Token e design, 450mila dollari per mobili che non esistono

Teresa Scarale
Teresa Scarale
8.3.2021
Tempo di lettura: 3'
Le aste si sono accorte della crypto arte e della tokenizzazione, con i collezionisti che sborsano cifre importanti per opere fatte a pezzettini o addirittura inesistenti. L'ultimo caso è quello del designer argentino che ha messo in vendita mobilia virtuale. Fra dubbi di inconsistenza e degenerazione del digitale, ne abbiamo parlato con Aldo Bisioli dell'helpdesk fiscale di Assofintech

L’operazione del design in forma di token ha il sapore della pura speculazione. Il designer è l’argentino Andrés Reisinger, di stanza a Barcellona. La piattaforma attraverso cui è avvenuta la vendita è la Nifty Gateway dei gemelli Winklevoss

Fenomeni speculativi come quello in questione servono a rendere liquido il mercato. Ovvero a creare un mercato secondario per questi asset, in modo da poterli rivendere agevolmente. Ogni pezzo vale perché è un Ntf

Quando si tratta di questi asset, «il mercato secondario non solo deve esistere, ma deve essere profondo e liquido». L’investimento in opere d’arte e di design è solo una delle possibilità che offrono i token

Al momento però un mercato secondario per gli asset tokenizzati non esiste. I primi a debuttare potrebbero essere paesi come la Cina o l’India. O gli Usa. «È difficile che l’Europa sia trainante, in tal senso»

Vendere un mobile al minuto in dieci minuti e incassare 450.000 dollari. Fin qui, nulla di strano: il design è costoso. Sapere però che nove di questi pezzi non esistono – se non nel mondo virtuale –fa alzare il sopracciglio. Cinque “mobili” non verranno mai prodotti: si potranno utilizzare in qualsiasi spazio virtuale 3D condiviso (Decentraland, Somnium Space, Cryptovoxels, Minecraft) oppure in applicazioni di realtà virtuale e aumentata. Quattro «lo saranno» e uno (la Hortensia Chair, in foto) è già nella collezione della pioneristica Rossana Orlandi (Milano). L'operazione ha il sapore della pura speculazione. Il designer è l'argentino Andrés Reisinger, di stanza a Barcellona. La piattaforma attraverso cui è avvenuta la vendita è la Nifty Gateway dei gemelli Winklevoss, già nota ai lettori di We Wealth. Questa collezione di mobili inesistenti si chiama curiosamente The Shipping (spedizione, trasporto).
Quello della crypto art è «un ramo della digitalizzazione dell'economia», commenta il dr. Aldo Bisioli, commercialista e membro dell'helpdesk fiscale di Assofintech. «Al netto di eccessi o degenerazioni, la trasformazione digitale è inarrestabile. Come tutti i fenomeni in forte espansione, va seguito e regolamentato». I fenomeni speculativi, come quello in questione, «servono a rendere liquido il mercato». Ovvero a creare un mercato secondario per questi asset, in modo da rivenderli agevolmente.

Ogni pezzo vale perché unico. La sua autenticità dipende dal fatto che corrisponde a un Nft, un non fungible token, una unità digitale irriproducibile grazie alla validazione blockchain. Attenzione però: in generale, «per quanto certificata da blockchain, una truffa resta sempre tale», avverte Bisioli. A tendere, «si arriverà a un compromesso». Scopo della tokenizzazione è quello di rendere liquidi, cioè facilmente vendibili, le opere d'arte e i beni di lusso. Anche spezzettandoli. Con questo termine di origine inglese (token, letteralmente “gettone”) si intende infatti letteralmente la frammentazione di un bene in atomi digitali.
Quando si tratta di questi asset, «il mercato secondario non solo deve esistere, ma deve essere profondo e liquido». L'investimento in opere d'arte e di design è solo una delle possibilità che offrono i token. «Si può investire in quote di diritti di opere letterarie, brani musicali. Al di là dell'aspetto emozionale, che pure riveste parte importante nella digitalizzazione di opere e diritti, c'è l'abbassamento della soglia minima dell'investimento e del rischio.
Dal punto di vista del venditore, si eliminano i costi dell'intermediazione, con la possibilità di programmare l'incasso dei diritti d'autore, per esempio ricevendo una percentuale dei profitti ogni volta che l'opera è oggetto di vendita. Al momento però un mercato secondario per gli asset tokenizzati non esiste. I primi a debuttare potrebbero essere paesi come la Cina o l'India. O gli Usa. «È difficile che l'Europa sia trainante, in tal senso».

Dichiara il designer Reisinger alla stampa: «Scommetto da anni sui regni e i mobili digitali. Ho creato un ampio portfolio di collezionisti in tutto il mondo che supportano la mia pratica e le mie idee . La stampa ama pubblicare enormi titoli puntando sulla quantità di denaro, ma non si interessa del valore». Ma è proprio l'esistenza di «valore» a suscitare dubbi negli osservatori, memori del destino della piattaforma di vite virtuali Second Life. Nata un anno prima di Facebook, ha condiviso solo una pallida infinitesimale frazione del successo dei social e adesso nessuno più se ne ricorda, «con buona pace degli investitori» conclude Bisioli. La vita reale, seppur mediata dai social, è quella che vince ancora. Anche negli investimenti.
Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l'Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell'arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione

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