Arte e riciclaggio, il conto delle segnalazioni in Italia

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Le segnalazioni ai fini del riciclaggio nel commercio di opere d’arte sono meno dello 0,1% del totale in Italia, secondo l’ultimo Report di Banca d’Italia e UIF. La normativa che obbliga i mercanti alla segnalazione fatica a entrare a regime. Ma guardando il valore medio delle transazioni di opere d’arte si scopre che…

Il numero delle segnalazioni di operazioni sospette ai fini della normativa antiriciclaggio in Italia da parte di mercanti d’arte e casa d’asta è stato vicino allo zero nel 2021. Il dato, pari allo 0,1% delle segnalazioni, è indicato nell’ultimo report di Banca d’Italia e UIF relativo alle informazioni statistiche del secondo semestre 2021 e recentemente diffuso. A partire dal 2019, infatti, anche mercanti, galleristi e casa d’asta che commerciano opere d'arte o che agiscono in qualità di intermediari nel commercio delle medesime sono stati inclusi tra i soggetti tenuti all’identificazione della clientela e alle segnalazioni delle operazioni sospette (D.Lgs. 125/2019).

Il report di Banca d’Italia, in linea con la normativa, include quindi questi operatori nella categoria residuale degli “Altri operatori non finanziari” di cui fanno parte però anche altri operatori economici come ad esempio i mediatori immobiliari. L’obbligo della segnalazione scatta quando si hanno motivi ragionevoli per sospettare che l’acquisto dell’opera sia in realtà un’operazione di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo o che comunque i fondi, indipendentemente dalla loro entità, provengano da attività criminosa. Guardando dunque il numero delle segnalazioni per operazioni sospette provenienti da tale categoria di soggetti nell’intero 2021 si rileva che sono state effettuate appena 209 segnalazioni per un controvalore di 51 milioni di euro circa. Il totale invece delle segnalazioni effettuate nel corso dello stesso 2021 da tutti i soggetti obbligati è stato di 139.524 per un controvalore di quasi 44 miliardi di euro. 

La parte preponderante delle segnalazioni arriva infatti da banche, istituti finanziari, professionisti, pubblica amministrazione e altri. Sorprende quindi l’esigua quantità delle segnalazioni provenienti dal settore dell’arte, anche se occorre considerare che l’obbligo è scattato soltanto a partire dal 2019. La complessità degli adempimenti burocratici, che può scoraggiare qualcuno in questa fase di avvio, sembra non essere però la sola causa dell’esiguità delle segnalazioni. Nelle transazioni che riguardano opere d’arte entrano in gioco, oltre al mercante e all’acquirente dell’opera, anche altri soggetti tenuti al rispetto della normativa antiriciclaggio, come ad es. le banche per i pagamenti o i professionisti per l’assistenza contrattuale. È quindi possibile che una quota delle segnalazioni siano state effettuate da tali soggetti e siano rientrate quindi nel dato aggregato dalla loro categoria di appartenenza. 

Un altro significativo aspetto da considerare riguarda la soglia di valore della transazione superata la quale gli operatori nel commercio di arte diventano soggetti obbligati agli adempimenti antiriciclaggio. La legge prevede che gli obblighi scattino qualora il valore della transazione, anche se frazionato o con operazioni collegate, sia pari o superiore a 10.000 euro. 

Guardando dunque al mercato mondiale delle aste dedicate all’arte, che si caratterizza per essere mercato c.d. “trasparente”, si rileva che l'82% del totale delle transazioni riguarda opere che sono passate di mano per 10.000 dollari o meno (pari a 9.240 euro circa). Il mercato di fascia alta ha coinvolto una percentuale molto piccola delle transazioni: il 2% per le opere di valore tra 100.000 e 1 milione di dollari e lo 0,2% per quelle superiori a un milione di dollari. Ma seppur la quota di opere da 1 milioni di dollari sia molto bassa, il loro impatto sul mercato complessivo è elevatissimo rappresentando più di 8 miliardi di dollari nel 2021, cioè più della metà del fatturato totale del mercato globale dell'arte, secondo il Report di Artprice relativo al 2021.

Se ci spostiamo in Italia, il mercato in asta di opere d’arte ha registrato un fatturato totale di 212 milioni di dollari da 40.000 transazioni, sempre secondo il report di Artprice. L’82% di tali transazioni, pari a 32.800 operazioni, non risultano soggette agli adempimenti ai fini della normativa antiriciclaggio. Andrebbero quindi valutate appena 7.200 transazioni ai fini dell’eventuale segnalazione.

Guardano infine agli Stati Uniti, principale paese nel mercato dell’arte a livello globale, il dipartimento del tesoro degli Stati Uniti ha pubblicato lo scorso febbraio 2022 il rapporto “Study of the Facilitation of Money Laundering and terror finance through the trade in works of art” che, esplorando il rischio di riciclaggio di denaro e finanziamento del terrorismo nel mercato dell'arte USA, ha concluso che il mercato dell'arte di alto valore è suscettibile di abusi da parte di attori finanziari illeciti. L’attenzione, quindi, deve concentrarsi sulle operazioni più rilevanti che però costituiscono la parte minore delle transazioni. 

alessandro@we-wealth.com

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Specializzato in diritto tributario presso la Business School de Il Sole 24 ore e poi in diritto e fiscalità dell’arte, dal 2004 è iscritto all’Albo degli Avvocati di Milano ed è abilitato alla difesa in Corte di Cassazione. La sua attività si incentra prevalentemente sulla consulenza giuridica e fiscale applicata all’impiego del capitale, agli investimenti e al business. E’ partner di Cavalluzzo Rizzi Caldart, studio boutique del centro di Milano. Dal 2019 collabora con We Wealth su temi legati ai beni da collezione e investimento.

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