Super yacht sempre più green: fino a che punto?

Teresa Scarale
Teresa Scarale
1.9.2022
Tempo di lettura: 2'
I cantieri navali attivi nella produzione ultra lusso stanno dirigendo ricerca e progetti verso la fabbricazione di imbarcazioni in linea con la riduzione delle emissioni di carbonio, al pari del settore auto e aerei. La strada da fare è ancora lunga, ma qualcuno (in Italia) naviga decisamente più veloce degli altri

A metà anni ’80 non raggiungevano il migliaio: da allora sono aumentati fino a raggiungere le circa 5200 unità attuali. Sono i mega yacht. Un super yacht, per definirsi tale, deve misurare più di 30 metri. Quello di Roman Abramovic, ex proprietario del Chelsea, è un 163 metri, probabilmente costato più di un miliardo di dollari. i mega yacht sono dotati di pista di atterraggio per gli elicotteri, piscine, palestre, suite di estremo lusso. Alcuni hanno persino piccoli sottomarini. Tradizionalmente, i mega yacht non sono l’emblema della sostenibilità: consumano – fra l’altro – moltissimo diesel.

Beatriz Barros e Richard Wilk dell’Università dell’Indiana hanno calcolato (riporta il Financial Times) che, nell’economia del carbonio degli ultra ricchi, le emissioni dei superyacht superano quelle di jet privati e ville. Lo studio dei due accademici riporta che, per esempio, delle 31.200 emissioni totali di Roman Abramovic, ben 22.400 afferiscono al suo mega yacht. La proporzione è ancora più sbilanciata per il patron di LVMH Bernard Arnault (sua è la barca nella foto di apertura): delle sue 10.400 tonnellate di emissioni, 9000 sono date dalla sua imbarcazione. Anche Bill Gates ed Elon Musk sono emettitori netti, ma non possedendo super yacht, inquinano decisamente meno rispetto ai “colleghi” armatori. Nemmeno a livello di opinione pubblica le cose vanno meglio. Basti ricordare che la città di Rotterdam ha dovuto smantellare temporaneamente l’antico ponte di Koningshaven pur di far passare il nuovo mega yacht di Jeff Bezos.

La lunga traversata per diventare un super yacht green

Ora però il vento sta cambiando. I costruttori – Sanlorenzo su tutti – hanno iniziato a sviluppare prodotti amici dell’ambiente grazie a tecnologie sofisticate che impiegano l’idrogeno come propulsore di energia elettrica per il motore. La sfida per progettisti e designer comincia dalla forma dello scafo. Calare in acqua uno scafo singolo, fanno sapere, è molto dispendioso in termini di energia; assunto questo che sta incentivando progettazioni di catamarani o addirittura trimarani per la prossima generazione di super yacht. Molti natanti sono già ibridi, mescolando diesel e elettricità. Ma è all’idrogeno che si punta.

Certo ai cantieri navali non basterà produrre super yacht a idrogeno per essere classificati come green. Una barca di quel tipo necessita di aria condizionata, trasformatori di acqua marina in acqua potabile, elettricità per l’illuminazione e la tecnologia. L’energia che i pannelli solari possono produrre, al momento non è sufficiente. La via per la neutralità carbonica dei super yacht è ancora lunga. Ma c’è chi è più avanti degli altri.

Sbaragliando la concorrenza, l’italiana Sanlorenzo è stata la prima al mondo a scendere in campo, stringendo un accordo con il colosso Siemens Energy per sviluppare un dispositivo che permetterà al cantiere di essere già nel 2024 il primo in assoluto a costruire un 50 metri con pile a combustibile (fuel cells). Il reformer, questo il nome del dispositivo, permetterà di trasformare il metanolo in idrogeno per alimentare le celle a combustibile.

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l'Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell'arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione

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