Gioielli, i segreti della valutazione

Leo Criaco
Leo Criaco
29.4.2022
Tempo di lettura: 3'
Spesso le aste di alta gioielleria restituiscono risultati che possono essere anche decine di volte più elevati rispetto alle stime iniziali. Si tratta di errori?

Come si valuta un gioiello? Come è possibile che un gioiello valutato 10.000 venda a 50.000? Come fa, uno specialista a sbagliare la valutazione così tanto? Perché la mia spilla Cartier vale 20.000 e quella vale 500.000 euro?

Domande lecite, che ci sentiamo chiedere spesso. Proviamo a spiegare il perché.  La risposta più semplicistica, ma anche la più vera, è che innanzitutto la gioielleria non è una scienza. La pietra in sé ha dei canoni un po’ più matematici, ma il gioiello è pura emozione. Altrimenti non si spiega come un paio di orecchini di alluminio di JAR, che nella sua profumeria di Parigi costano 3.000/5.000 euro, in asta arrivino a vendere a 40.000 euro.


Presupposto importante: la valutazione del gioiello spesso esula dal valore intrinseco, a seconda della tipologia.  

Ora partiamo dalle tre categorie nelle quali a me piace suddividere i preziosi quando li devo stimare: Pietre, gioielleria speciale e gioielleria commerciale.
Devo inoltre specificare che quando scrivo “pietra” non intendo necessariamente un diamante o uno zaffiro sciolto, ma un gioiello, soprattutto anelli, dove la pietra è predominante.

Iniziamo quindi proprio da quello che trovo più semplice valutare e cioè le pietre. Non facciamoci ingannare, anche se sono più semplici da valutare, anche le pietre hanno un profondo valore emotivo. Sono più facili rispetto ai gioielli perché’ hanno anche un valore intrinseco un po’ più canonico, infatti ha molta più influenza rispetto alle altre due categorie. Prendiamo il diamante bianco. Quando uno specialista valuta il vostro diamante noterete che alle volte applica sconti lista del 50 o 60% alle volte rispetto al Rapaport, o altre invece aggiunge un 10/20%. 

Certificato alla mano, tenendo conto di colore, purezza e taglio, più un altro paio di varianti, si giudica quanto sono rare queste caratteristiche nel mercato, si prende il Rapaport e si da un valore. Per esempio una 3 carati G VS è una pietra commerciale semplice da trovare nel mercato, in asta ha bisogno di qualche spinta in più per vendere bene, quindi si toglie una percentuale più alta al prezzo di listino rispetto ad una 15 carati, con simili caratteristiche, che al contrario è molto rara.

Come per il diamante bianco, tutte le pietre preziose vengono giudicate “al carato” – che è un po’ come il metro quadrato per le case. Con i diamanti colorati si guarda alla caratura, all’intensità’ del colore, al taglio ed alla purezza. Con rubini, zaffiri e smeraldi, oltre che ai fattori sovra-elencati, si guarda anche alla provenienza. Un rubino Birmano identico in tutto e per tutto ad un cugino vietnamita può valere fino 100 volte tanto. Tenendo presente quindi tutte queste caratteristiche, prendiamo un carato della pietra che abbiamo davanti, e gli diamo un valore. Ho semplificato molto il processo, ma non è così semplice come sembra. Le pietre colorate sono tutte molto diverse fra di loro, ed è anche questo che le rende molto speciali. Ci sono zaffiri più chiari che tecnicamente hanno meno valore rispetto a pietre con un blu più profondo, eppure in asta i primi alle volte superano i secondi.

Poi per “facilità” vengono i gioielli commerciali. Qui il valore intrinseco è ancora abbastanza importante, ma meno rispetto alle pietre, perché’ c’è un fattore di design e moda. Per esempio le classiche spille piene di diamanti piccoli di ogni forma, che andavano molto di moda negli anni 80, oggi non le vuole più nessuno. Quindi si vendono prevalentemente tenendo conto del valore intrinseco. Gioielli non firmati, ma con un design attraente invece spesso in asta raggiungono risultati molto più elevati rispetto alle stime iniziali. 

Tendenzialmente i gioielli commerciali sono quelli più difficili da vendere, quindi hanno spesso stime molto conservative. È difficile che un gioiello commerciale faccia molto più delle stime alte, rispetto alle altre due categorie, perché per definizione non sono rari. Per questo, se avete un gioiello commerciale, consigliamo sempre di “giocare” con l’asta, e sfruttarne al massimo il potenziale, inserendo i gioielli senza riserva, o con stime conservative ed attraenti, perché si potrebbero avere delle sorprese molto piacevoli. 

E qui spesso arriva l’altra classica domanda: “E se si vendesse alla stima bassa?” Impossibile. E vi spiego perché: un’asta internazionale ha numeri partecipativi molto elevati. Christie’s live e online hanno circa 20.000 – 30.000 click per asta, che portano 300/400 persone a partecipare attivamente. Una percentuale altissima di queste persone sono conoscitori del mondo dei gioielli, e quelli che sono nuovi al mondo dei gioielli vengono guidati da noi specialisti. È impossibile che un gioiello non venga notato, a causa di una stima che agli occhi sembra conservativa. Al contrario attira molta più attenzione. Ultimamente in asta, online, si stanno vendendo tantissimi diamanti, da milioni di dollari, senza riserva.


Tecnicamente un diamante che vale un milione si potrebbe portare a casa per 10,000 euro. I venditori sono normalmente clienti abituali, e sono molto a loro agio col concetto appena spiegato. Il diamante bianco ha avuto qualche anno difficile, e togliere la riserva a pietre comunque importanti e rare, li ha aiutati a risalire un po’.

Lo spiega molto bene Filippo Battino in questo articolo.

Passiamo ora all’ultima, e secondo me più complicata categoria quando si vuole dare un valore ad un gioiello. Quella che secondo me da più sorprese, vede le stime quintuplicare (o decuplicare), e che meno di tutte è “vittima” del valore intrinseco, e cioè la gioielleria speciale: gioielli firmati, firmati d’epoca o gioielli antichi con provenienze importanti.

Le varianti non sono tantissime. Direi 25% lo fa la firma, l’epoca o la provenienza. 25% quanto è raro. 50% quanto un collezionista vuole il gioiello. Per questo abbiamo serpenti Bulgari che vendono a 100.000 euro, altri che vendono 700.000 euro. Spille Art Deco Cartier tempestate di diamanti che vendono a “solo” 100.000 euro


ed un bracciale, sempre di Cartier, oro e smalto (valore intrinseco 3000 euro?) che invece vende a 150.000 euro!


Impossibile prevedere un risultato del genere. Molto probabilmente è impossibile che si ripeta. Quasi sicuramente se fosse partito da 100.000$ anziché’ 30.000$ oggi parleremo di un invenduto o di qualcosa che ha venduto attorno alla stima minima. Ma la stima, ed il fatto che fosse effettivamente qualcosa di raro, hanno portato il bracciale a raggiungere una cifra impensabile, neanche per i più ottimisti. Una tiara dell’800 può arrivare a toccare il milione di dollari se di provenienza reale, così come fermarsi a 400/500$ - per questo tendono a partire dai 200/300$. Un Cartier tutti frutti può vendere attorno 800.000/1,000.000$, o andar ben oltre il milione e mezzo, per questo tendono a partire attorno ai 600/800.000$. Tenendo conto dei vari fattori, come età (gli Art Deco valgono infinitamente di più di quelli fatti negli anni 40). I primi Tutti Frutti avevano pietre di qualità inferiore, eppure sono più appetibili per i collezionisti. Quelli fatti da Cartier Paris sono più ricercati rispetto a quelli fatti da Cartier London, e via discorrendo.

I clienti reagiscono bene a gioielli visti in asta per la prima volta. Per questo sconsigliamo vivamente di far girare i propri gioielli in giro prima di metterli in asta. Una persona normale può far vedere il suo gioiello a 10? 20 persone? Un’asta lo fa x1000 (incluse le 10, 20 persone che l’hanno visto in mano al proprietario.)

Prendiamo per esempio la famosissima asta dei gioielli di Elizabeth Taylor del 2011. I prezzi raggiunti furono incredibili. Sicuramente per il nome, ma anche perché era la prima volta che ai collezionisti era data l’opportunità di possedere un gioiello della famosa attrice.

Usiamo come esempio questo bracciale di Cartier


Partendo da 150.000$ arrivo a farne quasi 850.000$

Sei anni dopo, il compratore decise di rimetterlo in asta. Visto il prezzo raggiunto non ci facemmo problemi a prenderlo con una stima ben più alta: 400 – 600.000 chf, risultato? Questa volta fu venduto alla metà! Eppure pochi anni prima c’era una persona, oltre al compratore, disposta a pagarlo il doppio!

L’hype però era ormai passato, la stima non lasciava nessuna illusione, e così il martello scese addirittura sotto la stima minima.

Mi scuso se mi sono dilungato un po’ più del solito, e se alle volte sono sembrato un po’ troppo tecnico, ma l’argomento lo richiedeva. E per qualsiasi dubbio o curiosità, siamo a vostra disposizione.

Opinione personale dell’autore
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Trasferitosi a Londra nel 2006, Leo Criaco capita nel mondo dei gioielli quasi per caso, iniziando come garzone da Bentley&Skinner, gioiellieri storici di Mayfair, by Royal Appointment. L'inizio part-time diventa subito full-time: la gioielleria stava costruendo il famoso teschio di diamanti di Damien Hirst – “For the love of God” e aveva bisogno di extra security. Alla fine del progetto, il direttore gli propone di prendere il posto del suo apprendista. Inizia così la sua avventura nel mondo dei gioielli. Avventura per la seconda volta "benedetta" da Hirst: è proprio Leo infatti a selezionare i diamanti rosa per il secondo teschio, for Heaven’s sake: un anno e mezzo di lavoro. Dopo sette anni, per migliorare le conoscenze del mercato, Leo Criaco inizia a lavorare con un commerciante indipendente, grazie al quale entra in stretto contatto col mondo delle aste. Approda quindi da Christie’s Ginevra nel settembre del 2015, dove tuttora ricopre il ruolo di specialista, con un occhio di riguardo per il mercato italiano.

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