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Oltre il private equity: le mosse dei consulenti sugli alternativi | WeWealth

Oltre il private equity: le mosse dei consulenti sugli alternativi

Alberto Battaglia
22.8.2023
Tempo di lettura: 3'
Un nuovo sondaggio dei consulenti finanziari americani ha indicato nel private debt l'asset class alternativa più "calda" per i prossimi 12 mesi

Il 44% dei professionisti negli Stati Uniti, infatti, prevede di incrementare l'utilizzo di strumenti quali private equity, private debt, fondi immobiliari e hedge fund nell'arco del prossimo anno

L'aspettativa di sei consulenti su dieci è che i mercati privati realizzeranno performance migliori rispetto alle Borse pubbliche nei prossimi 12 mesi

L'orientamento dei consulenti finanziari anticipa un futuro di ulteriore espansione per gli investimenti alternativi anche al di fuori dal tradizionale perimetro delle istituzioni, come banche, assicurazioni e fondi pensione. Il 44% dei professionisti negli Stati Uniti, infatti, prevede di incrementare l'utilizzo di strumenti quali private equity, private debt, fondi immobiliari e hedge fund nell'arco del prossimo anno; solo il 5% afferma, invece, di voler ridurre tale esposizione


L'aspettativa di sei consulenti su dieci è che i mercati privati realizzeranno performance migliori rispetto alle Borse pubbliche nei prossimi 12 mesi, mentre solo 14% ritiene che saranno queste ultime a prevalere. La performance, però, non è la ragione principale per la quale gli alternativi vengono utilizzati dai consulenti: con largo distacco, la ragione numero uno è la diversificazione.  


Sono alcune delle evidenze emerse in nuovo rapporto realizzato da iCapital, che ha commissionato un sondaggio su 400 consulenti finanziari in America (di cui l'80% già utilizza prodotti alternativi). La domanda proveniente dalla clientela per le asset class alternative alle classiche azioni e obbligazioni sta contribuendo all'espansione di questo variegato segmento di investimenti: per la metà degli intervistati, l'interesse dei clienti sugli investimenti alternativi è aumentato negli ultimi due anni. 



"Abbiamo assistito a un significativo aumento dell'appetito per gli investimenti alternativi, ma fino a poco tempo fa la mancanza di accesso, comprensione e formazione impediva ai consulenti di inserire questi asset nei portafogli dei clienti in modo ponderato", ha dichiarato Lawrence Calcano, presidente e ceo di iCapital, “credo che gli investitori arriveranno a vedere questi asset non come alternativi, ma come una parte fondamentale della loro allocazione".


Il crescente successo degli investimenti alternativi, in particolare negli Usa, ha spinto l'autorità di regolamentazione nazionale a proporre una nuova spinta sulla trasparenza di questi prodotti, suscitando non pochi malumori all'interno dell'industria (ne avevamo parlato qui). 


In Italia, private equity e venture capital hanno raccolto dal mercato masse per quasi 5,1 miliardi nel 2022, secondo i dati compilati dall'Aifi, in aumento del 48,9% rispetto a cinque anni prima. Il successo presso gli investitori individuali, almeno in Italia, è stato piuttosto variabile. Rispetto all'ammontare raccolto nel 2022, gli investitori individuali e i family office hanno rappresentato complessivamente il 10,3%, mentre nel 2018 il loro contributo era arrivato al 20,6%. 


Gli alternativi più diffusi in portafoglio

I consulenti americani che già utilizzano prodotti alternativi li inseriscono nei portafogli di oltre un cliente su tre (36%), allocando su queste asset class una percentuale compresa fra il 5 e il 15%. Nella media, gli alternativi costituiscono l'11% del capitale in gestione dei consulenti che li utilizzano. Tra tutte le classi di investimento alternative, l'immobiliare è quella più diffusa, con il 78% degli intervistati che ha confermato l'allocazione di immobili nei portafogli dei propri clienti. Al secondo posto c'è il private equity, con una diffusione al 62%. Se si considerano solo i consulenti con almeno 500 milioni di dollari in gestione, il private equity viene utilizzato nell'85% dei portafogli.  



Gli alternativi verso una maggiore espansione

Anche se la tendenza verso una maggiore diffusione delle asset class alternative in portafoglio è abbastanza generalizzata, all'interno di questa macrocategoria ci sono prodotti che stanno attirando una maggiore attenzione. Fra i consulenti che gestiscono oltre 500 milioni di dollari l'asset class alternativa più calda è quella del private debt (o private credit): il 54% degli intervistati in questo gruppo ha dichiarato di voler aumentare l'esposizione nell'arco dei prossimi 12 mesi. L'immobiliare, invece, sembra meno attraente, al punto che il 16% dei consulenti con un portafoglio da almeno 500 milioni, prevede di ridurre l'esposizione (anche se un più consistente 33% farà l'opposto). Il private equity, invece, è l'investimento alternativo previsto in maggiore crescita se si allarga lo sguardo anche ai consulenti che gestiscono meno di 500 milioni, con il 36% di essi intenzionati ad accrescere l'esposizione a questa classe di attivo entro i prossimi 12 mesi. 



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Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica

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