Ford Thunderbird, rombo di tuono

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Nata per contrastare la Chevrolet Corvette, sportiva simbolo del sogno americano anni ‘50, la Ford Thunderbird, letteralmente " uccello di tuono", fu lanciata nel 1954, con l'obiettivo di incarnare il top del lusso Usa a quattro ruote. I migliori esemplari prodotti prima del 1960 possono raggiungere un valore di 100mila euro. Il record spetta alla T-bird di Marilyn Monroe, venduta in asta nel 2018 alla ragguardevole cifra di 490mila dollari

Se la Chevrolet Corvette rappresenta la vettura sportiva simbolo del sogno americano anni ‘50, la Ford Thunderbird, nata proprio per contrastare la Corvette, ricopre un analogo ruolo nel settore delle automobili di lusso. A differenza della spartana Corvette, la T-Bird, come venne da subito soprannominata, offriva soluzioni superiori per qualità e quantità, a cominciare da una carrozzeria in acciaio, e non in vetroresina, e da accessori da auto di livello medio-alto, come i vetri elettrici, i sedili regolabili ed i motori V8, così meglio rispondendo alle richieste dell’esigente mercato americano. Per la T-Bird venne addirittura creata una categoria specifica, la “Personal Car Luxury”, trattandosi di vettura non direttamente confrontabile con le “Sportcar” dure e pure, ma di un prodotto pensato espressamente per la Middle Class americana, che apprezzava maggiormente le comodità, lo stile e gli accessori di lusso. La T-Bird era quindi tutt’altro che una sportiva sfacciata ed eccessiva, ma un’elegante e sobria stradista silenziosa e affidabile, perfetta per sfilare ad andatura turistica, con grande confort, sui boulevard californiani in “relaxed sportiness”, così come affermava la stessa Ford. I motori erano assolutamente adeguati e via via sempre più performanti, partendo dal V8, 4,8 litri iniziale, fino al 7,5 litri delle ultime serie, ma non erano certo le prestazioni assolute la cifra caratteristica delle Thunderbird.

Come già la Corvette, anche la T-Bird era nata con l’intento di contrastare l’invasione negli States delle agili, compatte e brillanti due posti scoperte europee. Già nel ‘51, il Direttore Generale della Ford Lewis Crusoe, impressionato dalle novità presentate al Salone di Parigi, incaricò il futuro capo del centro stile, George Walker, di studiare una Ford in grado di competere ad armi pari con i costruttori europei. Ma la Chevrolet battè la Ford sul tempo, presentando la Corvette già al Motorama di New York del ‘53. Solo nel febbraio ‘54 la Ford esporrà al Salone di Detroit la sua Thunderbird, rispolverando un nome mitologico indo-americano, caro ai nativi dell’Arizona e del New Mexico. Thunderbird, ovvero Uccello di tuono, era una divinità, lo spirito che incarnava forza e potenza, il cui batter d’ali era invisibile agli uomini, ma generava vento, tuoni e pioggia nel deserto. È questo un mito talmente popolare negli Usa che in una commedia musicale e sentimentale come “Grease”, Thunderbird, ovvero T-Bird, era il nome del gruppo del quale Danny Zuko, cioè John Travolta, era leader. La nuova Ford incontrò da subito i favori del pubblico, costituendo un riuscitissimo mix tra i concetti europei e gli stilemi americani, in particolare quelli della Casa. La T- Bird, infatti, univa ad una linea bassa, filante e compatta, con una mascherina così larga e rasoterra da evocare chiaramente una Ferrari, caratteristiche tipica- mente americane, anche se non esasperate come nella Corvette; non potevano mancare le pinne in coda, pur appena accennate, le ruote posteriori coperte, le griglie sui parafanghi e vari richiami di foggia aeronautica, come i rostri ad ogiva sui paraurti anteriori. La seconda serie, altro notevole successo, portò poi in dote elementi così peculiari da caratterizzare ancora oggi la vettura stessa. Così il “Continental Kit”, ovvero la copertura esterna della ruota di scorta a cavallo tra il paraurti ed il cofano posteriore, oltre agli inconfondibili “portholes”, cioè i finestrini ad oblò incastonati lateralmente nell’hard-top. Con le successive serie e con l’introduzione nella gamma Ford della sportiva Mustang, nata nel ’64, il ruolo della Thunderbird è via via cambiato, adeguandosi anche sempre più all’imperante moda americana del gigantismo automobilistico.


Il concetto iniziale è stato sempre più snaturato, dapprima prevedendo 4 posti in luogo dei canonici 2, poi addirittura lanciando un modello a quattro portiere con apertura ad armadio, e aggiungendo via via vari orpelli ornamentali; la filosofia originaria fu ripresa solo nel 2002 con l’uscita di un modello celebrativo, felicemente ispirato alle prime  serie, ma con maggior lusso e moderne comodità. In tutta la sua storia la Thunderbird è comunque riuscita a legare la sua immagine a veri e propri miti del cinema americano. Le T-Bird più celebri sono senza dubbio quelle appartenute alle star più in vista dell’epoca, come Marilyn Monroe e Arthur Miller, la cui T-bird modello ’56 nera, sulla quale si sarebbero anche recati al matrimonio, è stata venduta in un’asta nel 2018 alla ragguardevole cifra di 490.000 dollari. O quella di Spencer Tracy e Katherine Hepburn, citata da quest’ultima anche nella sua autobiografia. Oppure quelle appartenute a Frank Sinatra, a Clark Gable, a Bing Crosby o a Jack Lemmon. O anche, a casa nostra, le T-Bird guidate fra gli altri da Rita Pavone e Adriano Celentano. 


E proprio sulla sua Thunderbird perse la vita Fred Buscaglione, schiantandosi contro un camion carico di porfido all’alba del 3 febbraio 1960, lo stesso giorno in cui usciva nelle sale cinematografiche La Dolce Vita di Fellini, il film che celebrava la deriva della vita mondana della quale in un certo senso Buscaglione era uno dei cantori, sia pure con i suoi modi ironici e scanzonati. In quel periodo all’apice del successo, imperava ovunque con le sue canzoni surreali e dissacranti e con il suo look ispirato ai gangster americani; era il Re dello Swing e come tale non poteva che guidare proprio un’auto come questa, personalizzata in un inusuale color lilla. 




Ma la T-Bird è stata essa stessa star del cinema, ricoprendo ruoli di co-protagonista in road-movie di grande successo. Basti citare Cuore Selvaggio di David Lynch e soprattutto Thelma & Louise di Ridley Scott, ove una Convertible model year 1966, azzurro metallizzato interpreta una delle scene più famose della storia del cinema. È su questa due posti scoperta che Geena Davis e Susan Sarandon, alla fine di mille inseguimenti con la polizia, dopo uno sguardo d’intesa e la famosa frase “Non torniamo indietro, non fermiamoci”, schiacciano a fondo l’acceleratore, librandosi verso il canyon. Un salto nel nulla mai concluso, rimasto sospeso, evocativo della libertà conquistata. Si può ben capire come la T-Bird conti nel mondo un gran numero di estimatori, che in questo caso possono soddisfare agevolmente il desiderio di possederne una poiché, essendo stata prodotta in quasi 4,5 milioni di esemplari in cinquant’anni ed in ben 11 modelli, è di facile reperibilità ed in certe versioni a prezzi non proprio proibitivi. Come sempre accade le prime serie sono le più ambite, tanto che i modelli ante 1960 non scendono generalmente sotto i 50.000 euro per raggiungere anche i 100.000 euro per i migliori esemplari o per quelli con storie alle spalle particolarmente avvincenti. 

(articolo tratto dal magazine We Wealth di luglio-agosto)

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Avvocato per formazione, collezionista per passione, appassionato d’arte e antiquariato, esperto di automobili e motoleggere d’epoca

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