Le startup al femminile faticano (ancora) ad attrarre capitali

Rita Annunziata
30.9.2021
Tempo di lettura: 3'
In Uk le startup fondate unicamente da donne hanno ottenuto appena l'1,4% dei 23,7 miliardi di euro raccolti dalle neo-aziende quest'anno. Ecco perché

Le startup con una leadership esclusivamente al maschile sono state in grado di attrarre quasi il 90% dei fondi disponibili

Una quota minoritaria di aziende avviate da donne ha raggiunto un livello di maturità tale da competere con le più grandi aziende tecnologiche globali

Una delle strade da intraprendere per colmare il gap di finanziamenti nella fase iniziale è aumentare la diversità tra gli investitori dei fondi di venture capital

Quando cercava qualcuno che credesse (e investisse) nella sua startup fintech Snoop, Jayne-Anne Gadhia ha ottenuto una risposta schietta da un partner di un venture capital di un'importante azienda statunitense: le imprese guidate da donne non riescono ad attrarre gli stessi capitali di quelle gestite da uomini. Gadhia, racconta il Financial Times, è tornata a casa con un pugno di mosche e ha dovuto attendere altri due anni per arrivare a raccogliere 47 milioni di sterline, dopo aver ottenuto il sostegno di Salesforce e del gruppo Paulson. Ma la sua storia non resta isolata nel panorama britannico delle neo-imprenditrici.
Stando ai dati Dealroom raccolti dal quotidiano economico-finanziario, le startup fondate unicamente da donne hanno ottenuto appena l'1,4% dei 23,7 miliardi di euro investiti nel Regno Unito quest'anno. Al contrario, quelle con una leadership esclusivamente al maschile sono state in grado di attrarre quasi il 90% dei fondi disponibili. Una recente classifica del Financial Times sui 100 migliori imprenditori del Paese (sulla base dei ricavi e delle valutazioni delle loro aziende) ha visto inoltre le donne ampiamente sottorappresentate. E sebbene qualcosa sembra starsi muovendo in direzione opposta, risulta chiaro come una quota minoritaria di aziende avviate da donne ha raggiunto oggi un livello di maturità tale da competere con le più grandi aziende tecnologiche globali.
Anche perché, come anticipato in apertura, le imprese al femminile faticano molto più di quelle maschili a raccogliere i fondi iniziali e sono costrette ad affrontare ostacoli ben più grandi nel convincere gli investitori a sostenere la loro crescita. Come osserva Romi Savova, amministratore delegato di PensionBee (realtà attiva nella pianificazione previdenziale), le aziende guidate da donne hanno più successo nell'accedere ai finanziamenti tramite reti di angel investor (anche definite come “angel investor network”) che puntano su startup su piccola scala. Ma restano comunque spesso “affamate di capitali”.

Secondo alcuni fondatori, una delle strade da intraprendere per colmare il gap di finanziamenti nella fase di vita iniziale di una startup è aumentare la diversità tra gli investitori dei fondi di venture capital, dei fondi pensione e dei family office. A esprimersi sul tema anche Tracy Chou, attivista statunitense impegnata nell'ambito della diversità e dell'inclusione sociale nel digitale. Precedentemente ingegnere in Pinterest, Chou ha fondato la piattaforma anti-molestie Block Party. Ma ha dichiarato al Financial Times di sentirsi ancora svantaggiata durante la raccolta fondi. “Ci sono uomini meno qualificati di me da ogni punto di vista per lavorare su una tematica del genere, ma che hanno raccolto 10 volte più risorse”, dichiara. Questo perché gli investitori al maschile “hanno meno probabilità di subire molestie online” e hanno finito per respingere Block Party definendola eccessivamente “di nicchia”.

Come spiegato recentemente a We Wealth da Roberta Rabellotti, docente di economia presso il dipartimento di scienze politiche e sociali dell'Università di Pavia, il settore della finanza è infatti un settore prettamente maschile e i panel d'investitori di fronte ai quali le fondatrici si trovano a presentare i propri progetti sono composti quasi sempre unicamente da uomini. Un aspetto che genererebbe diverse complicazioni, in primis dal punto di vista delle competenze. Non possedendo le giuste conoscenze, ha dichiarato l'esperta, gli investitori riescono più difficilmente a “giudicare le prospettive di crescita di un business che non conoscono, se femminile”.

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