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Mercati privati, arriva il "supermarket" per i banker. Come funziona | WeWealth

Mercati privati, arriva il "supermarket" per i banker. Come funziona

Rita Annunziata
5.7.2023
Tempo di lettura: 3'
iCapital ha lanciato una piattaforma che mette in contatto gestori e consulenti (anche indipendenti) con una serie di opportunità di investimento nei mercati privati

La piattaforma di iCapital automatizza il processo di investimento alternativo, dalle sottoscrizioni alle richieste di capitale fino alla rendicontazione

Bizzozero: “Favoriamo l’accesso a questa asset class, rendendo tutto il processo di investimento e gestione del fondo digitale”

Un processo di investimento difficoltoso, soglie di accesso poco “democratiche” ma anche una mancanza di formazione: sono solo alcuni dei fattori che hanno storicamente separato gestori patrimoniali, consulenti e clienti dai mercati privati. Un’asset class “costruita per la clientela istituzionale”, ricorda a We Wealth Marco Bizzozero, head of international di iCapital. Ma che oggi sta acquisendo un’importanza sempre crescente rispetto ai mercati pubblici, traducendosi in quella che Bizzozero definisce “un’urgenza da parte di banche e wealth manager” di promuoverla. È in questo scenario che iCapital ha recentemente lanciato iCapital Marketplace, una piattaforma che mette in contatto gestori e consulenti (anche indipendenti) con una serie di opportunità di investimento alternative, tra private equity, private debt, real asset e hedge fund. Ma come funziona?


Partiamo da un dato. O meglio, da un’altra domanda. Ora che è tornato valore nel reddito fisso, ha ancora senso puntare sugli alternativi? “Tutto parte dall’avere un portafoglio diversificato”, spiega Bizzozero. “Nell’ultimo trentennio la clientela istituzionale ha dedicato ai mercati privati una quota del 20-30% del proprio portafoglio. Per la clientela privata, l’allocation risulta mediamente inferiore al 5%. Ma oggigiorno l’economia generale si basa sempre più sui mercati privati, a discapito dei mercati pubblici. Basti pensare al fatto che in 20 anni il numero di società quotate in Borsa è diminuito di un terzo, mentre ci sono sempre più società sostenute da fondi di private equity. Tutto questo si traduce in un’urgenza da parte di banche e wealth manager a promuovere questa asset class, riposizionando non più i portafogli secondo la logica della suddivisione 60/40, ma introducendo appunto una fetta importante di mercati privati”, dichiara l’esperto.


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La ragione principale che ha separato finora gestori, consulenti e clienti dagli investimenti alternativi, continua Bizzozero, sta nella difficoltà di accesso. “Era un’asset class costruita per la clientela istituzionale e lo è ancora, parzialmente. Dunque l’investitore privato aveva una serie di barriere dinanzi a sé. Innanzitutto, un ammontare molto alto come entry value (5-10 milioni), ma poi anche un processo di investimento molto complicato che rendeva la vita difficile non solo all’investitore privato ma anche al consulente finanziario”. Per colmare questo gap, come anticipato in apertura, iCapital ha lavorato a una piattaforma tecnologica che semplifica e automatizza il processo di investimento alternativo, dalle sottoscrizioni alle richieste di capitale fino alla rendicontazione.


Una piattaforma per investire nei mercati privati

“Creiamo dei fondi per i diversi top manager dove l’investimento minimo è molto più basso, favoriamo l’accesso a questa asset class e rendiamo tutto il processo di investimento e gestione del fondo digitale e, di conseguenza, molto più semplice e trasparente per quanto riguarda la reportistica”, spiega Bizzozero. “E poi puntiamo sulla formazione, per far sì che i consulenti finanziari siano sempre informati e interamente equipaggiati per posizionare questi investimenti nei portafogli giusti”. Il portale si rivolge infatti esclusivamente a un target B2B, ovvero consulenti finanziari, anche indipendenti. Quanto alle soglie di accesso, vengono in parte dettate dalle diverse regolamentazioni e in parte stabilite dalle banche in questione. “Ci sono fondi dedicati a una clientela professionale dove il minimo è di 125mila euro, ma ci sono anche degli Eltif che possono essere venduti a una clientela non professionale con limiti decisamente inferiori, fino a 10mila euro”. Saranno poi i singoli operatori che potranno decidere di offrirli ai propri clienti con un livello più alto, precisa Bizzozero.


In ogni caso, accedendo alla piattaforma, un consulente può navigare tra i diversi fondi a disposizione in quel momento e accedere a una serie di documentazioni e video relativi. Il processo di sottoscrizione è interamente digitale. “Una volta investito in un determinato fondo, la piattaforma consente di visionare in un unico spazio tutta la reportistica e di accedere a un investment dashboard in cui esaminare le performance del portafoglio e a una serie di ricerche e analisi sull’asset class”, conclude Bizzozero. Il portale include infatti anche diversi strumenti di education, come approfondimenti di mercato, webinar e moduli di formazione. 

Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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