Ripresa: servono capitali pazienti e imprese impazienti

Teresa Scarale
Teresa Scarale
19.4.2021
Tempo di lettura: 5'
Il convegno annuale Aifi “Recovery & Private Capital” ha messo in luce pochi, importantissimi fattori della ripresa italiana: il ruolo delle infrastrutture, del recovery fund, della ricapitalizzazione delle imprese. Da operarsi principalmente tramite fondi di fondi di private equity, attenti alla modulazione del rischio e alla selezione delle imprese meritevoli di sopravvivere
La crisi covid è arrivata come una mazzata di gelo proprio quando le imprese italiane (dopo la crisi del 2008-2009) stavano rifiorendo. Ma adesso «siamo alla vigilia del recupero», dice Innocenzo  Cipolletta nel suo intervento al Congresso annuale di Aifi. Si tratta di un recupero darwiniano, ammette il presidente di Aifi: sopravvivranno solo le più forti. Ora «bisogna salvare le imprese salvabili e farle crescere». L'Istat ha fotografato che nel totale delle imprese italiane il 39% sono in difficoltà, il 55% resistenti e il 6% reattive. Le imprese hanno capito che «l'equity è uno strumento di forza per poter crescere». E infatti i dati mostrano che il ricorso all'equity come forma di finanziamento è salito dal 4% del 2018 al 10% del 2021.
«È essenziale che il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) affianchi un piano di ricapitalizzazione delle imprese. Noi proponiamo un grosso fondo di fondi per ricapitalizzare le imprese senza che lo Stato debba intervenire. Sono gli operatori di mercato che devono intervenire e selezionare le imprese: bisogna sottrarre la ricapitalizzazione a operatori che hanno carattere politico. Speriamo che il golden power rimanga transitorio o che poi si indebolisca, perché resta un freno all'ingresso di capitali esteri. Abbiamo bisogno di una finanza un po' più paziente che resti nelle imprese finché serve, e di imprese un po' più impazienti, che abbiano fretta di crescere». A una “giusta” selezione delle imprese salvabili fa pure riferimento Corrado Passera (fondatore e amministratore delegato Illimity), quando dice di premiare strutturalmente le aziende che se lo meritano, «quelle che investono strutturalmente in innovazione, che assumono».
La stessa fretta che deve guidare le operazioni di finanza straordinaria in soccorso di competenze imprenditoriali altrimenti perse per sempre, come sottolinea Renato Carli, presidente del gruppo tecnico credito e finanza di Assolombarda. «Oggi più che mai occorrono nuovi flussi di investimenti produttivi: deve crearsi un nuovo legame fra mondo delle imprese e quello dei capitali privati. Soprattutto adesso, il fattore consulenziale e relazionale deve accompagnare l'imprenditore. Non solo i soldi, ma anche i buoi consigli possono salvare un'azienda. Il mondo delle banche e quello della finanza complementare devono lavorare assieme». Ciò non vuol dire, prosegue Carli, sospendere la valutazione del profilo di rischio di un'azienda. Il dirigente Assolombarda ricorda infine il ruolo chiave nel reperimento della liquidità per le imprese rappresentato dai Pir alternativi.
Agli «strumenti alternativi per uscire dalla crisi» fa riferimento anche il presidente di Cassa depositi e prestiti Giovanni Gorno Tempini. «Il tessuto delle imprese italiane va sostenuto con nuovi investimenti per favorire innovazione, crescita dimensionale, internazionalizzazione, con un focus su digitalizzazione e sostenibilità». Sono del resto «i due grandi temi del Next Generation Eu, che presto vedrà la sua applicazione in Italia», aggiunge Gorno Tempini. Cdp è impegnata «per quasi 9 miliardi di euro in fondi alternativi. I quali, grazie alle quote sottoscritte da altri investitori raggiungono una potenza di fuoco complessiva superiore ai 25 miliardi di euro»
I tre strumenti (più uno) di Cassa Depositi e Prestiti per le imprese italiane

L'obiettivo di Cdp è quello di «sviluppare fondi di fondi, che consentono una mobilitazione di risorse rapida per supportare percorsi di crescita sostenibile ed equilibrata, nonché la nascita e lo sviluppo di nuovi operatori nel mercato dei capitali». Nelle infrastrutture, con F2i, Cdp «ha investito 250 milioni di euro». In questi investimenti «sono intervenuti primari investitori istituzionali italiani ed esteri, fondazioni bancarie, enti previdenziali e fondi pensione».

Cdp Equity sostiene le grandi imprese «con oltre 30 miliardi di capitale investito a livello di gruppo». Il Fondo Italiano di Investimento Sgr supporta invece le pmi con «investimenti di private equity e private debt, favorendo processi di aggregazione e internazionalizzazione».

Sta poi nascendo il Progetto Economia Reale, in collaborazione con Assofondipensione, per rafforzare il ruolo dei fondi previdenziali negli investimenti alternativi. Spesso infatti la necessità dei fondi alternativi si scontra con la scarsa quantità di denaro investitavi. Allora «con questo progetto cerchiamo di attrarre almeno 500 milioni di euro da immettere nell'economia reale italiana attraverso una piattaforma gestita dal Fondo Italiano di Investimento Sgr, che investirà in fondi di Private Equity e Private Debt».
Sulle infrastrutture punta anche Franco Bassanini, presidente Astrid, che plaude ai vincoli europei perché gli investimenti del recovery «siano messi a terra entro il 2026». Solo così infatti l'accelerazione degli investimenti infrastrutturali potrà accelerare anche la crescita del Pil. Condizione favorita anche dai «tassi a zero e dalla contestualità dello stesso tipo di investimenti nelle grandi economie del mondo, come gli Usa».

Infrastrutture fredde capitali pubblici, infrastrutture calde devono essere finanziate da capitali privati e quelle tiepide devono essere riscaldate con accordi.

Paolo Mascaretti, partner di Kpmg osserva che, nonostante tutto, il mercato globale dell'm&a ha tenuto. Anzi, è «cresciuto del 6% come numero e del 36% a valore. L'Asia ha superato il resto del mondo come valore delle operazioni. E il Pe è cresciuto più del mercato». I fondi stanno sempre più «creando piattaforme e frontiere di investimento, guardando costantemente alle opportunità anche nei momenti di crisi. Quella del covid è stata una crisi fortemente settoriale, in cui è cresciuto il peso tecnologia. Il private capital è stato la benzina di questa crescita e di queste aggregazioni (si pensi per esempio a Nexi, Open Fiber, ecc.). Vi è stata una crescita nel pharma, ma indubbia sofferenza nel b2c».
Infine, il direttore generale Aifi Anna Gervasoni ricorda l'assoluta vitalità dei capitali privati nel 2020 in Italia: 3,4 miliardi di investimenti a fronte di tre dell'anno precedete. Però «solo il 10% della raccolta è arrivata da operatori esteri. Abbiamo avuto 471 operazioni di venture capital e si sono distinti gli investimenti individuali e quelli dei family office». Anche la dr.ssa Gervasoni sottolinea la grande attenzione alle infrastrutture e il ruolo importante dei fondi pensione e delle casse».
caporedattore

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