svincolarsi dall'equivalente in oro e argento, e grazie appunto alla fiducia dell'emittente, essere stampata attraverso il meccanismo della riserva frazionaria.

In altre parole con la garanzia del valore dei terreni o di altri beni reali, per ogni moneta d'oro messa da parte dallo Stato, si potè stampare la prima banconota. Ovvero stampare banconote di 8, 9, 10 o anche più, del valore della singola moneta, creando dal nulla un'immensa ricchezza. Il primo effetto leva della storia per intenderci. Dopo aver peregrinato senza fortuna per le principali corti d'Europa rischiando d'essere incarcerato si fece assalire dalla disperazione.

John Law e la nascita della prima banconota
La prima banconota

Per lo meno in amore fu più fortunato, infatti conobbe Katherine, una donna inglese piena di fascino, di cui si innamorò perdutamente e che divenne sua fedele compagna per tutto il resto della vita. Finalmente nel 1715, quando tutto sembrava perduto, incontrò Louis Philippe d'Orléans, di mentalità brillante ed artistica, allora Reggente di Francia a seguito della minore età del nipote, il re Luigi XV; e qui le sue idee trovarono applicazione. I due si erano conosciuti qualche anno prima, ed il Duca rimase affascinato dai modi e dalle intuizioni di John. Oberato dai debiti lasciati da Re Sole, lo nominò suo consulente personale, una sorta di ministro delle finanze in pectore.

Nel 1716 fondò la Banque Generale con l'intento di emettere cartamoneta basata sul valore della terra. Il Duca, i nobili ed i prelati della sua corte, sarebbero stati i primi beneficiari, essendo loro i grandi latifondisti. Peccato che invece di usare le disponibilità dei territori francesi, Filippo d'Orleans ebbe la brillante idea di legare le nuove banconote, alle future scoperte minerarie in America che si rilevarono del tutto insoddisfacenti. Secondo John Law gli scambi andavano stimolati attraverso l'offerta di moneta perché i metalli preziosi, con la loro scarsità e rigidità, ostacolavano il fluire delle attività commerciali.

Bisognava quindi passare ad una moneta fiduciaria, sotto forma di biglietti di carta, la cui offerta doveva essere regolata dal potere centrale che avrebbe reso più agili le transazioni, stimolato le attività economiche. Queste misure saranno note come Sistema di Law o Sistema del Mississippi realizzato progressivamente in quattro fasi. Tutto funzionò bene finché l'incremento della massa monetaria si riversò sull'acquisto dei titoli della Compagnia.

Purtroppo le cose non andarono come si era immaginato il brillante economista, soprattutto per le ingerenze di Filippo d'Orleans che impose di usare un complesso sistema truffaldino con al centro la Compagnia delle Indie Orientali e la Banque Générale, entrambe da lui dirette, anziché utilizzare la terra come suggeritogli fin dall'inizio. Improvvisamente il meccanismo si inceppò portando all'implosione dell'intero sistema nel 1720, con una bancarotta simile a quella della crisi dei tulipani di un secolo prima.

John fu costretto a fuggire nottetempo dalla Francia, portando con se solo i suoi effetti personali, ma come risulta a chi lo incontrò in quei giorni, commentò così la sua avventura: «Finisce malamente il sistema della carta moneta che ha arricchito un migliaio di pezzenti e gettato sul lastrico centinaia di migliaia di uomini onesti». Ma a differenza di tanti altri speculatori fu un galantuomo, credette veramente al suo progetto e, anche all'apice del successo, rimase quello che era sempre stato, un sognatore. Non cercò mai di arricchirsi personalmente in modo illecito e reinvestì tutti i suoi guadagni acquisendo proprietà e opere d'arte dato che era un fine collezionista. Ironia della sorte, visto l'iniziale successo del sistema, pure l'Inghilterra lo seguì seppur in modo leggermente diverso.

Dalla prima all'ultima banconota?

Anche se questo secondo tentativo non andò a buon fine, le idee avveniristiche di Law permisero di sfatare un tabù millenario che vedeva nel denaro metallico l'unica forma di circolazione della ricchezza, permettendo dopo la rivoluzione Francese di emettere milioni e milioni di banconote che stravolsero il mondo finanziario, sostenendo la società industriale...Una vera e propria rivoluzione paragonabile a quella Copernicana. Per parafrasare il grande Victor Hugo: “Se volete rendere conto di cosa sia una Rivoluzione, chiamatela Progresso; e se volete capire cosa sia il Progresso, allora chiamatelo Domani.”

Ed ancor oggi in effetti, circolano in tutto il mondo, dopo oltre 3 secoli, quei pezzi di carta colorata immaginati dal “mitico” Jon Law di Lauriston, in attesa che le nuove tecnologie digitali manifestino ben presto la prossima rivoluzione del denaro...ops del Domani!
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Alex ha oltre 24 anni di esperienza nel settore dell’Asset
Management, vive e lavora tra Milano e Londra ed è Managing
Director di New End Associate, piattaforma Inglese per la
distribuzione di importanti gestori alternativi internazionali (. Ha
ricoperto ruoli di responsabilità Europea in società di primaria
importanza tra le quali : Credit Suisse, Janus Capital, American
Express e Bnp Paribas. È stato tra i soci fondatori dell’Associazione
Italiana del Private Banking e membro del primo consiglio di
amministrazione. Insegna all’UPO, Storia ed evoluzione della Moneta.
Ha inoltre condotto il documentario MoneyArt per RAI 5.

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