Mille Miglia, la freccia rossa di avventura e bellezza

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Nata nel 1926 in risposta allo smacco subìto per lo spostamento del Gran Premio d'Italia dalla Leonessa al neonato Autodromo di Monza, la corsa non stop, da Brescia a Roma e ritorno, ha mantenuto tutto il suo fascino. Oggi la Mille Miglia è soprattutto una passerella. Aperta solo alle auto storiche che hanno partecipato alla competizione nei suoi 30 anni di storia - fino alla sospensione nel '57 a causa di uno sfortunato incidente - o a modelli identici. Intanto alla mitica gara si è affiancata una versione green dedicata alle vetture elettriche
La corsa più bella del mondo. Così Enzo Ferrari definiva la Mille Miglia, la famosissima competizione automobilistica che, muovendo da Brescia, alla quale è sempre rimasta indissolubilmente legata, è divenuta un simbolo dell'Italia nel mondo, una grandiosa leggenda sportiva e un innegabile fenomeno di costume.

La sola espressione Mille Miglia, o l'appellativo Freccia Rossa, dalle insegne che ne indicavano il percorso, evoca immediatamente coraggio, passione, temerarietà, sfida e un pizzico di follia.
Il 2 dicembre 1926 è la sua data di nascita. In quel giorno si incontrarono per la prima volta i quattro fondatori, successivamente sempre definiti “i quattro moschettieri”. Tre di loro erano bresciani: Franco Mazzotti ed Aymo Maggi, piloti e finanziatori, e Renzo Castagneto, direttore sportivo e organizzatore. Il quarto era milanese, Giovanni Canestrini, giornalista automobilistico della Gazzetta dello Sport.

L'iniziativa nacque a seguito di uno smacco. Brescia, ovvero la “Leonessa d'Italia”, allora indubbia capitale dell'automobilismo sportivo italiano e culla, fin dal 1904, delle gare motoristiche, si era vista scippare il Gran Premio d'Italia, che aveva organizzato nel suo territorio dal 1921.
Il colpevole era il neonato Autodromo di Monza, e ciò per decisione dell'Automobile Club di Milano, dal quale dipendevano sia la delegazione di Monza sia quella di Brescia. Per riprendere il primato, la Leonessa ebbe un'idea geniale e affascinante: una corsa non-stop Brescia - Roma - Brescia, pari a circa 1.600 chilometri corrispondenti, appunto, a mille miglia, con partenze notturne e rifornimenti volanti su strade pubbliche, talvolta sterrate e quasi mai illuminate.

Grandi energie furono dedicate all'organizzazione. Mentre Canestrini si occupava di dare rilevanza giornalistica all'avvenimento, coinvolgendo direttamente anche il suo giornale, Mazzotti, in un
tour di mezza Italia, incontrò i vertici degli Automobile Club, i sindaci ed i prefetti delle città da attraversare, diffondendo ovunque informazioni e istruzioni per lo svolgimento della corsa.
La prima edizione del 1927, pensata come gara secca non ripetibile, fu un grande successo, al di sopra di ogni aspettativa e si concluse, senza alcun incidente, in tempi ben più brevi di quelli immaginati.
Anziché impiegarci quasi tre giorni, al punto che molti piloti erano partiti con valigie al seguito, la vettura vincitrice, una bresciana O.M. 665 Sport, giunse inaspettatamente a Brescia dopo poco più di 21 ore, alla media di oltre 77 km/h, davvero sorprendente per l'epoca, considerati i numerosi passaggi a livello disseminati sul percorso, i ponti di barche, i passi appenninici e la pressoché certa possibilità di incappare lungo le strade in greggi o carri a trazione animale.
Il grande entusiasmo che seguì alla buona riuscita della manifestazione e le folle appassionate che richiamava ne fecero subito intravedere le potenzialità: efficacissima pubblicità per le case automobilistiche, forte leva per il miglioramento della rete stradale oltre che veicolo di propaganda per il regime dell'epoca, al punto che ne venne espressamente sollecitata la ripetizione.

Da questo momento inizierà l'epopea della Mille Miglia, che per ben trent'anni si ripeterà quasi ogni anno con un percorso sempre rivisto e aggiornato, pur mantenendo costante la medesima formula: una corsa forsennata di velocità a cronometro, con scenografica partenza dalla passerella sopraelevata di Brescia, spesso di notte, tra ali di folla in delirio, dando così luogo alla nascita di leggende e misteri, favoriti anche dall'assenza di comunicazioni ed immagini in tempo reale.

Si trattava, per un'epoca in cui la presenza delle automobili non era certo così abituale, di un'invasione di bolidi rombanti che laceravano la notte con il loro urlo dirompente, squarciandola con accecanti fasci di luce irradiati dai grandi fari, per poi sparire del tutto immergendosi nel buio.
L'ora e il minuto di partenza, stabiliti in base alla categoria delle singole auto, venivano impressi su di esse, a mano, a pennello, come numero di gara.
Per i piloti e per le vetture iniziava una cavalcata estenuante, passando dai piatti rettilinei delle strade romane a dolci ed ondeggianti colline, a strette stradine di paesi e borghi storici e ad impegnativi e tortuosi percorsi di montagna, per ripetere poi il tutto una volta doppiata Roma.
E questo in un alternarsi di climi e temperature, spesso pioggia, a volte nebbia, sempre e comunque polvere e ghiaia, sollevati dalle ruote sulle strade sterrate di allora.
“Sbuffi di polvere, zaffate d'olio, puzzo di benzina”, così anche Lucio Dalla ha cantato la Mille Miglia, ove in un tratto “il sole si spaccava contro il ferro”, in un altro si tramutava in “un'avventura di pioggia e di paura”.
Si diceva infatti che disputare la Freccia Rossa significava attraversare tutte e quattro le stagioni, e ciò a causa della tipica, consueta instabilità meteorologica dei mesi di aprile e maggio, durante i quali si correva la gara, ed anche dei frequenti dislivelli altimetrici del percorso.


La risonanza dell'evento e la sua rilevanza sportiva richiamavano le migliori case automobilistiche del mondo ed i più famosi piloti, conducendo tuttavia ad una esasperazione delle prestazioni delle vetture fino a livelli difficilmente compatibili con le strade dell'epoca. Basti pensare che la velocità media delle vetture in pochi anni risultò più che raddoppiata.
Alla vittoria della bresciana O.M. seguiranno negli anni undici vittorie dell'Alfa Romeo, otto della Ferrari, due della Mercedes ed una a testa per Lancia e Bmw.


E ciò fino al 1957, quando un tragico incidente causato dallo scoppio di uno pneumatico di una Ferrari che coinvolse, oltre ai piloti, ben nove spettatori, pose fine alla “vera” Mille Miglia, determinando il bando sul territorio nazionale delle gare di velocità su strade aperte al pubblico.
L'improvvisa parola fine contribuì a cristallizzare il mito della Freccia Rossa, rendendo epici una miriade di avvenimenti e di aneddoti spesso anche enfatizzati oltre misura.

È famoso ad esempio il sorpasso di Tazio Nuvolari ai danni di Achille Varzi, entrambi su Alfa Romeo, sorpasso che sarebbe avvenuto a fari spenti per cogliere Varzi di sorpresa. L'episodio non
sarebbe mai stato smentito da Nuvolari, nonostante al momento del sorpasso vi fossero già le prime luci dell'alba e considerato che il rischio corso sarebbe stato del tutto inutile, poiché Nuvolari, partito diversi minuti dopo Varzi, avrebbe comunque vinto la gara solo giungendo a Brescia alle calcagna del rivale. Ma non importava, tutto poteva contribuire a creare la leggenda della temeraria corsa pazza e indiavolata.


Grande eco ebbe poi la partecipazione negli anni Cinquanta dei Conti Marzotto, rampolli della nota, nobile famiglia di industriali tessili. Quattro giovani fratelli che gareggiavano per hobby e passione e per questo soprannominati, all'epoca, “Conti correnti”. Giannino Marzotto in particolare stupì tutti, vincendo ben due Mille Miglia, nelle quali si permise il lusso di battere piloti ufficiali tra i quali il campione del mondo Juan Manuel Fangio, conducendo la sua Ferrari in doppio petto color vinaccia, nel 1950, ed in cravatta e pulloverino di cashmere a V, nel 1953, contro schiere di uomini in tuta e casco da pilota. Ma invero gli annali della Mille Miglia annoverano lunghe fila di personaggi famosi e vip dell'epoca, tali da rendere intrigante la Freccia Rossa anche per le cronache rosa.
Basti pensare alla storia d'amore tra Eugenio Castellotti, vincitore su Ferrari alla Mille Miglia del '56, e l'attrice Delia Scala, allora prima ballerina nelle riviste di Macario, alla liaison tra Linda Christian, attrice hollywoodiana e già moglie di Tyron Power e madre di Romina, ed il marchese Alfonso de Portago, aristocratico e Grande di Spagna, olimpionico bobbista e gentleman driver – peraltro sfortunato protagonista dell'incidente del 1957 – ed ancora a Roberto Rossellini, maestro del neorealismo, che correva la Mille Miglia ritirandosi a Roma, dove trovava ad aspettarlo la sua amata Ingrid Bergman.

Qualche anno prima sulle stesse strade aveva gareggiato anche la zia del regista Rossellini, la baronessa Maria Antonietta Avanzo, giornalista, aviatrice, valente pilota e prima donna a correre la Mille Miglia, oltre che antesignana del femminismo in Italia.
Avanzo, imparentata anche con Luchino Visconti, frequentava all'epoca personaggi del calibro di Modigliani, Mascagni, Hemingway e D'Annunzio; nel corso di una sua visita alla celebre Casa di quest'ultimo, il Vittoriale, fu l'involontaria artefice della morte per indigestione della tartaruga Cheli, che poi il poeta fece rimodellare in bronzo e collocò nella sala da pranzo come monito alla morigeratezza nel cibo. Un ciondolo d'oro riproducente la stessa tartaruga fu poi donato da D'Annunzio proprio a Nuvolari, che lo adottò come suo portafortuna.


Oltre che vetrina mondana, la Mille Miglia si rivelò inoltre una preziosa opportunità per la tecnica motoristica, contribuendo in maniera significativa al progresso tecnologico. Ebbe anche il merito di costituire un laboratorio ante-litteram per lo studio delle energie alternative poiché, anche a causa dell'autarchia derivante dalle sanzioni economiche degli anni Trenta, venne prevista nel 1936 una classifica speciale dedicata alle vetture marcianti a carburanti diversi dal petrolio, determinando un fiorire di vetture alimentate ad alcool, metanolo, gassogeno di legna, benzolo. Dopo un lungo periodo di oblio, negli anni Settanta si cominciò a pensare ad una rievocazione della mitica corsa, utilizzando le stesse vetture delle edizioni storiche, lungo il medesimo percorso. ma nell'ambito di una gara di regolarità e non più di velocità pura. Dopo un primo evento isolato, il successo riscontrato portò all'organizzazione di una nuova manifestazione annuale, da disputarsi non più senza soste ma in tappe separate.

A livello di popolarità la Mille Miglia è ormai ritornata ai fasti di un tempo, costituendo un ambito traguardo per appassionati di tutto il mondo e, come allora, dei vip e delle celebrity protagonisti dello star system. La selezione è perciò sempre più agguerrita, ma la partecipazione è riservata alle sole auto “eligibili”: sono ammesse solo quelle iscritte alle Mille Miglia disputate tra il '27 ed il '57 o esemplari identici a quelle. Ciò rende la manifestazione un vero e proprio “museo viaggiante”, al punto che è stato calcolato, in una delle più recenti edizioni, un valore complessivo delle vetture partecipanti superiore ai 250 milioni di euro. La sola eligibilità alla Mille Miglia costituisce una leva assoluta per il valore delle auto, che ne fa lievitare le quotazioni in maniera esponenziale rispetto anche a vetture identiche non rientranti nella lista chiusa. Un'importante casa d'aste pochi anni fa ha addirittura organizzato una sessione esclusivamente dedicata alle auto eligibili alla Mille Miglia, a riprova della loro grande appetibilità.

Dal 2021, proprio dall'anno in cui la Freccia Rossa è stata candidata ad ottenere il riconoscimento Unesco come patrimonio culturale immateriale dell'umanità, la Mille Miglia si prefigge di coniugare la sua prestigiosa tradizione con lo spirito e la sensibilità corrente, riservando grande attenzione per gli aspetti di sostenibilità ambientale. Ciò nel pieno rispetto della visione dei fondatori, protesi verso il futuro, lo sviluppo e l'innovazione. È questo il motivo per cui si è deciso di affiancare alla mitica gara tradizionale una nuova gara separata, la Mille Miglia Green, con auto elettriche come protagoniste. 
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Avvocato per formazione, collezionista per passione, appassionato d’arte e antiquariato, esperto di automobili e motoleggere d’epoca

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