Bentley, la più sportiva tra le eleganti, la più elegante tra le sportive

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Decisamente innovative dal punto di vista tecnologico, le lussuose vetture britanniche, che già nel '21 raggiungevano nelle versioni di serie i 160 chilometri all'ora, dominarono in quegli anni la 24 Ore di Le Mans, dapprima con la 3 litre e poi con la 4 1/2 litre. Gli esemplari di quest'ultima oggi costano fino a 700mila euro. Costruita anche in una famosa e velocissima versione sovralimentata, la Blower fu la prima auto di James Bond. Ecco storia e leggenda di questa quattroruote extra lusso
I camion più veloci del mondo”. Ettore Bugatti, carismatico e geniale fondatore dell'omonima casa automobilistica, così definiva sarcasticamente le imprendibili Bentley, le imponenti vetture da corsa che dominarono, tra l'altro, la 24 Ore di Le Mans per cinque volte su sette, a cavallo tra gli anni venti e gli anni trenta, battendo sonoramente le agili e leggere Bugatti. Le Bentley impiegate nelle corse derivavano infatti direttamente dalle lussuosissime e maestose berline della casa, che rivaleggiavano nel segmento di altissima gamma con le prestigiose Rolls-Royce, Isotta Fraschini o Hispano-Suiza. L'esuberanza e la sportività erano tuttavia le caratteristiche che differenziavano il marchio Bentley dagli altri marchi di lusso estremo.
Definita anche l'auto più elegante tra quelle sportive e al tempo stesso la più sportiva tra le auto eleganti, la casa nacque nel 1919 ad opera di Walter Owen Bentley, detto W.O., che, con un importante passato come progettista di motori aeronautici in alluminio, fondò con il fratello a Londra la Bentley Motors.

Decisamente innovative dal punto di vista tecnologico, le lussuose Bentley, che già nel '21 raggiungevano nelle versioni di serie i 160 chilometri all'ora, dominarono in quegli anni la prestigiosa corsa francese, dapprima con la 3 litre e poi con la 4 1/2 litre derivata dalla precedente, della quale manteneva telaio e sospensioni.

Costruita anche in una famosa e velocissima versione sovralimentata, detta “Blower”, fu la prima auto di James Bond, prescelta verosimilmente da Ian Fleming per la prestazionalità, l'esclusività e l'estrema spregiudicatezza. Gli eccezionali risultati conseguiti dalle Bentley nelle corse sono tuttavia attribuibili non solo alle soluzioni di assoluta avanguardia, come le quattro valvole e due candele per cilindro, ma anche ad uno straordinario team di spericolati e temerari piloti, passati alla storia come i “Bentley Boys”. Ricchi rampolli di prestigiose famiglie britanniche, viveur, frequentatori di concorsi ippici e piloti automobilistici, i “Bentley Boys” segnarono gli anni venti del novecento con le loro imprese, in stile ed atmosfere simili a quelle descritte, oltreoceano, da Fitzgerald ne “Il grande Gatsby”.

Bentley elegante sportiva
Grazie alle loro iniziative nacque, ad esempio, il “Bentley cocktail”, tuttora un classico, codificato e riconosciuto ufficialmente. In occasione di una sfarzosa festa tenutasi al Savoy Hotel di Londra per festeggiare la vittoria alla 24 Ore di Le Mans del '27, festa nel corso della quale un Bentley Boy tentò addirittura di entrare nel salone con la sua auto, il barman dell'Hotel creò il nuovo cocktail, utilizzando per 1/2 Calvados, tipico della sua Normandia, e per 1/2 vermouth Dubonnet, il tutto shakerato e servito in coppette refrigerate con scorza di limone. Un Bentley Boy in particolare, Woolf Barnato, si legò indissolubilmente al destino ed alla leggenda della prestigiosa casa.

Non solo vinse personalmente per ben tre volte la 24 Ore di Le Mans, oltre a diverse altre corse, ma dopo la crisi del '29 divenne il maggior azionista della Bentley, grazie alle immense fortune della sua famiglia, proprietaria di miniere di diamanti in Sud Africa.Nel 1930 si rese inoltre protagonista di un formidabile evento, ideato nel corso di una riunione tra amici al Carlton Bar di Cannes.

Poiché era giunta voce che il “Blue Train”, il famoso Wagon-Lits che univa Sanremo a Calais, era stato battuto da alcune auto, Alvis e Rover, nella tratta tra Saint Raphael e Calais, Barnato scommise di poter non solo eguagliare quei record, ma addirittura di poter giungere a Londra prima che il “Blue Train” fosse arrivato a Calais.

Con la sua Bentley Six Speed, dopo aver organizzato vari rifornimenti durante il percorso, alcuni notturni ed anche tramite autobotti, Barnato rimase al Carlton, sorseggiando il suo drink, fino alla partenza del treno per Calais, e solo allora si lanciò nel forsennato attraversamento di tutta la Francia.





Con una massacrante e ininterrotta maratona alla disperata rincorsa del ”Blue Train”, quasi a prefigurare il ripetuto riff dell'omonimo blues di John Coltrane, Barnato superò ogni inconveniente e vinse brillantemente la sfida, giungendo a Londra quattro minuti prima che il treno raggiungesse Calais. Ma le scommesse vinte, le vittorie conseguite ed i molteplici primati raggiunti non bastarono.

Le ingenti risorse richieste dalle competizioni, che già ave- vano determinato il primo passaggio di mano della Casa, portarono la stessa al collasso definitivo, determinando la sua acquisizione da parte della rivale Rolls-Royce. Iniziò così per la Bentley un lungo periodo di appannamento, dovuto alla decisione dei nuovi proprietari, che avevano evidentemente acquisito il marchio Bentley solo per sbarazzarsi di un temibile concorrente, di considerare il relativo brand solo come satellite di quello principale.

Per 70 anni le Bentley furono infatti poco più che repliche di modelli Rolls-Royce, dei quali conservavano motori e telai, distinguendosi da quelli solo per una maggior briosità e per la calandra più sfuggente e arrotondata, sormontata dal marchio alato rappresentato dalla “B” di Bentley, la famosa “Flying B”. Rispetto alla più istituzionale Rolls-Royce, la Bentley diventò però l'auto di extralusso che gli agiati possessori potevano guidare personalmente, senza autista in livrea, godendone le più sportive prestazioni ed evitando nel contempo l'eccessiva opulenza della consorella.

Per tali motivi le varie serie Continental, costruite dal '52, furono appannaggio non solo di magnati e teste coronate ma anche di eccentrici personaggi quali ad esempio Keith Richards dei Rolling Stones, che si racconta avesse fatto approntare un apposito vano per l'hashish e che utilizzava la sua Bentley per trasportare tutta la band ai concerti.

O come un giovane ed esuberante Gianni Agnelli che, volutala in un insolito blu Fiat, la donò poi alla sua fiamma Pamela Digby, già nuora di Winston Churchill e successivamente amante del Principe Alì Khan, del barone de Rothschild e dell'armatore Niarchos, per diventare poi ambasciatrice Usa in Francia negli anni '90.




O infine come un arrivato Vittorio De Sica, amante del “bon vivre”, la cui Continental si può tutt'oggi ammirare nelle autorimesse del Vittoriale di Gardone, custodita insieme alle auto del Vate. Dopo un primo tentativo di rilancio, all'inizio degli anni '90, quando la Casa madre propose una nuova Bentley - la Continental R - che per la prima volta dopo quasi trent'anni si differenziava dalle coeve Rolls, nel 2003 la Bentley si affacciò ad una nuova vita, uscendo definitamente dal rapporto simbiotico con Rolls-Royce, per approdare nella galassia Volkswagen. La nuova Continental che ne scaturì fu per la Bentley un successo senza precedenti, ottenuto con nuovi motori 12 cilindri a W, quattro ruote motrici, sei litri di cilindrata e con uno stile ed una identità completamente rinnovati.

Nel mondo del collezionismo le Bentley sono oggi ricercate dagli appassionati che privilegiano au- to sportive e performanti senza rinunciare all'eleganza, al lusso e soprattutto alla qualità. Il livello eccelso delle Bentley ne consente una longevità proverbiale, tanto che si calcola che l'85% di tutta la produzione storica sia tuttora in circolazione. Le Bentley più ricercate sono senza dubbio le 4 1/2 litre, prodotte in circa 700 esemplari e quotate oltre i 700mila euro. Ben più esclusive ed inarrivabili sono le “Blower Bentley”, prodotte in circa 50 esemplari, i cui fortunati proprietari, come ad esempio Ralph Lauren che ne possiede una magnifica nella propria straordinaria collezione, è quasi impossibile che se ne separino. Per i pretendenti rimasti a bocca asciutta Bentley ha però oggi approntato dodici eccezionali repliche, ottenute scansionando, in quarantamila ore di lavoro, tutti i componenti con laser tridimensionali; inutile sottolineare che tutti i dodici esemplari sono già da tempo prenotati da facoltosi appassionati.
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Avvocato per formazione, collezionista per passione, appassionato d’arte e antiquariato, esperto di automobili e motoleggere d’epoca

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