Private equity: luci e ombre per il mercato italiano del 2020

Virginia Bizzarri
Virginia Bizzarri
14.4.2021
Tempo di lettura: 3'
Cresce la raccolta, cala l'ammontare investito. I risultati dell'analisi condotta da Aifi, in collaborazione con PwC – Deals, sul mercato italiano del private equity e venture capital

Nel 2020, la raccolta sul mercato del private equity e venture capital si è attestata a 2.072 milioni di euro, registrando una crescita del 32% rispetto all'anno precedente

L’ammontare investito dagli operatori è calato del 9% rispetto al 2019, attestandosi a quota 6.597 milioni di euro

Il buy out ha rappresentato il segmento principale in termini di ammontare investito, mentre il venture capital è al primo posto per numero di operazioni

Il 2020 è stato un anno di luci e ombre per il mercato del private equity e venture capital in Italia. Se, da un lato, la raccolta è cresciuta, dall'altro, la pandemia ha frenato gli investimenti. È questo, in estrema sintesi, il quadro emerso dall'ultimo report sul mercato italiano del capitale di rischio realizzato da Aifi (Associazione Italiana del Private Equity, Venture Capital e Private Debt), in collaborazione con PwC – Deals.
Stando all'analisi, la raccolta nel 2020 è stata pari a 2.612 milioni di euro, con una crescita complessiva del 64%. In particolare, la raccolta sul mercato ha registrato un aumento del 32% rispetto al 2019, attestandosi a quota 2.072 milioni di euro, con 26 operatori cha hanno svolto attività di fundrasing (vs 22 nel 2019). Guardando alla provenienza geografica dei fondi, a fare la parte del leone è stata la componente domestica, che ha pesato per il 90% (vs 10% per la componente estera). A determinare questa carenza di capitali internazionali (che storicamente hanno rappresentato una quota ben più rilevante) sono state anche le complicazioni derivanti dal lockdown, come evidenziato da Anna Gervasoni, direttore Generale di Aifi, nel corso della presentazione del report. Il 28% della raccolta deriva da investitori individuali e family office. Seguono le assicurazioni (27%), i fondi di fondi istituzionali (16%), i fondi pensione e le casse di previdenza (12%).
In contrasto con l'andamento positivo della raccolta, l'ammontare investito dagli operatori è diminuito del 9%, passando da 7.223 milioni di euro nel 2019 a a 6.597 milioni nel 2020. Il calo è ancora più accentuato (-21%) se si escludono dall'analisi le infrastrutture. A pesare sul risultato sono stati i primi sei mesi dell'anno. “Dopo un primo semestre particolarmente impattato dalla pandemia si è vista una forte ripresa nel secondo semestre 2020 con investimenti in linea con lo stesso periodo dell'anno precedente" ha precisato Francesco Giordano, partner di PwC Italia – Deals, sottolineando che "il trend è molto positivo, segno che, dopo un primo periodo di adattamento, gli operatori di private equity hanno ripreso la loro attività a pieno ritmo”. Crescita a doppia cifra per il numero di operazioni, che hanno segnato un aumento del 27%, passando da 370 a 471. Un segnale positivo arriva dai large e mega deal (operazioni con equity superiore a 150 milioni di euro) che, nonostante siano calati in termini numerici (8 vs 12 nel 2019) sono cresciuti per ammontare complessivo (3.463 vs 3.375 milioni di euro).

Con 306 operazioni (+82% rispetto al 2019) il venture capital è stato il segmento principale per numero di deal, con l'early stage che ha trainato il comparto grazie all'avvio dell'operatività di un soggetto di matrice istituzionale, focalizzato sugli investimenti in imprese nelle prime fasi di vita (Cdp Venture Capital). Anche a fronte di un calo del 24% nel numero di operazioni (94 deal nel 2020), il buy out è al primo posto in termini di ammontare, con 4.370 milioni di euro investiti, pari al 66% del totale (-14% rispetto al 2019). Si segnala inoltre una forte crescita del comparto delle infrastrutture, sia per per ammontare investito (1.322 milioni di euro, +159% rispetto al 2019) che per numero di deal (20, +54%). Crollano invece le operazioni di expansion, che sono si sono attestate a 40 (-17%), per un ammontare pari a 354 milioni (-61%). Ancora limitato il peso del segmento turnaround, dedicato alle imprese in difficoltà, con solo 9 operazioni e 172 milioni di euro investiti. A livello settoriale, con circa un terzo del totale, il comparto Ict è al primo posto per numero di investimenti, seguito dal medicale (13%), e dai beni e servizi industriali (11%). A livello geografico, la Lombardia occupa il primo gradino del podio con il 37% del numero degli investimenti in Italia, seguita da Campania (9%) e Lazio (8%). Interessante notare come oltre la metà del numero degli investimenti (53%) abbia riguardato imprese che non avevano mai ricevuto capitali dal private equity. Infine, i disivenstimenti sono calati sia per ammontare (1.594 milioni, -28%) che per numero di exit (81 dismissioni, -39%).

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