Bugatti e Instant classic: ritorno al passato...o al futuro?

Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani
14.4.2021
Tempo di lettura: 5'
Anche per il mercato delle auto d'epoca come le Bugatti, siamo all'inizio di una nuova alba. Il 2020 è stato un anno tempestoso per le vintage car, con una riduzione di valore pari a un terzo rispetto al 2019. Un passato d'anteguerra e un presente a battiture digitali fanno tuttavia sperare in un futuro ancora d'epoca
Ciò che rimane dopo il fragore delle bombe è il silenzio. Il nemico invisibile ha mietuto le sue vittime e sul campo di battaglia i caduti sono di ogni epoca e provenienza: Ferrari, Porsche, Instant Classic e Modern. Tra le macerie però emerge una luce antica, direttamente dall'anteguerra, e una luce nuova, direttamente dal futuro. È in termini meno poetici e ben più pratici quanto emerge dal Market Report 2020 di ADEMY - Automotive Data Evaluation Market Yield, e sponsorizzato da Liberty, gruppo americano leader nell'assicurazione di beni di lusso: il covid ha messo a dura prova il mercato delle auto d'epoca, ma non le loro capostipiti: le Bugatti d'anteguerra. Ed un futuro a colpi di transazioni online non potrà che fare bene.
9.212 auto vendute, 880 milioni di euro generati nei primi nove mesi del 2019. 6.840 e 587 milioni sono invece i rispettivi dati per il 2020. Tra queste due fotografie, la differenza in termini percentuali è dell'25,7% in termini di volume e del 33,3% in termini di valore. Se i dati sono da leggersi alla luce della sospensione delle aste, ad eccezione di quelle telematiche, nel secondo e nel terzo trimestre, c'è chi però è andato meglio e chi è andato peggio.

A soffrire di più di tutti è stato il segmento “Top Lot”, ovvero gli esemplari che valgono più di un milione, in contrazione del 48% in termini di turnover. Le “Mid Cap” hanno invece attutito il colpo, limitando le perdite di valore al 25% in meno rispetto a quanto generato l'anno precedente. Alla luce delle diverse performance dei segmenti i rapporti di forza si sono ancora più consolidati con le “Mid-Cap” che sono arrivate a contare quasi per il 50% del mercato, in crescita dal 41,9% dell'anno scorso.
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Quote di mercato per segmento di prezzo nel 2019 e nel 2020. Fonte: Ademy
Da un punto di vista di tendenza, si conferma invece quello che ormai ai più del settore è noto. “La moda cambia, la decide la popolazione di acquirenti tra i 40 e i 55 anni, la cui passione per le auto si forma tra gli 8 e i 12 anni d'età. Risultato? Le più desiderate stanno diventando le Modern e le Post Modern, meglio conosciute come Youngtimer, con buona pace delle Classic e Post Classic” spiega Gianluigi Vignola, ceo di Ademy. A testimoniare dell'onda giovane che ha travolto i modelli più d'antan, il segmento delle Instant Classic, modelli costruiti dopo il 2000, anche se a trazione quasi esclusivamente dei “Top Lot”, è quello che negli ultimi dodici anni è cresciuto di più, fino ad arrivare oggi a valere un quinto del mercato. Allargando la quota di mercato alle Youngtimer, oggi le auto costruite negli ultimi 45 anni valgono quasi la metà dell'intero mercato.
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Come sono cambiate le quote di mercato per segmento d'appartenza tra il 2008 e il 2020. Fonte: Ademy
Al netto di questo passaggio evolutivo di tecnologie, motori e linee per cui paradossalmente è il “meno d'epoca” a dare maggiori soddisfazioni, il 2020, in un certo senso, ha segnato un ritorno alle origini. Ai primi cinque posti delle auto più care di quest'anno si leggono cinque vetture, per marchio e per periodo di produzione: sono le Bugatti d'anteguerra (più una del 1961). Totale: 34 milioni d'euro battuti all'asta. Una cifra importante che testimonia due risultati altrettanto importanti nell'universo “Top Lot”: le auto datate hanno ancora un certo fascino e il mercato non è solo appannaggio delle Ferrari. “Nonostante il marchio di Maranello sia ancora largamente primo in classifica per turnover, quest'anno solo un esemplare tra i dieci più costosi è a marchio Ferrari. Nel 2008, nella top ten, una su due era una rossa” puntualizza Vignola
La risposta del mercato alla pandemia infine è stato un massiccio uso del canale digitale. In prima linea ci sono state Barret-Jackson, Mecum e Bring A Trailer (BAT) a promuovere le aste online, novità assoluta per il mercato delle auto d'epoca, ma che è destinata a perdurare in modo strutturale anche dopo la fine della pandemia. L'efficace virtualizzazione del processo di presentazione e vendita di un veicolo, standardizzando e dettagliando con foto, video e documentazione completa delle auto proposte, ha raggiunto un grado di affidabilità e precisione sufficiente per consentire l'acquisto di un mezzo dinamico come l'auto, anche da remoto, con un livello di valutazione che supera l'abituale possibilità di ispezione del veicolo dal vivo.

Cosa aspettarsi per il 2021? “è prevedibile che anche nei primi due trimestri del 2021 sarà difficile l'organizzazione di eventi sociali e culturali, che sono la linfa del mercato delle classic car. Tuttavia i collezionisti guidati dalla necessità di investire, probabilmente approfitteranno della flessione dei prezzi per allargare la loro collezione sulla fascia alta. Anche gli acquirenti tipici delle “Small Cap”, avranno più tempo disponibile per fare i loro acquisti online, perché l'acquisto è vissuto anche emozionalmente come un gesto di libertà, una promessa di ritornare al più presto all'aria aperta” conclude Vignola. Secondo le stime di ADEMY il mercato dovrebbe recuperare nei prossimi dodici mesi il 23% in termini valore e il 27% in termini di volumi.
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Stime del turnover e delle vendite per il 2021. Fonte: Ademy

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