Grandi yacht, un mercato senza crisi oltre i confini del lusso

Pieremilio Gadda
Pieremilio Gadda
1.8.2022
Tempo di lettura: 5'
La ricetta di Giovanni Costantino, fondatore e ceo di The Italian Sea Group, quotato all’Euronext, offre idee, argomenti e spunti di riflessione per tutte le aziende che lavorano con gli ultra-hnwi. Anche nella gestione dei grandi patrimoni

Il mercato dei grandi yacht non conosce crisi. Nonostante i venti di recessione, i prezzi dell’energia alle stelle e i crolli di Borsa

La quotazione, dice Giovanni Costantino, “È un percorso che aumenta la visibilità, la reputazione, la credibilità di un brand”

Dopo Lamborghini e Armani, TISG annuncia una terza partnership ultra-lusso, che sarà annunciata dopo l’estate

I grandi yacht sono un mondo a sé stante, che va oltre il concetto di lusso. È l’Iperuranio nel blu. “Non esistono due oggetti, due allestimenti, uguali. Lo stile costruttivo, la scelta dei materiali, il design, la modalità di navigazione, sono unici. Un esempio? Nel nostro cantiere stiamo costruendo Art Explora, un catamarano a vela di 46,5 metri, il più grande del mondo, che a bordo ospiterà un’importante galleria d’arte itinerante”.


I numeri di The Italian Sea group

Giovanni Costantino, imprenditore 59enne, fondatore e ceo di The Italian Sea Group, racconta così la personalizzazione “estrema” che prende forma a bordo di questi yacht. La sua azienda, quotata all’Euronext Milan, opera a livello globale nella costruzione e refit di motoryacht e navi fino a 140 metri


È il primo produttore italiano di superyacht dallo stile classico ed elegante, segmento presidiato attraverso uno dei due brand storici del gruppo, Admiral. L’altro è Tecnomar, specializzato nelle navi di lunghezza fino a 45 metri, stile più sportivo e design all’avanguardia. Al 2021 risale l’acquisizione di Perini Navi, leader mondiale nella progettazione e realizzazione di navi a vela di grandi dimensioni, già proprietario di Picchiotti Yacht, altro storico marchio della nautica italiana. “Uno dei più antichi al mondo, le sue origini risalgono al 1600”, puntualizza Costantino.


Un mercato, quello dei grandi yacht, che non conosce crisi. Nonostante i venti di recessione, i prezzi dell’energia alle stelle e i crolli di Borsa. “I nostri clienti sono ultra high net worth individual – dice – sono meno vulnerabili all’impatto dei mercati finanziari”, ça va sans dire. E nonostante la gelata sulle commesse della clientela russa, finita inevitabilmente nel mirino dell’Unione europea dopo lo scoppio della guerra in Ucraina. “Il primo trimestre ha confermato numeri in forte crescita, anno su anno, con ricavi raddoppiati, 69 milioni e Ebitda in rialzo del 120%. Risultati sostenuti da due decisioni strategiche: l’acquisizione di Perini Navi e l’espansione della capacità produttiva a Viareggio e La Spezia. 


L’ultimo Cda ha confermato la guidance sui ricavi totali – previsti nella forbice tra 280 e 295 milioni, per il 2022, in crescita di oltre il 50% sull’anno passato – e con l’Ebitda margin intorno al 15,5%”.

 

Yacht e crisi Ucraina

La crisi geopolitica non avrà impatto sul business?

Il mercato russo per noi rappresenta circa il 10% del fatturato, abbiamo un’esposizione esigua. Al momento risulta in essere solo una commessa destinata a un cliente non colpito dalle sanzioni internazionali, per una nave di 75 metri. Con riferimento al motor yacht Scheherazade (ritenuto di proprietà di Vladimir Putin ndr), in refit presso il cantiere di Marina di Carrara, è stato disposto il congelamento cautelativo dal Ministero dell’economia e delle finanze. Un provvedimento che, in ogni caso, non genera conseguenze di alcun tipo sul resto dell’operatività. Aggiungo che non abbiamo fornitori in Russia, Bielorussia e Ucraina. E che tutte le commesse e le attività di refit avanzano senza rallentamenti. In situazioni come questa, la diversificazione sui mercati globali offre un ottimo paracadute.

 

Yacht, i mercati di sbocco in crescita

Quali mercati potrebbero bilanciare l’inevitabile raffreddamento del mercato russo?
L’espansione commerciale avviata in tempi non sospetti in Medio Oriente, Messico e Canada sta dando ottime gratificazioni. Anche negli Stati Uniti la risposta è incoraggiante.

 
La quotazione in Borsa, il caso di TISG

Un anno fa The Italian Sea Group è approdata in Borsa. La quotazione è un biglietto da visita importante da esibire sui mercati internazionali...
Questo argomento ha pesato per almeno l’80% nella nostra decisione di quotarci. È un percorso che aumenta la visibilità, la reputazione, la credibilità di un brand. Fattori essenziali se pensate a un cliente che vive dall’altra parte del mondo e, una volta firmato il contratto, dovrà aspettare, in media, quattro anni prima del varo del suo yacht. Il sigillo della Borsa ci può sostenere a livello d’immagine. E i risultati si vedono: a distanza di un anno, posso dire che la quotazione ha contribuito al successo di almeno due vendite importanti. Ora siamo pronti per approcciare il mercato americano anche sotto il profilo finanziario. A giugno abbiamo organizzato a New York il nostro primo road show. Il secondo, che si terrà entro la fine del 2022, sarà l’occasione per incontrare altri investitori internazionali.

 

Le nuove navi più sostenibili

Intanto, però, la guerra ha infiammato i prezzi dell’energia. Questo non avrà conseguenze, né a livello di produzione, né a livello di domanda?

Nel primo trimestre del 2023 completeremo un importante investimento per accelerare la transizione verso l’energia green. Tra nuova costruzione e refit, il secondo business è sicuramente più energivoro. Le navi all’ormeggio, del resto, devono essere alimentate: uno yacht di 140 metri consuma l’equivalente di 80/100mila euro al mese di energia elettrica. Questo però non impatta sulla gestione del margine aziendale, perché i costi sono a carico del cliente.


Come si declina la sostenibilità su uno yacht di grandi dimensioni?

Uno yacht su due tra quelli che abbiamo in costruzione ha motore ibrido. Significa che per il 60% dei tempi di navigazione questi gioielli vanno a trazione elettrica. Nel frattempo, stiamo investendo sull’innovazione legata ai combustibili alternativi, come l’idrogeno. Nei prossimi tre/cinque anni le problematiche tecniche saranno risolte. L’evoluzione del brand Perini, a sua volta, procede verso un modello a zero emissioni, con zero carburante a bordo, come per il catamarano Art Explora. In ogni caso, la sostenibilità per noi è un concetto più ampio, che l’azienda abbraccia a 360 gradi. Non è solo una questione di processi produttivi, né di propulsione. Ma di approccio al territorio, attraverso iniziative culturali o di formazione e sostegno ai giovani, come quelle che portiamo avanti con le università di Napoli, Genova e La Spezia. È anche una questione di relazioni positive con i dipendenti e i collaboratori.


Cosa significa, concretamente?

Nel cantiere di Marina di Carrara abbiamo creato un’area, chiamata “The Village”, destinata al benessere e all’intrattenimento di armatori, equipaggi, team delle navi sottoposte a manutenzione o in costruzione e dipendenti, che include un elegante lounge bar, un ristorante, una palestra e una Spa.


I nuovi yacht formati con Lamborghini e Armani

L’innovazione chiama forti investimenti. Quanto avete messo sul piatto e quali sono le priorità?
Nel corso degli ultimi anni abbiamo avviato un poderoso piano di investimenti, che vale 70 milioni di euro, più gli 80 milioni destinati all’acquisizione del pacchetto Perini, e si concluderà nel primo trimestre del 2023. Da inizio anno abbiamo già investito quattro milioni, altri sette/otto milioni sono previsti per la seconda parte dell’anno. Il progetto centrale è stato l’importantissimo ampliamento della capacità produttiva di Carrara, con due nuovi capannoni, un nuovo bacino di carenaggio lungo 140 metri e 500 metri aggiuntivi di banchina. Stiamo investendo altri 1,8 milioni nei siti di La Spezia e Viareggio. La Spezia, in particolare, ospiterà tutta la filiera produttiva connessa alla partnership con Automobili Lamborghini, per la progettazione e realizzazione di “Tecnomar for Lamborghini 63”, il nuovo motor yacht della flotta Tecnomar, che verrà costruito in edizione limitata. Un progetto parallelo è quello con Giorgio Armani S.p.A. per la realizzazione di alcuni yacht personalizzati con soluzioni stilistiche e di design ideate, sviluppate e definite con il team di Armani. Dopo l’estate ufficializzeremo una terza importantissima partnership ultra-lusso, al momento non posso dire altro.


Innovazione di prodotto, sostenibilità, personalizzazione: sono tutti temi che ricorrono anche in un settore molto diverso, com’è quello del wealth management. La ricetta, in definitiva, è la stessa?

Può darsi. Ma con la clientela ultra-high net worth, questi concetti devono essere sublimati. Abbiamo a che fare con clienti che chiedono livelli di qualità, cura dei dettagli e personalizzazione estremi.

Direttore del magazine We wealth direttore editoriale della redazione di We Wealth. Nato a Brescia, giornalista professionista, è laureato in Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano. Nel passato ha coordinato la redazione di Forbes Italia e Collabora anche con l’Economia del Corriere della Sera e Milano Finanza.

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