Private Equity in Italia: il covid affonda i deal

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Il coronavirus frena il private equity in Italia. Ma gli operatori non si fermano e guardano alle diverse opportunità che si presentano sul mercato

Da gennaio a maggio 2020, in Italia sono state registrate 41 operazioni di private equity (rispetto alle 78 del primo semestre 2019)

Stando ai risultati dell'indagine “Italy Private Equity Confidence Survey” condotta da Deloitte, il 75% degli operatori di private equity ha confermato il proprio ruolo di sostegno alle pmi. Inoltre,  le incertezze legate alla crisi economico-sanitaria, non fermano investimenti e fundraising

Nonostante le preoccupazioni circa l'entità e la durata degli impatti della crisi di covid-19, gli operatori di private Equity si mostrano proattivi e pronti a cogliere le potenziali opportunità derivanti dalle circostanze straordinarie. Lo rivelano i risultati del “Italy Private Equity Confidence Survey” di Deloitte, che fornisce un outlook sulle attese dei principali operatori sull'andamento del settore per il secondo semestre 2020.

I primi 5 mesi del 2020

Guardando all'andamento del settore, nei primi 5 mesi del 2020 il mercato del private equity in Italia ha subito un forte rallentamento, in primis a causa della crisi legata al covid-19. In particolare, si registrano 41 operazioni, quasi la metà rispetto alle 78 del primo semestre 2019, per un controvalore complessivo di circa 4,1 miliardi di euro. Livelli che non venivano toccati dalla crisi del 2012-2013. Da gennaio a maggio 2020, i settori che hanno visto gli operatori di private equity maggiormente coinvolti sono stati quelli del food e consumer, seguiti da tmt e utilities.

Le preoccupazioni degli operatori

Nel secondo semestre il PE Confidence Index, indice che sintetizza le risposte raccolte tra gli operatori del settore, mostra un deciso peggioramento con un punteggio di 44, meno della metà rispetto ai sei mesi precedenti quando l'indice si era attestato su un valore di 98. Inoltre, gli operatori manifestano un sentiment negativo con il 70% che prevede un contesto macroeconomico in peggioramento e il 72,4% che si aspetta un numero di deal in diminuzione nel prossimo semestre.

Gli operatori non si fermano e ricercano opportunità

“Malgrado gli impatti negativi dei mesi di chiusura e le preoccupazioni per le tempistiche di ripresa economica, gli operatori si dimostrano attivi ed alla ricerca di nuove opportunità in cui investire i capitali raccolti” spiega Elio Milantoni, Partner di Deloitte Financial Advisory Services e M&A leader. Stando al sondaggio infatti, oltre 3/4 (76,7%) degli operatori intervistati ha confermato il proprio ruolo di driver di politica economica, attraverso il sostegno alle pmi nella fornitura di risorse finanziarie e di competenze. Inoltre, anche di fronte alle le incertezze legate alla crisi economico-sanitaria e il contesto macroeconomico negativo, non si fermeranno le attività di raccolta fondi e investimento. Il 46,7% degli operatori intervistati ha in programma di svolgere attività di raccolta di nuovi fondi nel prossimo semestre, il 40% degli investitori dedicherà la maggior parte del proprio tempo al fundrasing e quasi il 90%  degli intervistati ha intenzione di effettuare nuovi investimenti nel corso dei prossimi mesi. “Il fatto che la quasi totalità degli intervistati (86,7%) affermi di aver pianificato di entrare in nuovi investimenti nel corso dei prossimi sei mesi dimostra come il settore non si fermi di fronte alla crisi economico-sanitaria, bensì voglia cogliere le opportunità che ne scaturiranno” commenta Milantoni, evidenziando che “il prossimo semestre si presenterà come un periodo caratterizzato da alcuni trend disruptive che impatteranno sulle scelte di investimento degli operatori di PE". Tra trend più importanti, precisa il partner di Deloitte, "l'incremento dei consumi sul canale online, la regolamentazione sanitaria più stringente dovuta al Covid-19 ed il rallentamento della globalizzazione”. Infine, anche le opportunità di investimento abbandonate a causa della pandemia verranno riprese in considerazione con più del 75% degli operatori che intende rivalutarle entro 12 mesi.

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