Fabergé, la leggenda della gallina dalle uova d'oro

Alice Trioschi
Alice Trioschi
2.4.2021
Tempo di lettura: 3'
Nel 1885, lo zar Alessandro III di Russia commissionò ai fratelli Fabergé il primo uovo per fare una sorpresa pasquale alla moglie Marija Fëderovna. Un meccanismo a scatole cinesi simile a quello delle matrioske per un'opera in smalto bianco e oro massiccio con dentro un tuorlo d'oro che a sua volta racchiudeva…
Peter Carl Fabergé nacque a San Pietroburgo a metà '800, da padre tedesco gioielliere e da madre danese. Dopo il trasferimento di tutta la famiglia a Dresda, Peter decise di seguire la professione del padre e diventare Maestro Gioielliere. Tornato in Russia, divenne mastro di bottega e iniziò a riparare e restaurare oggetti provenienti dal museo dell'Ermitage. Alla morte del maestro divenne titolare dell'attività di famiglia e, con il fratello, decise di partecipare con i suoi pezzi migliori all'esibizione panrussa di Mosca nel 1882.
Qui, la svolta. Grazie a una fedele riproduzione della replica di un braccialetto del tesoro di Scozia, esposto all'Ermitage, Carl attirò l'attenzione dello zar e divenne conosciuto nell'ambiente dell'oligarchia russa. Nel 1885, lo zar Alessandro III di Russia commissionò ai fratelli Fabergé il primo uovo, volendo fare una sorpresa pasquale alla moglie Marija Fëderovna. L'uovo fu progettato con un meccanismo a scatole cinesi simile a quello delle matrioske. L'uovo esterno, d'oro massiccio ricoperto da uno smalto bianco opaco, conteneva un tuorlo d'oro che a sua volta racchiudeva una sorpresa: una gallina d'oro con gli occhi di rubino. Infine, la coda della gallina conteneva una catena di rubini, dei diamanti imperiali e una piccola corona dorata.

Marija rimase così entusiasta del regalo, che lo zar decise di commissionare ai fratelli un uovo ogni anno, a condizione che ciascun uovo fosse unico e contenesse una sorpresa. Carl Fabergè, onorato della proposta, divenne dunque il gioielliere degli zar.
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Uovo con gallina, 1885
Anche dopo la morte del padre, avvenuta nel 1895, il figlio Nicola II decise di mantenere viva la tradizione richiedendo a Carl la produzione di due uova per anno: una per la regina madre e una per nuova zarina Aleksandra Fëdorovna Romanova. Tra il 1885 e il 1917, anno della Rivoluzione d'ottobre, si stima furono prodotte 52 preziose uova, rappresentanti i momenti salienti della storia della famiglia Romanov. L'unica eccezione alla regola fu il biennio 1904-1905: nessun uovo fu prodotto a causa delle restrizioni imposte dalla guerra Russo-Giapponese.
Nel 1918, dopo la rivoluzione, la gioielleria Fabergé fu nazionalizzata e affidata al Comitato degli Impiegati della Compagnia C. Fabergé. Carl scappò da San Pietroburgo, morendo in Svizzera nel 1920. Tutti i gioielli imperiali, comprese le uova, furono trasportate all'armeria del Cremlino su richiesta di Lenin. Qui, iniziarono a perdersene le tracce. Durante il regime di Stalin, ci fu una richiesta elevata di denaro per finanziare l'Unione Sovietica. Stalin, consapevole dell'esistenza del tesoro degli zar, decise di vendere 14 delle uova Fabergé sul mercato nero, per cifre inferiori al loro valore di mercato ma ottenendo così denaro liquido. Tra gli acquirenti ci furono anche personalità influenti dell'epoca: Armand Hammer, imprenditore petrolifero e collezionista americano, e il gioielliere e politico inglese Emanuel Snowman, che acquistò ben nove uova.
Numerosi sono gli aneddoti sui ritrovamenti, gli acquisti e le vendite di queste preziose opere da collezione avvenute nel corso degli anni. Ad esempio “l'Uovo Necessaire”, fabbricato nel 1889 con diamanti, rubini e smeraldi e contenente tredici accessori di bellezza, scampò la Rivoluzione d'ottobre e fu esposto alla mostra Fabergé a Londra nel 1949. Nel 1952, fu poi venduto da un antiquario a un interessato compratore qualificato solamente come “straniero”. Da allora, non se n'è più avuta traccia.
Il “Terzo Uovo Imperiale”, invece, fu realizzato nel 1887 e visto per l'ultima volta in pubblico nel 1902. L'uovo fu decorato con diamanti e zaffiri e conteneva una sorpresa particolare: un orologio d'oro di Vacheron-Constantin. L'uovo entrò nuovamente nel mercato durante un'asta newyorkese del 1940, dove fu venduto per $2.450. Scomparve poi nuovamente, per essere ritrovato durante una vendita di proprietà nel Midwest e acquistato da un commerciante di ferramenta, senza che se ne conoscesse il reale valore, per $13.000. Nel 2012, l'uomo iniziò a indagare sulle origini dell'uovo, scoprendo di possedere un oggetto unico. L'uovo è stato venduto, privatamente, per circa $30 milioni.
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Terzo uovo imperiale, 1887
Le uova Fabergé sono ormai diventate un'icona del mondo dei Romanov ed entrate nella cultura popolare grazie a film di successo quali “Octopussy - Operazione Piovra” (1983) o “Ocean's Twelve” (2003). Oggi, si conosce l'attuale locazione di sole 45 delle 52 uova originarie. Alcune si trovano in musei di fama internazionale, come il Museo del Palazzo dell'Armeria a Mosca, altre sono nelle mani di facoltosi privati, quali la famiglia reale d'Inghilterra (nel 1933, il re Giorgio V e la regina Maria acquistarono “l'Uovo delle colonne”, “l'Uovo cesto di fiori” e “l'Uovo mosaico”) o il miliardario russo Victor Vekselberg, che nel 2004 ha acquistato diverse uova, tra cui “l'Uovo incoronazione” (stimato tra i $18 e i $24 milioni). E' certo che siano ancora disperse le ultime sette uova dell'originaria produzione. Rimane invece sconosciuto il nome del prossimo fortunato scopritore.
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Esperta d'arte e del suo mercato, Alice ha lavorato nell'ufficio stampa di Christie's a Londra, occupandosi della relazioni interne ed esterne con i giornalisti. Dopo aver collaborato con Camera Arbitrale per la risoluzione di conflitti d'arte e beni culturali, oggi lavora per Fondazione Human Technopole occupandosi degli aspetti legali riguardanti il mondo della ricerca scientifica.

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