Mercato: i diamanti sono morti, viva i diamanti!

Filippo Battino
Filippo Battino
1.7.2021
Tempo di lettura: 3'
Basta poco per innescare un circolo, virtuoso o vizioso che sia. E il mercato dei diamanti non fa eccezione. Soprattutto negli ultimi cinque anni
Il mercato dei diamanti è in caduta libera. Investire in diamanti è una follia. I diamanti non sono rari quanto si pensava.

Ne abbiamo sentite di tutti i colori dall'inizio del 2016, quando i diamanti hanno iniziato a perdere valore. È però doverosa una breve premessa per permettevi di inquadrare meglio la situazione: prima del 2016 i prezzi dei diamanti sono cresciuti regolarmente per decenni e, proprio nel 2015, hanno abbattuto ogni record, assestandosi poi al ribasso negli ultimi cinque anni. Ma non è questo l'argomento, ormai già discusso fino alla nausea, di cui vi voglio parlare oggi. Tutt'altro.
La notizia del giorno, come forse avrete intuito, è che finalmente questo trend si è invertito.

Negli ultimi sei mesi abbiamo visto rialzi multipli dei listini di scambio usati nelle borse dei diamanti a confermare come la domanda sia di gran lunga superiore all'offerta.

La prima reazione di un operatore del settore è sicuramente un largo sorriso, non lo nego, perché non è mai bello investire in un mercato che scricchiola e che tutti danno come in declino.

La seconda cosa che però mi viene spontanea è chiedermi perché i diamanti stanno di nuovo “tirando”? Ed è proprio questo ragionamento che oggi farò insieme a voi ad alta voce.

La prima motivazione è sicuramente la pandemia.

Ok, la pandemia può suonare molto generico, ma seguitemi e pensate a dove sono tagliati la maggior parte dei diamanti al mondo. Alcuni di voi ipotizzeranno in maniera romantica che stia parlando di Amsterdam o Anversa, ma non potreste essere più lontani dalla realtà. È Bombay dove si trovano le più grandi e produttive taglierie, dove, centinaia di operai stanno gomito a gomito ad aggiungere una faccetta dopo l'altra a quello che il mese dopo troverete montato da Tiffany in vetrina. Avete capito dove voglio arrivare?

Le fabbriche sono rimaste chiuse per mesi, a produttività ridotta per molti altri e, anche ora, consegnano a singhiozzo. Ecco qui il primo importante punto per spiegare il calo dell'offerta.

Ma proseguiamo in questa analisi avventurandoci in una motivazione meno ovvia, ma altrettanto potente. I diamanti sono facili. Intendo che con un certificato internazionale e qualche foto, senza nemmeno vedere una pietra, posso attribuirle un valore e concludere una transazione con una telefonata o, nel caso specifico, un click. Non male in un mondo dove non ci si può muovere, vero? Alcuni di voi obbietteranno che questa “facilità” esisteva anche gli scorsi anni, eppure non è bastata per tenere alto il mercato del diamante. E io rispondo che è assolutamente vero, ma che gli anni scorsi avevamo una scelta.
Potevamo andare in negozio, sederci, farci offrire un caffè dal gentile commesso e decidere se comprare un diamante, uno zaffiro o un rubino, ma questo non vale più se non possiamo andare a vedere ciò che stiamo comprando. Per chi non lo sapesse non esistono certificazioni che classificano la qualità delle pietre di colore, ma solamente il paese di estrazione mineraria e la presenza o assenza di trattamenti, come spiegato in un mio articolo che potete leggere qui, poiché i paramenti sono troppo sottoli e non è possibile dividerli in categorie, come invece è semplice fare per i diamanti.

I grandi brand di gioielleria e le case d'asta, come immediata reazione alle chiusure dovute alla pandemia, si sono attrezzate potenziando il sistema di vendite online e di conseguenza il diamante è tornato a farla da padrone. Certificato, foto, prezzo, click, venduto! Facile no?

A questo possiamo aggiungere che molte persone facoltose hanno avuto decisamente troppo tempo di pensare a come organizzarsi in caso la crisi avesse preso una piega ancora peggiore. Ho perfino letto che una società che costruisce bunker per privati abbia aumentato il fatturato di dieci volte nel 2020. Sull'onda di questa paura alcuni grandi investitori si sono mossi e hanno aggiunto ai loro asset quella che potremmo chiamare quota “fuga”, aumentando la famosa domanda nella nostra equazione. Un altro pezzettino del puzzle si incastra al suo posto in questa gigantesca immagine che è il mercato dei diamanti di oggi.

Vi lascio con un'ultima riflessione, meno tecnica e più filosofica.

Basta poco per innescare un circolo, virtuoso o vizioso che sia. Viviamo in un mondo dove le informazioni corrono più veloci che mai e dove tutti siamo in attesa di un segnale che ci indichi in che direzione andrà il fumo, il prossimo bene che andrà a ruba, per essere i primi ad accaparrarcelo. E i diamanti non fanno eccezione. È bastato che i listini facessero il primo saltino in avanti dopo anni di cali per fare sperare che la tendenza fosse pronta ad invertirsi e tutti gli operatori ci si sono buttati, creando gli ulteriori rialzi a cui stiamo assistendo. E quindi mi chiedo, questo fenomeno si basa solo sulla voglia che il mercato torni ai fasti di un tempo ed è destinato a spegnersi come tutte le fluttuazioni che non sono costruite su una base solida oppure stiamo per assistere ad un'altra cavalcata dei diamanti, con grandi record dietro l'angolo.

Nessuno lo sa, ma di sicuro, io, vi terrò aggiornati.
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Specialist presso Christie’s Auction House a Londra dal 2012 al 2013 per la valutazione di pietre e gioielli vintage da inserire nelle aste. Sempre per la valutazione di pietre e gioielli vintage da inserire in asta, dal 2013 al 2014 è Specialist presso Christie’s New York. Il 2014 è l'anno del passaggio a Christie's Ginevra, dove fino al 2015 è Specialist. A Ginevra Filippo diventa anche banditore d’asta, lavorando nella sezione delle stime. Relatore in conferenze presso il Museo Egizio di Torino, Palazzo della Meridiana a Genova, Palazzo Clerici a Milano e numerosi istituti bancari per avvicinare la clientela al mondo delle pietre preziose. Nel 2015 fonda e dirige Baba Sa, società di commercio e valutazione di pietre e gioielli vintage. La società in un triennio diventa uno dei maggiori esponenti del settore a livello europeo, grazie all’acquisto diretto dalle miniere e allo stretto rapporto con i grandi brand del lusso. Baba Sa partecipa alle fiere di Hong Kong, Singapore, Las Vegas interfacciandosi con la clientela più esigente.

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