Scoprire una star prima degli altri: Alexander Archipenko

Matteo Lampertico
Matteo Lampertico
7.10.2021
Tempo di lettura: 3'
Il collezionista di talento non cavalca il mercato, lo anticipa. L'Italia purtroppo a volte è vittima del suo provincialismo, e si lascia scappare autentiche perle. È il caso di Alexander Archipenko, uno dei padri della scultura moderna
Alexander Archipenko (1887 Kiev – 1964 New York) può essere considerato a tutti gli effetti uno dei padri i della scultura moderna. Il suo ruolo e la sua importanza sono già stati ampiamente riconosciuti e le sue opere sono in tutti i principali musei europei e statunitensi.  Eppure, a causa del provincialismo che purtroppo contraddistingue ancora la cultura italiana, i suoi lavori sono ancora poco conosciuti nel nostro paese. Anche per questo motivo ho deciso di dedicare una mostra a questo scultore nativo dell'Ucraina ma naturalizzato in America. Ho voluto non solo far conoscere le sue straordinarie creazioni, ma anche riannodare i fili che lo legano all'Italia, dove ebbe modo di esporre per l'ultima volta nel 1963, prima a Palazzo Barberini a Roma ed in seguito al Centro S.Fedele di Milano.
I primi artisti italiani a visitare lo studio di Archipenko a Parigi furono “les Italiens de Paris”, ovvero quegli artisti emigrati nella città francese nei primi anni del XX secolo, ed in particolare Gino Severini ed Alberto Magnelli che come vedremo ebbe un ruolo fondamentale in questa vicenda. Ma anche Boccioni, giunto a Parigi nel 1912, si precipita subito nello studio dello scultore, e le sue opere di poco successive (forme e forze di una bottiglia) lo stanno a testimoniare. Archipenko, come lo scultore italiano, aveva cercato di infondere energia e dinaminsmo nel rigido linguaggio cubista.

La sua influenza si riscontra anche nei dipinti coevi di Alberto Magnelli che convince lo zio Alessandro ad acquistare in blocco alcuni dei capolavori dello scultore. Mi riferisco ad opere come Boxers, Medrano I e Carroussel Pierrot che oggi costituiscono il vanto del museo Guggenheim. Non appena arrivate a Firenze, suscitano l'ammirazione di Ardengo Soffici, Carlo Carrà e Giorgio De Chirico.


Carlo Carrà, Penelope. Courtesy Matteo Lampertico Fine Art

Maria Elena Versari, che ha curato il catalogo della mostra, ha potuto rindividuare precise corrispondenze fra le creazioni di questi artisti italiani e le sculture di Archipenko acquistate da Magnelli.  Anche il manichino concepito da De Chirico durante il soggiorno ferrarese sembra almeno in parte inspirato alle idee dello scultore ucraino, le cui opere vengono esposte anche nel 1914 presso la galleria Sprovieri di Roma. La sua fama raggiunge il suo apice nel 1920, quando gli viene dedicata una sala personale alla Biennale di Venezia. Gli artisti di avanguardia, a cominciare da Depero, Prampolini, Fillia, Mino Rosso, Thayat, rimangono affascinati dall'audacia e dallo sperimentalismo delle sue opere, mentre la critica più tradizionale si scaglia contro le aberrazioni dell'arte moderna.

Alexander Archipenko scultura
Alexander Archipenko, Boxers, Bronze, 59.7 x 41.9 x 40.6. Courtesy Matteo Lampertico Fine Art

Fra le opere presenti in mostra, spiccano alcune fra le più celebri sculture dell'artista, come il già citato Boxers del 1914 e Figura panneggiata del 1911. Come anche per le sculture di Boccioni, la maggior parte dei bronzi sono successivi alla loro concezione per il semplice fatto che mancavano i mezzi economici per gettare in bronzo i modelli in terracotta. Non per questo sono meno pregiati per musei e collezionisti. Accanto a queste sculture, è possibile seguire il percorso creativo dell'artista grazie ad alcuni pregevoli lavori su carta, che bene esemplificano le sue ricerche, indirizzate verso un profondo rinnovamento della figura umana, interpretata secondo i canoni del cubismo ma animata da una nuova energia.


Archipenko, Figure, 1917 - 1921 _ 1950s, Paint on wood, 85 x 42.2 cm. Courtesy Matteo Lampertico Fine Art

Ma l'aspetto che più sorprende è la capacità di rinnovare la scultura mediante materiali e tecniche completamente nuove. Mi riferisco all'uso del ferro e del vetro, e dell'alluminio – mai prima utilizzato – ed anche l'introduzione del colore nella scultura che tradizionalmente era monocroma. Fra le opere più interessanti, due altorilievi dipinti, nuova sintesi fra pittura e scultura. Non stupisce che alcune di queste intuizioni siano state fatte proprie dagli artisti italiani che in quegli stessi anni cercano – prima con il Futurismo e poi con la Metafisica – di scrollarsi dalle spalle il peso della tradizione. Archipenko da questo punto di vista costituiva un modello insuperabile, una qualità che possiamo riconoscergli ancora oggi.
Laureato in storia dell’arte, Matteo Lampertico ha lavorato per oltre dieci anni nella case d’asta, prima a Finarte e poi a Christie’s, come esperto di arte moderna e contemporanea. Nel 2007 ha aperto una galleria a Milano e nel 2015 uno spazio a Londra in Old Bond Street., con le quali ha partecipato ad alcune delle più importanti fiere del settore, sia in Italia che all’estero. Ha collaborato a lungo con il Giornale dell’arte , per il quale ha tenuto una rubrica specializzata sul mercato.

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