Le sette (più entusiasmanti) scoperte archeologiche del 2020

Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani
12.2.2021
Tempo di lettura: 3'
Dai ghiacci nordici fino alle Rocky Mountains, passando per i deserti egizi e i monti peruviani ecco le 7 meraviglie emerse dal centro della terra nel 2020
Il 2020 è stato un anno particolare e dalle molte scoperte per il mondo dell'archeologia. La prima scoperta (o lezione) è: ci sono scoperte e scoperte. Alcune non sono degne di nota, altre lo sono, ma non nel modo in cui ce lo si aspetta. Ovvero: ci sono scoperte che più che far brillare gli occhi lasciano l'amaro in bocca. A queste seconde sicuramente appartengono il ritrovamento di un disegno di Leonardo Da Vinci che potrebbe dimostrare che il Salvator Mundi, venduto per la cifra record di 450 milioni, non è il dipinto del maestro del Rinascimento. Oppure la scoperta che i rotoli del Mar Morto esposti al Museo della Bibbia di Washington sono in realtà delle falsificazioni. Per fortuna c'è anche una terza categoria: le scoperte, quelle vere, degne dei migliori Inidiana Jones, destinate a riscrivere pezzi di storia. Ecco le 7 meraviglie del 2020.

  1. I sarcofagi di Saqqara: Chi cerca trova. Soprattutto in Egitto, terra di continui rinvenimenti archeologici. Quest'anno a novembre, nei pressi di una necropoli di Saqqara, a sud del Cairo, sono stati scoperti più di 100 sarcofagi, continenti mummie in buone condizioni, più una quarantina di statue di antiche divinità. La maggior parte dei ritrovamenti sono stati sepolti circa 2.500 anni fa e risalgono perciò all'epoca delle dinastie dal VI al IV secolo avanti Cristo e alla dinastia dei Tolomei.

  2. Il gatto di Nazca: Le linee di Nazca, patrimonio dell'Unesco dal 1994, si arricchiscono di quello che sembra a tutti gli effetti essere un gatto. Ad ottobre, alcuni tecnici, ripulendo dalla sabbia e dal terriccio una collina nell'intento di renderla più accessibile ai visitatori, si sono imbattuti in delle righe che a fine lavoro hanno svelato la forma di un felino lungo 37 metri. La scoperta si aggiunge agli 800 geoglifici che compongono un mosaico di figure variegate tra i sali e scendi del deserto a sud di Lima, Peru, su un arco di 180 chilometri e che sono stati realizzati nel terzo secolo a.C da una civiltà precolombiana.

  3. La Cappella Sistina amazzone: Spostandosi un po' più a nord di Nazca nel cuore dell'Amazzonia è stata fatta un'altra scoperta incredibile. Gli archeologi prima via satellitare e poi di persona, una volta ottenuto il permesso di accesso da parte dei dissidenti che abitano la zona, hanno scoperto tra la vegetazione della foresta pluviale amazzonica colombiana delle rocce completamente coperte da affreschi rupestri. Gli studiosi l'hanno ribattezzata “l'antica Cappella Sistina”: si tratta di decine di migliaia di pitture risalenti a più di 14 mila anni fa, sparse su 12km di pareti rocciose.

  4. Reperti vichinghi: il lato positivo del cambiamento climatico, se proprio bisogna trovarlo, è che spesso regala emozioni all'archeologia glaciale. Quest'anno lo scioglimento dei ghiacci norvegesi ha riportato alla luce un tesoro di 800 manufatti vichinghi, imprigionati per più di mille anni. La scoperta oltre per il suo valore endogeno è di rilievo anche perché riscrive le rotte di viaggio vichinghe. Grazie alla datazione dei singoli reperti, come resti di slitte, ossa di animali e anche capi di abbigliamento, gli studiosi sono riusciti a comprendere con che frequenza venisse usato questo passaggio montano nel corso della storia: inizialmente percorso a fine di caccia dal 300 d.C divenne con il tempo un sentiero sicuro per trasportare merci fino al 1300 d.C con l'arrivo della peste nera in Norvegia.

  5. Caduta della repubblica romana: l'assassinio di Giulio Cesare nel 44 a.C potrebbe non essere stata la causa della fine della Repubblica romana. Quest'anno gli studiosi hanno scoperto che il colpevole si trovava a più 6 mila chilometri di distanza dal “caput mundi”. Si tratta del vulcano Okmok situato nelle isole Aleutine dell'Alaska. Secondo l'analisi di un blocco di ghiaccio artico gli scienziati sono giunti alla conclusione che il tefra vulcanico celato negli strati di ghiaccio appartiene al vulcano Okmok e risale agli anni a seguito della morte di Giulio Cesare. Allora le nuvole di cenere sarebbero arrivate in tutta Europa provocando una lunga carestia che sfociò in disordini sociali e quindi alla fine della Repubblica.

  6. Stonehenge: Da dove arrivano i monoliti più famosi del mondo? A che funzione assolvevano? Il 2020 ha aiutato a dissipare in parte il mistero che avvolge Stonehenge. Gli studiosi hanno accertato che le pietre più piccole provenivano dalle cave di Carn Goedog e Craig Rhos-y-felin nelle Preseli Hills in Galles, a circa 143 miglia di distanza, mentre l'anello esterno del monumento (peso di 30 tonnellate) proviene dalle colline di Marlborough Downs, a 15 miglia di distanza. Inoltre, uno studio dell'università di Salford di Manchester tramite un modello su scala 1:12 ha dimostrato le proprietà acustiche di Sthonehenge: probabilmente il sito è stato costruito con anche la funzione di amplificare i suoni. Infine, è di pochi giorni fa la notizia che negli scavi di un tunnel sono stati ritrovati tombe risalenti all'età del ferro e del bronzo.

  7. Il tesoro di Fenn: Più di 350 mila persone negli ultimi dieci anni si erano messe alla ricerca di un tesoro dal valore di 2 milioni che un collezionista di arte e antiquariato del New Mexico, Forrest Fenn, aveva nascosto nelle Montagne Rocciose. A dare l'annuncio a giugno è stato lo stesso Fenn tramite internet: “Era sotto un baldacchino di stelle nella lussureggiante vegetazione boscosa delle Montagne Rocciose e non si era spostato dal punto in cui l'ho nascosto più di dieci anni fa”, recita una dichiarazione sul sito web del collezionista di base a Santa Fe. “Io non conosco la persona che l'ha trovato, ma la poesia nel mio libro l'ha portato nel punto preciso. . . quindi la ricerca è finita”. Fenn è venuto a mancare a settembre, ma tre mesi dopo si è appreso l'identità del ritrovatore: si tratta di uno studente di medicina del Michingan, Johanatan Jack Stuef.

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