Storia della Silver Ghost di Rolls Royce

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Caratterizzata dalla silenziosità e fluidità della meccanica - si racconta che nell'abitacolo il ticchettio dell'orologio coprisse il rombo del motore - la 40/50 HP diventò l'auto più rappresentativa di tutta la storia della casa britannica e fu prodotta fino al 1926. Nelle aste più recenti, un esemplare è stato battuto a 6 milioni, nel 2012 e un altro a 2 milioni, solo l'anno scorso





Dall'incontro tra due persone che più diverse non si può, Charles Rolls e Henry Royce, nacque in Inghilterra agli albori del Novecento la Rolls-Royce, ovvero la “migliore automobile del mondo”, così come venne definita nei primi slogan pubblicitari. Ed ancora oggi quel marchio simboleggia, in campo automobilistico, il lusso per eccellenza, oltre ad essere diventato quasi sinonimo di perfezione. Il nome Rolls-Royce sa immediatamente di qualità, prestigio, longevità, comodità, silenziosità, facendo passare in secondo piano requisiti quali il costo, del tutto adeguato per i clienti abituali (sovrani, maharaja, sceicchi, capi di stato), il consumo (a questi livelli pressoché ininfluente) o caratteristiche tecniche come la potenza, dato che i cavalli sono stati per decenni espressi semplicemente ed altezzosamente con la formula “quanto basta”. La qualità e la cura maniacali sono state sin dall'inizio l'ossessione di Henry Royce, che amava ripetere il suo celebre motto: “la qualità rimane quando il prezzo viene dimenticato”.









Royce era un capace tecnico, esperto di meccanica e attrezzature elettriche, titolare di un'officina a Manchester nota per la produzione di gru, dove aveva allestito prototipi di automobili perfezionando vetture già esistenti. Grazie alla sua esperienza, alla sua meticolosità e anche alle innovative attrezzature da lui stesso approntate, ottenne risultati di tutto rilievo soprattutto in termini di qualità, affidabilità e confort. Rolls era invece un giovane nobile, pioniere dell'aviazione oltre che dell'automobilismo che, con il suo socio Claude Johnson, storico segretario del Royal Automobile Club di Londra, importava vetture francesi e belghe, occupandosi anche della manutenzione ed assistenza. L'incontro tra i due fu organizzato da Johnson, che assumerà un ruolo di assoluto rilievo nella storia della Rolls-Royce, della cui denominazione si autodefiniva il “trattino”.





Rolls provò un'auto di Royce e ne fu entusiasta, proponendo a Royce un accordo di collaborazione per la produzione e vendita di un'automobile da subito denominata, appunto, Rolls-Royce: Royce avrebbe continuato ad occuparsi della parte tecnica e Rolls della commercializzazione, con il supporto di Johnson per la parte organizzativa.













Era il 1904 e le prime vetture furono esposte al Salone di Parigi di quell'anno, dove vinsero la medaglia d'oro. L'attività promozionale di Rolls fu frenetica, non solo con la partecipazione in prima persona a varie competizioni internazionali, culminate nella vittoria al leggendario Tourist Trophy dell'isola di Mann del 1906, ma anche con viaggi in tutto il mondo per promuovere le nuove automobili.

Lo stesso anno Royce, Rolls e Johnson consolidarono i loro rapporti, costituendo a Londra la Rolls-Royce Limited. Nel 1910 tuttavia Rolls, ai comandi di un aereo durante una dimostrazione, per un banale errore in fase di atterraggio rimase vittima di un incidente, perdendo la vita a soli 33 anni.




La Casa non ne subì però contraccolpi negativi e grazie alle ormai note e straordinarie doti di qualità, cura, classe e confortevolezza, continuò il proprio cammino di successo. Ciò anche in virtù del servizio impeccabile di assistenza garantito dalla Casa, che accompagnava la vita di ogni vettura restando in ogni momento a fianco del cliente.











Dopo un inizio nel quale si costruirono diversi modelli, come la 10, la 15, la 20 e la 30 HP (ovvero Horse Power, cavalli vapore) Johnson convinse i soci a concentrarsi su un unico modello, la 40/50 HP, che diventò l'auto più rappresentativa di tutta la storia della Rolls-Royce. Quest'auto inaugurò anzitutto la scelta di contraddistinguere i modelli della Casa non solo con sigle tecniche, ma con nomi di fantasia.

All'esemplare di 40/50 ordinato da Johnson fu attribuito il nome di “Silver Ghost”, in virtù sia della carrozzeria color alluminio con particolari placcati in argento, sia della silenziosità e fluidità della meccanica; si racconta infatti che nell'abitacolo il rumore di un orologio fosse più forte di quello del motore. La denominazione fu apposta sul cruscotto con una placca d'argento e da lì in avanti, assecondando un'iniziativa della stampa, tutti gli esemplari di 40/50 ebbero la stessa denominazione, iniziando così la consuetudine di contraddistinguere i nuovi modelli con nomi ammiccanti quasi sempre al mistero ed al soprannaturale, come Silver Wraith, Silver Dawn, Phantom, Silver Cloud, Silver Shadow, o Silver Spirit.
Altro primato della Silver Ghost è quello di avere per prima impreziosito il frontale con la celeberrima statuetta, lo Spirit of Ecstasy, detta anche Flying Lady, ancora oggi presente su tutta la produzione.







L'unione tra il radiatore, che riproduce la facciata di un tempio greco con un imponente timpano dorico e già presente nei modelli precedenti, e la statuetta ispirata alla Nike di Samotracia, da più di cento anni rappresenta l'immagine per eccellenza della Casa. Il richiamo a simboli classici ben si addice alle creazioni del marchio, che adottano da sempre soluzioni stilistiche a loro modo classicheggianti, mai eccessivamente innovative, diffidenti e distaccate nei confronti della più recente modernità e sempre rispettose della tradizione, fedeli ai medesimi concetti delineati dai fondatori.







Lo Spirito dell'Estasi rappresenta una leggenda nella leggenda. Anche al fine di evitare che la “migliore automobile del mondo” fosse impropriamente identificata con mascotte inopportune e fuori luogo, stante l'usanza di ornare i radiatori delle auto con tappi rappresentanti animali e figure allegoriche, già negli anni ‘10 la Rolls-Royce commissionò allo scultore Charles Sykes la creazione di un simbolo adeguato.

Sykes, con la tecnica di fusione a cera persa, creò un capolavoro: una donna protesa in avanti verso l'infinito, con le braccia diste- se all'indietro e con il vento che ne modella e ne gonfia le vesti tanto da farle sembrare ali; la statuetta è stata più volte aggior- nata anche per adeguarla alle dimensioni dei radiatori sui quali doveva essere posizionata, mantenendo sempre lo slancio e la dinamicità d'origine. Lo Spirito dell'Estasi è oggi famoso quanto la Rolls-Royce e, fatte le debite proporzioni, altrettanto prezioso, al punto che nel 1980 è stato ideato un meccanismo automatico che, al minimo contatto, faceva sparire la statuetta all'interno della calandra, il che sui modelli attuali avviene semplicemente ed automaticamente chiudendo a chiave la vettura.

La Silver Ghost, che come 40/50 HP era stata presentata al London Motor Show del 1906 con un motore 6 cilindri e 7,1 litri, divenne celebre, oltre che per lusso, elasticità e pressoché totale assenza di rumorosità e vibrazioni, per la proverbiale affidabilità. Si raccontava infatti che nessuno avesse mai lamentato alcun tipo di problema meccanico e del resto la vettura effettuò una celebre gara Londra - Glasgow percorrendo il tragitto 27 volte, per un totale di 25.000 chilometri, senza richiedere alcun intervento di manutenzione.

La prima Silver Ghost era la dodicesima 40/50 prodotta; targata AX201 e destinata a diventare una vera e propria diva, rimase fino al 1908 di proprietà dell'azienda, utilizzata quotidianamente da Johnson, con la quale si recava anche in vacanza in Cornovaglia. Fu poi venduta a Sir Daniel Hanbury per essere infine riacquistata dalla Casa nel 1948, un milione di chilometri dopo.

In quei quarant'anni, Sir Hanbury, figlio di Thomas, il creato- re degli omonimi giardini botanici a Ventimiglia, utilizzò sistematicamente la Silver Ghost per fare la spola tra il castello nell'Hampshire e Villa della Pergola ad Alassio, dove aveva la propria residenza estiva con parco annesso.







La Riviera ligure era allora la meta preferita dai viaggiatori inglesi, anche a seguito della creazione della linea ferroviaria Londra – Genova grazie alla quale si formarono in Liguria vere e proprie colonie anglosassoni, che trasformarono i borghi di pescatori in rinomate località turistiche. Alassio in particolare fu così apprezzata dagli Hanbury che le donarono numerosi terreni, fondarono il primo Circolo del tennis, inaugurato nientemeno che da René Lacoste, e costituirono la prima biblioteca, la English Library, entrambi tutt'ora esistenti. In inverno l'in- stancabile Ghost, carica di bagagli, accompagnava la famiglia sulle montagne svizzere e fu addirittura arruolata nel Regno Unito durante la Prima Guerra Mondiale per portare gli ufficiali feriti nei centri di cura.

Restaurata dopo il riacquisto da parte della Rolls-Royce, per la Ghost gli onori della cronaca non erano finiti qui: nel 1965 fu scritturata per una parte nel film “Quei temerari sulle mac- chine volanti” per poi riapparire periodicamente in occasione di ricorrenze ed eventi, fino a trasportare nel 1987 la Regina d'Inghilterra.

Oggi è considerata una delle automobili più preziose del mondo e dopo essere finita al Gruppo Volkswagen a seguito delle vicissitudini societarie che negli anni '90 hanno colpito la Rolls-Royce, sembra sia recentemente passata di mano per una cifra “monstre” a favore di un facoltoso collezionista americano.



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Ma anche altre Silver Ghost si sono rese protagoniste di imprese ancora oggi ricordate, confermando la bontà di un'altra famosa massima di Henry Royce: “Esiste una sola alternativa a una Rolls-Royce, un'altra Rolls-Royce”. Ad esempio quella appartenuta al conte Antonio Malvasia della Serra Gabrielli, che ordinò la sua Silver Ghost a Parigi (ove la fece carrozzare), la ritirò nel febbraio 1912 e su di essa si recò direttamente a Montecarlo, dove corse l'omonimo Rally con a fianco una affascinante dama, e si classificò quarto assoluto.

Partì quindi volontario nella Prima Guerra Mondiale sempre a bordo della propria Rolls-Royce, che fece per l'occasione ri- carrozzare in stile militare, per poi trasformarla in torpedo a guerra finita.

Ben più nota è la passione per la Ghost del colonnello Thomas Edward Lawrence, meglio conosciuto come Lawrence d'Arabia, che, conquistato dalla raffinatezza ed affidabilità di un esempla- re che aveva requisito al Cairo, se ne fece costruire addirittura nove, le fece blindare e le utilizzò nelle battaglie contro l'impero ottomano. Persino Lenin il rivoluzionario arrivò a possedere tre Silver Ghost, opportunamente equipaggiate con cingoli alle ruote posteriori e sci sotto quelle anteriori.



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Fino al 1926 la Rolls-Royce produsse ben 7.874 Silver Ghost, comprese le 1.700 costruite a Springfield, in Usa, dove la casa aveva aperto una succursale per sfuggire ai dazi di importazione. Molte di queste sono ancora perfettamente funzionanti ed occupano spesso posizioni di primo piano nelle aste internazionali. Tuttavia la varietà degli allestimenti, molto differenti tra loro in quanto disegnati e costruiti da diversi carrozzieri e la moltitudine di versioni durante una produzione durata quasi vent'anni, determina una forbice di valutazioni molto ampia.

Nonostante la vetustà della vettura ne renda poco agevole un uti- lizzo frequente, le Ghost raggiungono frequentemente quotazioni elevatissime, come i quasi 6 milioni ai quali è stato aggiudicato un esemplare battuto nel 2012 a Goodwood nel West Sussex, ove dal 2003 ha sede la Rolls-Royce e dove quindi la vettura giocava in casa, o i recenti 2 milioni di euro spuntati nel marzo 2020 da un esemplare venduto ad Amelia Island, in Florida.



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Avvocato per formazione, collezionista per passione, appassionato d’arte e antiquariato, esperto di automobili e motoleggere d’epoca

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